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La storia secondo Thomas Keneally – #FuoriDiTesi 3

L’Australia è un paese nuovo e allo stesso tempo millenario, costruito non da liberi cittadini desiderosi di dare inizio ad un “nuovo mondo”, ma da una manciata di deportati che hanno spesso soffocato la loro rabbia e frustrazione su chi da sempre, gli aborigeni, aveva posseduto quella terra.

Introduzione

Corso di laurea in Storia - Facoltà di Lettere e Filosofia

Relatore: Chiar.mo Prof. Marco Aime - Correlatrice: Chiar.ma Prof.ssa Nadia Guglielmotti Tesi di laurea

Il profondo desiderio di conoscere quello che Chatwin definì “the up-side-down world”, insomma, l’Australia, mi ha portato a sondarne il terreno letterario. L’Australia non è affascinante solo per la sua varietà di animali (molti dei quali unici al mondo), né per la diversità e vastità della sua conformazione geografica, ma perché è un paese nuovo e allo stesso tempo millenario, costruito non da liberi cittadini desiderosi di dare inizio ad un “nuovo mondo”, ma da una manciata di deportati -che hanno spesso soffocato la loro rabbia e frustrazione su chi da sempre, gli aborigeni, aveva posseduto quella terra-, letteralmente gettati sulle sue spiagge perché il loro paese natìo non li voleva più nemmeno dietro le sbarre.

L’Australia è un paese messo in piedi con lacrime, sudore e sangue, sotto un sole cocente che rende tutto nebuloso quasi si cercasse di vedere attraverso il fondo di un bicchiere. Come forse qualcuno potrà obbiettare, tutti i paesi sono stati messi in piedi alla stessa maniera; ma ciò che rende l’Australia per così dire, unica nella sua specie, sono i suoi primi “colonizzatori” che di certo hanno poco a che fare con i Padri Pellegrini del May Flower.

I deportati inglesi si ritrovano da subito a dover affrontare un clima totalmente differente da quello della loro Madre Patria, un clima soffocante dove spesso l’acqua diventa un miraggio, e allora per appagare la propria sete ma anche per mettere a tacere i propri demoni e le proprie paure, all’acqua è subentrato in quantità industriali l’alcol, che con le sua false proprietà dissetanti ha annebbiato la vista di molti, soprattutto quella degli aborigeni che non essendo geneticamente predisposti a tollerarlo, di esso diventarono subito schiavi, succubi, vittime.

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Thomas Keneally, lo scrittore sul quale ho deciso di basare la mia ricerca, è uno dei maggiori autori australiani, ed uno dei motivi principali che mi hanno spinto a sceglierlo è stato quello di scoprire che era stato lui a scrivere la storia sulla quale poi Spielberg ha basato quel capolavoro cinematografico quale è “Schindler’s List”.

Nel breve periodo che ho trascorso nel meraviglioso Continente Australis, ho avuto modo di conoscere molte persone e devo dire, con rammarico, che erano pochi gli Aussies (così si fanno chiamare gli australiani) che sapevano chi fosse Thomas Keneally e perché così mondialmente famoso; tutti gli altri sembravano condividere lo stesso stupore che avevo provato io nello scoprire che un mancato prete di Sydney era riuscito a creare un opera d’arte di infinita bellezza letteraria e di enorme importanza storica da un evento così raccapricciante quale quell’eccidio di ebrei, chiamato Olocausto, che ebbe luogo nella Seconda Guerra Mondiale. Il perché Keneally abbia deciso di basare la stragrande maggioranza delle sue opere oltreoceano, è da ricercare nella cultura stessa australiana, la loro condizione di isolani infatti (anche se l’Australia, con le sue dimensioni pantagrueliche, è a tutti gli effetti un continente) ha sempre costretto gli australiani a guardare il resto del mondo come fonte di ispirazione e di cultura; Keneally stesso, definisce l’educazione che ha ricevuto, come una “education for alienation”, che conferma un sentimento che molti altri scrittori del Commonwealth hanno sperimentato.

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Essendo un paese così giovane, l’Australia è costretta a condividere una storia che sembra lontana da loro, ma della quale, allo stesso tempo, sembrano fare parte. Sempre a questo proposito non ci stupirà più scoprire che Keneally abbia vinto solo due volte il più prestigioso premio letterario australiano il Miles Franklin Award; questo ambito riconoscimento, viene infatti assegnato soltanto a quegli scrittori che nella loro opera parlano di temi e personaggi dell’Australia, e sebbene sia veramente un peccato che Keneally manchi di sufficiente “australianità”, il lettore evincerà dalla sua biografia che egli di premi e riconoscimenti ne ha avuti tanti, e non solo per la sua opera letteraria, ma anche per la dedizione dimostrata nella vita politica e sociale del suo Paese.

Keneally sembra avere una forte attrazione verso argomenti che parlano della colpa e della sua espiazione, forse perché questi fattori oggi fanno parte di un sentimento nazionale. In Schindler’s Ark lui parla della deportazione degli ebrei, della confisca dei loro beni e della loro dignità; scegliere di parlare della colpa è qualcosa che riguarda gli australiani da vicino; in fondo anche le loro radici si immergono nell’umiliazione che comporta un esilio forzato, anche loro si sono ritrovati in uno sconfinato lager qual’è l’Australia, e a loro volta avevano esiliato (verso l’interno) e sfruttato coloro che prima ancora dell’uomo bianco vivevano là: gli aborigeni.

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Degli aborigeni, non se ne parla tanto nemmeno oggi giorno, ma verso costoro sono stati commessi tanti atti di barbarie; basti pensare che fino al 1960 gli veniva sparato addosso da un aereoplano.

Se gli australiani si sentono in colpa o meno verso coloro che di diritto possedevano la terra, non lo sappiamo, sull’argomento si preferisce stendere un velo di silenzio, e soprattutto tanti soldi sotto forma di sovvenzioni. Per motivi di spazio e di tempo, questa tesi dibatterà solo su alcuni dei libri più famosi di Thomas Keneally: spesso ha pubblicato un libro per anno, certe volte anche due.

Cercherò comunque di enfatizzare questo lavoro nell’identificazione ed analisi dei temi che ricorrono dentro la scrittura di Keneally, cercando di estrapolarne il più possibile la multiculturalità e il confronto tra le razze che dietro ad essi si cela. I libri sui quali ho deciso di soffermarmi sono: Confederates; The Chant of Jimmie Blacksmith; Gossip from the Forest e Schindler’s Ark. Ho deciso di iniziare da Confederates e proseguire via via con gli altri, non seguendo un ordine di pubblicazione, ma piuttosto l’ordine cronologico degli argomenti trattati nelle loro pagine; dalla Guerra Civile Americana, all’Australia coloniale, alla Prima Guerra Mondiale, finendo con quel meraviglioso resoconto di salvazione e speranza accaduto nel Secondo Conflitto Mondiale.

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