La Fine della Ragione, speriamo non abbia ragione.

Immaginate se tutto ciò a cui oggi siamo abituati, improvvisamente, venisse meno.

Immaginate se tutto ciò a cui oggi siamo abituati, improvvisamente, venisse meno.

Ma non per colpa di qualche incidente nucleare, o per la fuga di un qualche virus che ci ha catapultati in un paesaggio alla Resident Evil e, no, non è scoppiata una vera e propria guerra fra nazioni. Nulla di tutto questo. In questa storia, semplicemente, qualcuno ha perso la ragione e tanti, troppi, l’hanno seguito. La maggioranza, per essere precisi: il popolo.

A farne le spese, tra tanti, è una bambina malata che ha bisogno di cure. Normalmente sarebbe semplice: basterebbe andare da un medico, chiedere un consulto, sottoporre la bambina ad esami, curarla. Ma, come dice la quarta di copertina, la scienza è diventata un crimine. La vera medicina è stata bandita. Hanno vinto loro.

Questo è il panorama che ci presenta Roberto Recchioni ne La fine della ragione. È un panorama a dir poco desolato, a cui si arriva per gradi. Si parte sempre con poco, da una cosa da nulla. Ad esempio si può cominciare dalla difesa al diritto di credere a sublimi cazzate, solitamente complottistiche, ancora meglio se trovano fondamento in tesi antiscientifiche. Del resto la società della terra piatta vanta un vasto numero di membri in tutto il globo. (cit.)

Poi si continua bruciando i libri, contenitori e divulgatori di verità, conoscenza, sapere, cibo per la mente e materiale per la ragione. Dannati insegnanti che vogliono diffondere la teoria Gender e i loro culti pagani. Riapriamo la caccia alle streghe!

Poi si arriva a bandire la scienza, a rinnegarla fino ad obbligare gli scienziati ad isolarsi e confinarsi lontano, nelle viscere d’una montagna. Del resto cos’è la scienza? Come possono degli scienziati cattivi, che fanno esperimenti sugli animali, saperne più dell’istinto materno? (inserire qui, in modo del tutto casuale, punti esclamativi e 1 in proporzione alla vostra rabbia)

Se una madre vuole mettere a repentaglio l’esistenza di qualsiasi immunodepresso, per proteggere suo figlio dal rischio (inesistente) di diventare autistico a seguito del vaccino, sarà pur in diritto di farlo? Se siete sani di mente, la risposta è no, non ne ha diritto. Ma tant’è…

Ecco, questi sono alcuni degli elementi scatenanti che portano una società evoluta, a ridursi nell’ombra di se stessa, e negare delle cure basilari a una bambina, in favore del parere del popolo, delle credenze popolari. Ma una madre non si arrende. Non ancora.

Una madre, in questo caso la protagonista della storia, non può arrendersi al destino. In vero, credo che nessuno possa (debba?) arrendersi o accontentarsi, di una risposta facile a problemi complessi, soprattutto, non lo può fare una persona dotata di intelligenza, con una forte motivazione che la porti ad aggrapparsi alla concretezza della ragione e della scienza.

Quindi quale sarebbe la soluzione?

Nemmeno l’autore ci da alcuna risposta semplice al complesso problema che sta attraversando la nostra società, si limita a presentarcela per quello che è: confusa, disordinata, e sempre più incline a sprofondare nel buio.

La risposta, ammesso ce ne sia una, probabilmente è individuale e no, non è 42. Quello che so per certo è che la divulgazione, l’informazione equilibrata e spiegata il più semplice possibile, sono probabilmente l’unico appiglio che abbiamo, per combattere il diffondersi sempre più rapido e incontrollato di fake news e improbabili cure mediche. Non è ghettizzando e ridicolizzando che riporteremo alla ragione, chi sceglie, spesso perché tratto in inganno e manipolato dalla disperazione, di affidarsi a teorie complottiste e antiscientifiche.

Ma, con ogni probabilità, anche questa è una soluzione troppo semplicistica e, a tratti, utopica.

Torniamo quindi alle cose certe: di concreto rimane una graphic novel che sembra più un manuale di sopravvivenza, una specie di io ve lo sto dicendo come potrebbe andare a finire, poi fate voi. Non ho competenze in ambito grafico, ma sono una di quelle persone che il disegno di Recchioni lo apprezza e pure parecchio. La storia è coinvolgente, con una, assolutamente apprezzabile, spruzzata di citazioni sparse qui e là. Tocca tanti temi attuali e fin troppo reali, purtroppo, lasciando un immenso amaro in bocca.

Quel tipo di amaro in bocca che ti porta a guardare tuo figlio e, in contemporanea, a cacciare in un angolo remoto della mente l’incubo che un giorno, magari non troppo lontano, ci si possa ridurre davvero così.

Che la ragione, e non Dio e nemmeno il destino, ce ne scampi.