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Blue Raccoon Hotel

Quando il noir italiano, non ha nulla da invidiare a quello estero

Come nasce un Noir? Blue Raccoon Hotel è nato da un contest.

Era il 2017. Per la precisione il 21 maggio 2017. Al Salone Internazionale del Libro di Torino era in corso la finale di Incipit Offresi, il primo talent letterario itinerante per aspiranti scrittori. Sul palco dell’Arena Piemonte, 10 finalisti si sono sfidati a colpi di Incipit.
A vincere è Mirko Vercelli, classe 2000, con il suo thriller Blue Raccoon Hotel.

Il premio, oltre ad un gruzzoletto, consiste nella pubblicazione del romanzo con il cui incipit ha vinto. E sì, avete letto bene, l’autore è giovanissimo. Ma il suo romanzo d’esordio è un noir di tutto rispetto, non fatevi ingannare dall’età.

L’incipit


Torturo tra le dita il foglietto illustrativo dell’albergo e riguardo l’immagine a colori. Un edificio giallo timido praticamente avvolto dalla pineta, alto e stranamente stretto. Bucherellato da infinite finestrelle d’acero, una più anonima dell’altra. Più che un Hotel, sembra un cimitero per api. Ma nonostante tutto, un posto appartato era l’unica cosa che cercavo.

La quarta di copertina recita così. Sarà per la presenza di quel dannato procione in copertina sul letto sporco di sangue, ma a me sale subito l’ansia da Resident Evil – Operation Raccoon. Tranquilli, niente zombie. Ciononostante la tensione non manca.

La trama

Blue Raccoon Hotel si apre con un’intensa introspezione del personaggio principale, Brian Barrett, un investigatore in crisi con tutto: con la vita, con l’età, con la disintossicazione.

Brian parla sporco, e sembra emergere dai noir più vibranti di vita e oscurità. Leggendolo, lo ammetto, il timbro vocale che ho affibbiato alla sua voce era quello di Marv di Sin City.

Brian è lì per passare le vacanze natalizie, in un ambiente tranquillo, lontano dal caos della sua vita. Suo malgrado, invece, si imbatte in un omicidio. O, quantomeno, nel sospetto di un omicidio, perché il corpo non c’è, solo tracce che sembrano continuamente confermare quanto avvenuto.

La sua agognata vacanza serena, si trasforma via via in una claustrofobica ricerca, fra le stanze di questo albergo isolato da una violenta tempesta di neve, a caccia di indizi e in fuga dai mostri della disintossicazione e dagli scheletri della coscienza del protagonista.

 

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Ci piace, ci piace un sacco.

 

Blue Raccoon Hotel è un noir con tutti i crismi. Vi trascina nella mente contorta e distorta di un protagonista che di eroico ha ben poco, ma con il quale inevitabilmente entrerete in sintonia.

Vi soffoca in una location che diviene sempre più claustrofobica, labirintica, intricata.

Vi farà perdere nei meandri più profondi dell’animo umano, laddove l’oscurità domina indisturbata, lasciando spazio a pensieri così morbosi da sembrare incubi ad occhi aperti.

Ognuno degli ambigui ospiti dell’Hotel vi parrà sempre più strano, inquietante, eppure non potrete far a meno di pesare e tentare di analizzarli tutti. Mi sono chiesta più volte se l’inquietudine provata nel leggere degli ospiti, fosse dipesa della distorsione mentale di Brian o dell’alone di appiccicosa tensione che la descrizione, così accurata, del luogo ti lascia addosso. Non sono ancora riuscita a darmi risposta.

Blue Raccoon Hotel è uno di quei romanzi che quando finisci metti da parte, certo che tornerai a leggerlo foss’anche solo per il gusto di cogliere qualche sfumatura in più, per provare ancora una volta quel brivido di adrenalina che solo certe letture di qualità possono donare.

Pagine: 208
Data di pubblicazione: maggio 2018
Collana: Noir
Lingua: Italiano
ISBN-10: 9788894823196
Prezzo: € 10,00

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