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La Caduta del Leone

La fine di un impero millenario e l'ascesa di una nuova superpotenza

Come promesso, oggi vi parlerò della definitiva caduta della Persia zoroastriana, una guerra di due grandi sovrani illuminati, abili come ben pochi e di un potente califfo che seppe saggiamente cogliere il momento per attaccare, facendo in modo che i suoi successori creassero un regno molto più grande di quello che i suoi rivali si sarebbero mai potuti immaginare. Tutto questo in nome di una nuova fede, che si era fatta carico di superare lo zoroastrismo e il cristianesimo. Sto parlando dell’Islam, sorto nella penisola arabica nel 630 d.C come religione di stato.

N. B.: in questo articolo parlerò di bandiere nere, di califfati islamici e di guerra santa, tutto questo non è ASSOLUTAMENTE legato ai deliranti moti islamisti dell’ I.S.I.S., questo era il vero califfato, portato avanti da nobili uomini e potenti guerrieri.

Gli arabi

Ma prima di tutto bisogna un attimo comprendere chi fossero gli arabi:
iniziando nel periodo pre-islam, chiamato da loro stessi Jāhiliyya (tempo dell’ignoranza, chiamato così perché le popolazioni erano ancora pagane), le popolazioni arabiche erano suddivise in una miriade di tribù e clan, in cui sorgevano delle vere e proprie meraviglie architettoniche, come Petra (probabilmente la città più importante di tutte, specialmente durante il periodo Nabateo), Palmira (la quale diverrà famosa soprattutto per la costruzione dell’Impero di Palmira per opera della regina Zenobia), Baalbek, Jerash o Bosra. Sebbene la vita nel nord della penisola fosse alquanto semplice e le tribù che ci vivevano erano relativamente pacifiche, impegnate soprattutto nel commercio sia con l’oriente (Persia) sia con l’Africa che con l’Europa orientale (in particolare Roma e l’Impero Bizantino), la situazione nelle zone interne era ben diversa. I regni del deserto erano abitati da fieri guerrieri, superbi cavallerizzi, che potevano tranquillamente sfidare quelli persiani, ed eccellenti arcieri. Questi popoli, di cui conosciamo i più importanti, i Ghassanidi (amici di Costantinopoli) e i Lahkmidi (amici di Ctesifonte). Tra questi popoli dobbiamo anche ricordare gli Himyariti e i Tanukhidi.

Queste genti vivevano spesso in ambienti desertici e ostili, dove vigeva per necessità la regola del più forte: il fatto di dover combattere ogni giorno, implicò che sorgesse una cultura estremamente monolitica e maschilista, in cui gli uomini dovevano procurarsi  l’onore e la gloria, la donna invece era più relegata ad un ruolo marginale (in maniera molto simile a quello che succedeva in molte antiche poleis greche e nella Roma pre-imperiale). Per secoli questi eccelsi guerrieri avevano agito come razziatori, mercenari o stati vassalli delle due superpotenze che si contendevano la Mesopotamia. Tutto questo sarebbe cambiato nel 602 d.C.

Tribù arabe

Sasanidi e Bizantini

La Persia, governata dalla dinastia Sasanide, estremamente bellicosa ed estremista sotto il punto di vista zoroastriano (fatto alquanto aberrante, visto che lo zoroastrismo rinnega questi concetti), era guidata dal Re dei Re Cosroe II, un uomo dalla intelligenza e dell’astuzia leggendaria. Cosroe giustamente si sentiva un legittimo erede dei grandi re Achemenidi, come Ciro e Dario, voleva riuscire nell’impresa in cui Serse fallì miseramente, conquistare la Grecia, sottomettendo gli odiatissimi bizantini. Il Gran Re però era anche un uomo di onore e non poteva attaccare coloro che lo avevano aiutato nello sconfiggere il traditore Bahram, inoltre tra Cosroe e Maurizio (l’imperatore bizantino) vi era sorta una buona amicizia. I due imperi prosperarono sotto questi due grandi sovrani. Tutto questo finì nel 602, quando Maurizio venne assassinato dal crudele Foca, il tiranno. Cosroe colse l’occasione al volo e mosse guerra contro l’Impero Romano d’Oriente, dicendo di voler vendicare il giusto Maurizio. Negli otto anni del dominio del Tiranno, i bizantini non subirono altro che sconfitte, arrivando a perdere tutta la Siria e parte dell’attuale Turchia. Nel sud nel frattempo, i Lahkmidi e i Ghassanidi si erano ribellati ai loro padroni. Entrambe le popolazioni vennero travolte dalla furia di Cosroe, che li fece divenire suoi vassalli. Questo fatto sarà probabilmente la condanna a morte per la Persia.

