Internet non è solo un veicolo: è condivisione del sapere. La rete è innanzitutto un concetto filosofico

Matekai

Una storia di sirene e uomini

Tommaso Scandola è un illustratore che stimo molto e collabora già con noi da diverso tempo con la rubrica settimanale #VeroMaStrano News.
Ultimamente ha fatto un bellissimo lavoro raccontando una storia illustrata splendidamente, gli ho chiesto di condividerlo con noi su Mente Digitale e sono molto felice di potervelo proporre.
Il titolo “Matekai” deriva dalla parola maori che significa “fame”.
Vi lascio due righe di introduzione citando le parole dell’autore e vi auguro una buona lettura.
-William J.

«Questa storia è nata come esercizio di stile ed è una “costola” di un’altra storia che ho già scritto. Si potrebbe definire un prequel spin-off… Prequel perché ovviamente è ambientata prima dell’altra e spin-off perché c’è solo l’ambientazione in comune. Buona parte dell’altra storia è ambientata sull’isola e il protagonista si ritrova coinvolto in questa guerra fra le due tribù umane, dovuta principalmente al consumo di carne di sirena.

Quindi ho approfittato dell’evento Mermay per capire meglio come si sia arrivati a consumare carne di sirena e come mai nel mare ci fosse la stessa situazione, con sirene “buone” e sirene “cattive”. Poi la storia è venuta praticamente da sé, come se avessi trascritto e illustrato qualcosa che ho visto e sentito davvero».
-Tommaso Scandola

Matekai

C’era una volta una sirena che era solita divertirsi a esplorare gli oceani…

Come tutte le sirene amava giocare tra le onde del mare al tramonto, facendo salti e capriole sul pelo dell’acqua, sicura di essere lontana da sguardi indiscreti.

E come tutte le sirene amava anche nuotare e giocare assieme alle creature marine, da quelle più innocenti a quelle considerate pericolose (almeno dagli umani).

Purtroppo, in un momento in cui le due creature stavano giocando a rincorrersi nella bassa acqua cristallina, un arpione scese come un fulmine a ciel sereno infilzando lo squalo davanti alla dolce sirena, che non sapeva bene come poter fare per aiutarlo, non avendo mai visto nulla di simile prima.

Mentre ancora cercava di capire chi fossero quegli uomini e come mai se la fossero presa con quel povero squalo pinna nera, la sirena salì in superficie per studiare la situazione cercando di rimanere in incognito. Non sapendo, ahimè, che quegli uomini avevano occhi allenati.

Occhi allenati e riflessi pronti. In men che non si dica, l’uomo sulla piccola imbarcazione gettò prontamente una rete curioso di capire meglio cosa fosse quell’essere che, a un primo sguardo, sembrava metà donna e metà pesce.

Erano passati alcuni giorni da quando la sirena era stata catturata e quegli uomini ne erano sia attratti che spaventati. Nessuno aveva mai visto una creatura simile e qualcuno diceva di averne sentito parlare da marinai che erano stati in Oriente. Il capitano era quindi convinto che quella donna-pesce gli avrebbe potuto fruttare più soldi da viva che da morta e quindi si prodigava per mantenerla in vita come poteva.

Dopo diversi giorni di viaggio piuttosto tranquilli, l’imbarcazione si ritrovò rincorsa da quella che sembrava una gigantesca tempesta.

Leggi anche:  Peaky Blinders: una serie che insegna a raccontare

A nulla servì il cambio di rotta imposto dal capitano: la tempesta fu sopra di loro in un baleno e dove gli uomini vedevano l’ombra bagnata della morte, la sirena vedeva un’esile speranza di tornare in libertà.

Alcune onde raggiungevano anche i 15m di altezza e la nave era totalmente alla loro mercé. Non c’era più nulla che l’equipaggio potesse fare per salvarsi e all’ennesimo cavallone l’imbarcazione era spacciata. Distrutta e piegata alla furia della tempesta.

Quando la sirena riprese i sensi ci mise un po’ a ricordare cosa fosse successo e a capire dove si trovasse. La tempesta aveva affondato la nave, ma la sua potenza aveva fatto svenire la creatura marina, che quindi aveva subito la sorte di molti membri dell’equipaggio.

Per diverse ore, a più riprese, la sirena provò a liberarsi dall’albero della nave che la teneva schiacciata al suolo, ma inutilmente. Essendo indebolita e ferita, pensava che quella sarebbe stata la sua fine, ma non demordeva. I minuti diventavano ore e le ore giorni. I piccoli granchi che le passavano vicino ogni tanto le permettevano di sopravvivere.

Ben presto, però, la fortuna girò nuovamente le spalle alla #sirena e i granchietti di cui si era cibata nei giorni precedenti non le passarono più vicino. E così la fame, il caldo, la disidratazione e il dolore delle ferite le fecero balenare intesta strane idee… Del resto, perché no? Era sicura che se fosse riuscita a resistere abbastanza qualcuno sarebbe arrivato a liberarla da quelle macerie. Magari con l’aiuto della marea. Doveva solo riuscire a sopravvivere abbastanza a lungo… Doveva solo resistere ancora un po’ e mandare giù l’amaro boccone.

Nel frattempo, un’altra sirena si ritrovò a vagare nelle acque dove giorni prima sembrava essere affondata una nave. Spinta anch’essa dalla curiosità, si avvicinò al punto in cui si trovavano più detriti e scoprì che molti erano finiti su un’isola lì vicino. Ma per lei le sorprese non finivano lì: sulla riva notò una sua simile incastrata sotto alcune macerie.

Una volta avvicinatasi alla sirena ferita, la nuova arrivata si accertò delle sue condizioni, scoprendo con orrore che si era cibata di carne umana a causa della situazione estrema.

