Sulla mia pelle – il film sul caso Cucchi.

Un film che parla dell'ultima tragica settimana di Stefano Cucchi

Parto dicendo di non avere intenzione di entrare nel merito della questione Cucchi, un compito così gravoso spetta alle istituzioni competenti. Mi limiterò a parlare del film in questione.

“Sulla mia pelle”, così si intitola un film che parla dell’ultima tragica settimana di Stefano Cucchi, giovane trentenne romano morto i 22 ottobre 2009 nel carcere di Regina Coeli.

Il film mostra un giovane, con i suoi pregi ed i suoi difetti

Da un lato vediamo l’amico sincero, il figlio affettuoso che lavora col papà come geometra e si preoccupa dello stato emotivo della sua mamma che vorrebbe averlo in casa mentre lui l’avvisa che dormirà da un amico, il fratello premuroso mentre, dall’altro, vediamo il rovescio della medaglia, ossia un giovane che era stato in comunità per disintossicarsi e che ancora deteneva stupefacenti, addosso ed in casa sua.

Proprio perché colto in flagranza di reato nel possesso di hashish e cocaina, Stefano Cucchi viene portato in commissariato, prima dai carabinieri del commissariato di Appia. Verrà perquisita quella stessa sera la casa dei suoi genitori. Non si troverà niente lì dentro.

Colpisce il fatto che Stefano, prima dell’arresto, non aveva nemmeno un graffio mentre il film mostra che, poco tempo dopo, il ragazzo riportava lividi, contusioni, occhi neri, due costole fratturate e un’emorragia interna alla schiena condita da un vistoso livido che gli rendeva difficile perfino urinare. Intelligentemente, il film non mostra come Stefano abbia potuto riportare quei danni. Nessuno lo sa. Questo è il grande mistero intorno alla morte di Stefano.

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Guardando questo film ho capito finalmente come mai sia stato assegnato un premio importante come un leone d’oro ad un prodotto Netflix e come mai proprio “Sulla mia pelle” sia diventato il film d’apertura della settantacinquesima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia: ormai la qualità di produzioni pensate per il Piccolo Schermo, per piattaforme come Netflix, non ha niente da invidiare a prodotti pensati per il Grande Schermo. Un mix di minuziosità nella ricostruzione dei dettagli tale non lo vedevo da anni.

Il film segue i fatti chiari della vicenda di Stefano, quelli presenti negli atti pubblici. Quelli che si possono raccontare. Ci sono delle indagini ancora in corso e c’è una famiglia, composta da una madre, un padre, una sorella ed un cognato oltre che dagli amici di Stefano che, ancora oggi, chiede soltanto di sapere la verità sul caso Cucchi.

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Interpretazione magistrale del cast composto da Alessandro Borghi nel ruolo di Stefano, Max Tortora e Milvia Marigliano nei panni dei genitori del ragazzo: Giovanni Cucchi e Rita Calore, Jasmine Trinca ad interpretare Ilaria Cucchi, sorella di Stefano. Importanti anche i ruoli di Andrea Lattanzi nel ruolo di Emanuele Mancini, amico di Stefano, Orlando Cinque, nei panni del maresciallo Roberto Mandolini e poi, ovviamente, Mauro Conte, Paolo D Bovani e Andrea Ottavi, interpreti dei carabinieri che hanno eseguito l’arresto di Cucchi.

A guidare questo cast abbiamo alla regia un superbo Alessandro Cremonini che, oltre che regista, ha scritto anche la sceneggiatura a quattro mani con Lisa Nur Sultan.

Il film, con questa sceneggiatura, mette in chiaro da subito che parlerà del narrabile della vicenda eppure desidero ricopiare qui sotto le ultime frasi dello stesso.

Non so a voi, ma le parole sottostanti mi suonano come un monito verso le forze dell’ordine ed un augurio ad una famiglia che, invece di essere distrutta, continua ad essere più unita che mai nella ricerca della verità.

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I medici e i periti dei processi non hanno ancora trovato una spiegazione scientificamente condivisa sulla morte di Stefano Cucchi.

I genitori di Stefano Cucchi hanno scoperto nell‘appartamento del figlio più di un chilogrammo di hashish e centotrenta grammi di cocaina che hanno subito denunciato alla polizia.

Il primo processo per la morte di Stefano Cucchi è finito con l’assoluzione di tutti gli imputati

Dopo nuove indagini della Procura della Repubblica, il 10 luglio 2017, il giudice per le udienze preliminari ha rinviato a giudizio tre carabinieri per omicidio preterintenzionale e altri due per calunnia e falso in atto pubblico.

Dalla morte di Stefano, Ilaria Cucchi, i genitori Rita e Giovanni e l’avvocato Fabio Anselmo hanno iniziato una lunga battaglia per la verità. Nel 2017 hanno fondato una ONLUS intitolata a Stefano per difendere i diritti umani e civili del cittadino.

Con queste parole, prese dal film, auguro personalmente alla famiglia di poter trovare pace nella chiarezza sulla morte di Stefano. Una morte come quella di questo ragazzo, chiunque fosse davvero e qualsiasi cosa possa aver fatto di sbagliato in vita sua, non può e non deve rimanere, in un paese civile, senza una spiegazione logica.

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