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Nel 610, Foca venne ucciso da un valente e giovane generale, il suo nome era Eraclio; eletto imperatore comprese che la guerra contro l’Impero Persiano doveva essere vinta a tutti i costi, così riarmò immediatamente l’esercito e si diresse verso Est. La guerra fu lunga e sanguinosa, con atti di grande eroismo e di crudeltà (la distruzione di Gerusalemme e il sequestro della Croce di Gesù Cristo da parte dei Sasanidi, la distruzione del grande tempio del fuoco sacro  e le decapitazioni delle statue dedicate ad Ahura Mazda da parte delle forze di Eraclio), e che si concluse con la incredibile vittoria bizantina a Ninive nel  dicembre del 627 d.C. L’Impero Persiano era finito, la capitale Ctesifonte venne razziata, Cosroe venne assassinato dal figlio Merdaza (già il nome dice molto su come fosse), la regina Martina, moglie di Cosroe, scappò e di lei non si seppe più nulla. Eraclio tornò a casa come il salvatore del mondo cristiano, ma l’imperatore era ben cosciente che il suo impero era in rovina, distrutto da questa guerra lunga e logorante.
Ma anche altri ne erano a conoscenza.

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La caduta della Persia

Nel 630 , dopo la morte di Maometto, il grande profeta che aveva unito tutte le tribù arabe sotto l’ unico stendardo nero del califfato Rashidun, l’eccelso califfo Abū Bakr, dopo aver sconfitto le tribù che volevano tornare ad essere pagane nel 632 (nell’evento che venne chiamato “Guerra della Ridda”), decise che era tempo di vendicarsi dei propri vicini del Nord, ammassò dunque un immensa armata, formata da soldati professionisti e mercenari ben pagati con donne, oro e cibo che annessero in poco tempo l’Iraq Sasanide ed inflissero gravi danni alla Siria Romana. Abū Bakr non vedrà però mai compiersi il suo destino, visto che morì due anni dopo. Gli succedette il geniale e coltissimo Umar ibn al-Khaṭṭāb, da noi conosciuto come Omar il conquistatore. Omar, come Abū era un Sahaba, uno dei fortunati che avevano conosciuto Maometto di persona, il grande profeta a quanto pare durante una delle loro numerose chiacchierate, gli disse che avrebbe fatto crollare gli infedeli zoroastriani, dopo di che lo baciò sulla fronte, dicendogli che avrebbe dovuto però rispettarli.

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Umar ibn Al-Khattab

Omar, con queste parole impresse nel cuore, cominciò una gloriosa crociata verso il cuore dell’Impero Sasanide, conquista che terminò nel 642 nella gloriosa battaglia di Nihavand (nell’attuale Iran, a quel tempo Ariania), sebbene i numeri fossero a favore dei sasanidi (erano 150.000, contro i 30.000 arabi) la risolutezza musulmana, unita al basso morale della maggior parte delle truppe persiane, fu il cardine che fece pendere l’ago della bilancia dalla parte delle forze di Omar. Fu un massacro, i paighan (soldati coscritti, niente più che carne da cannone) sasanidi venivano falciati dagli eccelsi spadaccini rashidun, gli elefanti persiani venivano mutilati dalle lance arabe, le bestie scappavano in preda al terrore, travolgendo gli imperiali, la meravigliosa cavalleria del deserto sorpassò i potenti catafratti e massacrò gli arcieri. Solo i potenti cavalieri della casta degli Immortali rimase a combattere fino all’ultimo, battendosi con la foga che li aveva sempre distinti, con l’orgoglio di un corpo militare che esisteva da quasi mille anni. Si dice che alla fine della battaglia, il saggio generale arabo Sa’d ibn Abi Waqqas pianse di più per la morte degli Immortali che per l’uccisione del suo collega, il generale Al-Nu’man ibn Muqarrin.

Guerrieri Rashidun

L’Impero Sasanide non esisteva più, Omar fece deporre il debole Re dei Re Yazdgard III e lo zoroastrismo venne accettato come religione minore, proprio come egli promise al suo amato maestro. A differenza di Omar, purtroppo, i suoi successori non furono così comprensivi nei confronti dei seguaci di Ahura Mazda, infatti le caste sacerdotali rimaste, i cosidetti Magus, scapparono in India, dove gli venne dato il permesso di poter professare la loro religione a patto che non provassero a convertire nessuno. Queste comunità, che continuano con orgoglio a professare gli insegnamenti di Zoroastro esistono ancora adesso e si chiamano Parsi.