Sancun Jinlian – Il loto d’oro

Con il romantico termne “Loto d’oro” viene intesa la deformazione dei piedi praticata in Cina fino ad una settantina di anni fa.

Negli anni ’20, con la caduta di un impero durato circa duemila anni, tale pratica venne resa illegale, ma è continuata nelle periferie delle varie città fino al 1949, cioè fino a quando Mao Zedong proclamò la fondazione della Repubblica Popolare Cinese dalla Piazza Tian’anmen, a Beijing (1° ottobre 1949).

Il termine “Loto D’oro” deriva probabilmente dall’andatura oscillante che assumevano le donne sottoposte a tale “pratica” mentre camminavano, per via dei piedi che arrivavano a misurare una lunghezza tra i 7 e i 12 centimetri.

Per arrivare alla forma desiderata i piedi venivano tenuti fasciati per un periodo di tempo variabile da tre a 10 anni, prima piegando dal secondo al quinto dito (lasciando quindi il l’alluce disteso) e in un secondo tempo avvicindo il “ditone” ed il tallone inarcando il collo del piede. In questo modo avveniva una deformazione delle ossa metatersali e delle articolazioni.

Inoltre i piedi venivano costretti in scarpine letteralmente a misura di bambola, e necessitavano di continue cure in quanto pus ed ulcere si formavano in continuazione e solamente dopo molti anni il corpo riusciva ad abituarsi a tale deformazione. I calli che si formavano di conseguenza venivano “asportati” e non raramente diventava necessario effettuare un taglio sotto la pianta del piede per asportare la carne in eccesso.

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Le scarpine venivano fabbricate su misura dalla donna sottoposta “al trattamento”, erano lavorate minuziosamente e potrebbero essere paragonate a vere e proprie opere d’arte; più la calzatura era piccola e lavorata e maggiori erano le possibilità di trovare un marito facoltoso.

Noi occidentali fin dai primi viaggi in Cina rimanemmo stupiti e sconcertati da tale pratica, ma potrebbe essere paragonata a quella del busto (o corpetto, in voga qui da noi fino ad un secolo fa) che deformava le costole, spostava gli organi interni e poteva compromettere la gravidanza.

La leggenda vuole che la prima donna a praticare su se stessa il Loto d’oro fu una concubina imperiale (circa 900 d.C.), che per aggraziarsi i favori dell’imperatore si fasciò i piedi con della seta bianca e ballò per lui la “Danza della luna sul fiore del Loto”.

Inizialmente il Loto d’oro veniva praticato per motivi puramente estetici (anche qui il piede piccolo è sinonimo di bellezza ed anche i tacchi a spillo danno un’andatura “oscillante” alle donne) per poi diventare un vero e proprio simbolo di status sociale. Una donna con i piedi fasciati non poteva ovviamente svolgere lavori nei campi o di fatica, quindi evidentemente doveva avere un marito facoltoso che provvedesse al mantenimento della famiglia. Il prezzo di una concubina veniva fissato anche dalla dimensione dei piedi.

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La punta del piedino sporgeva appena dai pantaloni, solitamente col bordo dorato per attirare l’attenzione, creando un gioco di “vedo-non vedo” ritenuto ai tempi eccitante ed erotico, al pari del seno di oggi che può essere intravisto con una maglia scollata. La minuta dimensione dei piedi manteneva i muscoli delle gambe sempre in tensione, modellandole ed ingrossando gli aduttori e restringendo (nell’immaginario maschile) la vagina.

Quando avevo sette anni, mia madre mi lavò i piedi, li cosparse di allume e mi tagliò le unghie. Poi mi piegò le dita contro la pianta del piede, legandomele con una fascia lunga tre metri e larga cinque centimetri, cominciando dal piede destro e passando poi al sinistro.Mi ordinò di camminare, ma quando ci provai, il dolore fu insopportabile. Quella notte mi sentii i piedi in fiamme e non riuscii a dormire; mia madre mi picchiò perché piangevo. Nei giorni seguenti cercai di nascondermi, ma fui costretta a comminare sui miei piedi. Dopo alcuni mesi, tutte le dita, tranne l’alluce, erano schiacciate contro la superficie interna. Mia madre mi tolse le bende e lavò il sangue e il pus che mi colavano dai piedi.Mi disse che solo rimuovendo a poco a poco la carne i miei piedi sarebbero diventati snelli. Ogni due settimane mi mettevo delle scarpe nuove: ogni nuovo paio era di qualche millimetro più piccolo del precedente. D’estate i piedi puzzavano tremendamente di pus e di sangue, d’inverno erano gelidi per la mancanza di circolazione. Le quattro dita arricciate all’indietro sembravano bruchi morti. Ci vollero tre anni perché potessi calzare le scarpe di otto centimetri, le mie caviglie erano sottili, i piedi erano diventati brutti e ricurvi”.

Qui sotto trovate una gallery con radiografie, schemi delle deformazioni ossee, immagini di piedi “sottoposti al trattamento”, scarpine e le foto di un’anziana signora con i piedi dal “Loto d’oro”.

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