Morte

Poesia di Giada Piazza

Le mura antiche
solcate da crepature
vi passeggiavano sopra formiche
nascondevo le mie paure

Osservavo l’edificio
chiedendomi cosa fosse dietro quelle vetrate
Sembravano opera di un arteficio
rotte, sporche e abbandonate.

Pensai a tutti quei preti
che avevano celebrato messa
inneggiandosi a profeti
senza sapere il significato di promessa

Il portone sembrava parlarmi
<< vigliacco>> 
sembrava sussurrarmi
la tensione a darmi scacco

Feci un passo avanti
un piede dopo l’altro nella neve
fino a quando non arrivai lì davanti
mentre il vento si muoveva lieve

Non arrivai a poggiare la mano
la navata mi si parò di fronte
l’ululato di un essere profano
voltandomi ne scorsi la fonte

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La luna illuminò per un momento
una forma atroce
non uscì nemmeno un commento
si era nascosta la mia voce

D’un tratto venni tirato
arrivai sul pavimento
mi sentivo come condannato
in preda ad un forte sgomento

Torreggiava su di me
nera come la pece
bloccato alla sua mercè
un’ombra che il demonio fece

L’urlo mi si bloccò in gola
le sue mani nere attorno al mio collo
sembrava d’esser avvolto da mille lenzuola
perdetti ogni briciolo di autocontrollo

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Occhi rossi come brace
guardavo come mille torce accese
di muovermi incapace
aspettavo privo di difese

Artigli affondarono nella mia pelle
sentì il sangue fluire via
non avrei mai rivisto le stelle
nè casa mia

La morte mi prese
avevo gli occhi sbarrati
il freddo discese
sui miei stracci abbandonati

Nessuno venne a piangermi
neanche una rosa
non uomo o donna che volessero vedermi
niente tranne quella forma mostruosa

Morì solo
avvolto dalle tenebre
fu come fare un volo
all’interno di una solitaria marcia funebre.

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