Vedendo che non sarebbe riuscita a liberarla, le raccolse un po’ di provviste che le disse di usare per rimettersi in forze e disintossicarsi mentre attendeva gli aiuti che stava per andare a chiamare.

Una cosa che la sirena caritatevole non poteva sapere (in quanto gli effetti del cibarsi di carne umana non erano ancora noti alle sirene, a quei tempi) era che quando una sirena ha assaggiato la carne umana, gli altri cibi sembrano amari e insipidi e, quindi, questa ne ritornerà morbosamente alla ricerca.

Intanto, alcuni abitanti dell’isola che passavano vicino a quella spiaggia notarono gli evidenti segni di un naufragio e si misero alla ricerca di eventuali superstiti.

Uno di questi notò una donna incastrata sotto uno degli alberi della nave, ma avvicinandosi notava qualcosa di strano in quella figura (che dal colore della pelle credeva morta). E, mentre si accingeva a girarla sulla schiena per vederla bene, questa fece uno scatto improvviso, lo prese per un braccio e lo tirò sopra di sé azzannandolo al collo come un animale feroce.

Gli altri uomini, allertati dalle urla di terrore e dolore dell’amico, accorsero immediatamente in suo aiuto, ma ormai troppo tardi: la sirena ne stava divorando avidamente le carni e per l’uomo non c’era più niente da fare.

In ogni caso, prontamente, gli altri uomini misero fuori combattimento la creatura e, una volta priva di sensi, la legarono per portarla al loro villaggio.

Una volta giunti al villaggio, il consiglio degli anziani si radunò attorno alla creatura per decidere come punirla, ma dato che questa ringhiava, soffiava e si dimenava come l’animale feroce che gli uomini pensavano che fosse, decisero che l’indomani l’avrebbero abbattuta, ma che tutto il villaggio ne avrebbe guadagnato. Decretarono, quindi, che si iniziassero i preparativi per il banchetto celebrativo che si sarebbe tenuto il giorno seguente.

Dopo aver fatto il rito funebre per il compagno ucciso dalla creatura marina e dopo aver imbastito un tavolo dal quale ogni abitante del villaggio potesse prendere la sua porzione, gli indigeni banchettarono con le carni della #sirena così come lei aveva fatto con l’uomo sulla spiaggia. E così come per le #sirene la carne umana risultava deliziosa anche se tossica, lo stesso valeva per la carne di sirena per gli esseri umani, che già iniziavano a sentirsi euforici ma la mente annebbiata.

Nel frattempo, la seconda sirena era tornata con i soccorsi marini, ma purtroppo aveva fatto solo in tempo a vedere l’orribile fine che aveva fatto la prima sirena e, assieme agli altri sirenidi, decise che gli umani non sarebbero rimasti impuniti.

Così, decise a vendicarsi, le sirene provarono ad attirare gli uomini dando fondo a tutto il loro fascino e cercando di nascondere la loro vera natura…

Leggi anche:  Is this real life?

Tutti i loro primi attacchi andarono a buon fine, anche perché spesso le vittime erano giovani uomini incuriositi, sia dalle donne sia, in qualche caso più raro, da quelle creature marine tanto affascinanti quanto pericolose. Anche se l’istinto diceva loro che forse qualcosa non quadrava, loro si avvicinavano quasi ipnotizzati, quasi volessero sfidare la sorte…
E puntualmente il tutto si concludeva con una scorpacciata sottomarina.

Col passare dei giorni, però, alcuni uomini, avendo scoperto la fine che facevano i loro compagni scomparsi, decisero di fare qualcosa per fermare questi rapimenti.

Fu così che, una volta appostatisi, riuscirono a tendere una trappola a una sirena che a sua volta cercava di adescare un uomo. Da quel momento tutto cambiò: anche gli uomini avevano trovato il modo di uccidere le sirene da una debita distanza.

Iniziò così una specie di guerra, una sanguinaria caccia reciproca tra esseri umani e sirenidi destinata ad auto-alimentarsi negli anni a venire.

Le proteine tossiche per entrambe le fazioni generavano sempre più dipendenza di una specie dall’altra, tanto che gli attacchi, gli omicidi e i banchetti divennero all’ordine del giorno per entrambe le specie. Con perdite giornaliere da ambo le parti.

Gli uomini arrivarono addirittura a usare condannati e prigionieri di altre tribù come esche umane. Qualche volta, in periodi di astinenza da carne di sirena o in periodi di relativa pace, usarono anche membri della propria tribù.

La stessa cosa avveniva tra le creature marine, anche se con meno frequenza, ma ormai una cosa era chiara: quel gruppo di sirene era totalmente dipendente dalla carne umana e non era più possibile averci a che fare per la mancanza di lucidità. Erano diventate veri e propri mostri assetati di sangue.

Fu così che in modo totalmente indipendente, ma causato esattamente dagli stessi motivi, la comunità di tribù dell’isola e la comunità delle sirene di quei mari decisero di tagliare completamente i ponti con i loro fratelli e sorelle dipendenti da quelle carni tossiche che li avevano trasformati in mostri spietati, imprevedibili e disposti a tutto pur di procurarsele.

Fu così che su quell’isola sperduta nell’oceano, si formarono due tribù di uomini, una delle quali attaccava l’altra per avere sempre esche vive da utilizzare per la caccia alle sirene, mentre nelle acque circostanti rimasero solo delle sirene affamate di carne umana, abbandonate dalle proprie sorelle per salvaguardare l’intera comunità dal seme del male.

Ancora oggi la situazione non è cambiata, sopra e sotto l’acqua, quindi se avete in programma di andare in vacanza su una splendida isola incastonata nell’oceano… fate attenzione!