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Millennials: generazione egoista, pigra e affetta da narcisismo

Simon Sinek è un esperto di leadership e di comunicazione e non ha una buona opinione dei Millennials, ecco il suo giudizio...

Simon Sinek è un esperto di leadership e di comunicazione: su questi temi ha scritto libri che sono diventati veri e propri best seller. Saggista e scrittore americano di origini britanniche, Sinek non ha una buona opinione dei Millennials, che ritiene egoisti, pigri e affetti da narcisismo.

Secondo Simon Sinek, al giorno d’oggi il sistema educativo non si basa più sul genitore normativo, ma prevede che tra padre e figlio si instauri un rapporto amicale: è anche per questo motivo che le nuove generazioni hanno un rapporto con la realtà esterna che è diverso rispetto a quello intrattenuto da chi le ha precedute.

La trasformazione delle relazioni sociali

La velocità dei tempi è uno dei fattori che hanno contribuito alla trasformazione sociale in corso, la quale non può che ripercuotersi sul sistema educativo. Così, il dialogo va via via scomparendo, e al suo posto acquisisce una crescente importanza la televisione. Essa, per altro, va a sostituire i genitori assenti, anche perché quasi sempre in una famiglia lavorano sia la madre che il padre: i ragazzi, di conseguenza, finiscono per essere lasciati a sé stessi.

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Gli adolescenti, e ancora prima i bambini, crescono come piccoli adulti, ma ciò è in contrasto con le loro esigenze educative. Se un tempo l’autonomia si raggiungeva solo con l’arrivo dell’età adulta, ora non è più così. Il problema è che i giovani non hanno più fiducia né motivazioni, e di fronte alla società si presentano come soggetti che non hanno stimoli, abituati come sono a vedere le loro pretese e le loro richieste sempre assecondate.

I giovani di oggi secondo Sinek

Questi sono i motivi per i quali Sinek arriva ad affermare che le generazioni moderne sono dispersive e narcisiste: ritengono che la società debba sempre e comunque comprenderle, come se si trattasse di un diritto acquisito e non di un merito da conquistare.

Millennials agiscono come se tutto fosse loro dovuto, e ciò è facile da giustificare: a differenza di ciò che hanno fatto le generazioni precedenti, loro per ottenere quel che hanno non si sono mai dovuti impegnare in alcuna battaglia, neppure a livello familiare.

La mancanza del lavoro educativo da parte dei genitori nel corso degli ultimi 30 anni è stata equilibrata da concessioni che, però, non hanno fatto il bene dei ragazzi, ma anzi hanno impedito loro di diventare responsabili e autonomi.

I Millennials e il mondo del lavoro

Pertanto, i Millennials finiscono per ritrovarsi in difficoltà anche sul mondo del lavoro: pretendono un ambiente stimolante e vorrebbero riuscire a lasciare un segno tangibile del proprio operato, ma al tempo stesso in modo implicito rivelano il desiderio di beneficiare di più tempo libero, di guadagnare di più e di lavorare di meno.

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Il problema è che i trentenni di oggi non si attivano per conquistare ciò a cui ambiscono, ma si attendono che siano i loro capi a capire che cosa vogliono e come possono soddisfarli. In effetti, abituati a uno schema familiare in cui erano sempre i genitori ad attivarsi per esaudire i desideri dei figli, i giovani di oggi non possono che ripetere e seguire lo stesso disegno nei contesti professionali in cui trovano un impiego.

Oltre i meriti

Stando a Sinek, i Millennials sin da piccoli sono stati abituati a venire gratificati e a ottenere premi anche quando non li meritavano. Il fatto è che quando ciò accade non ci si sente appagati, ma anzi si sperimenta una riduzione della propria autostima: perché a contatto con il mondo esterno si finisce per sbattere il muso e per rendersi conto che la realtà non era quella immaginata. Le promozioni sul lavoro non vengono regalate dai genitori.

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