Startup, la serie televisiva dedicata a blockchain e criptovalute

Un fenomeno mondiale come quello delle criptovalute non poteva non attirare l’attenzione dei creatori delle serie tv, e alla fine il momento è arrivato: Startup, telefilm incentrato sulle criptovalute, è stato diffuso un paio di anni fa da Crackle, la piattaforma gratuita – ma con l’inserimento di messaggi pubblicitari – di Sony. L’intento della serie è quello di allontanarsi da Silicon Valley, che è stata la prima a debuttare, per parlare anche di criminalità e di finanza sporca. Gli episodi sono visibili anche nel nostro Paese sia su Crackle (è sufficiente iscriversi alla piattaforma per avere accesso) che su Amazon Prime Video.

Le recensioni

A dir la verità, le recensioni che sono state pubblicate dai critici non hanno rivelato un particolare entusiasmo: i giudizi degli esperti di Deadline, del Boston Globe e del New York Times sono apparsi un po’ scettici, fermo restando che i gusti del pubblico americano spesso non coincidono con quelli degli italiani. Al centro dell’attenzione non sono finiti gli aspetti formali, ma quelli contenutistici: in altri termini, la trama e l’argomento. Ma di che cosa parla Startup? I protagonisti sono due uomini e una donna che hanno intenzione di finanziare la messa a punto di GenCoin, una moneta virtuale. La storia della prima stagione è centrata proprio sulle criptovalute e blockchain. Per raggiungere il proprio obiettivo, i tre personaggi del tv drama si avvalgono di denaro sporco, anche se le loro intenzioni non sono criminali: il fine ultimo, infatti, è quello di contrastare il potere delle banche mettendo in atto una rivoluzione della finanza personale.

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I protagonisti

Al centro della scena di Startup c’è Isabel Izzy Morales, una creativa informatica che viene impersonata da Otmara Marrero, attrice di origini cubane ma cresciuta a Miami; insieme con lei ci sono Nick Talman e Ronald Dacey. Il primo è un finanziatore esperto di alta finanza e viene interpretato da Adam Brody, che anche in Italia conosciamo per essere stato Seth Cohen nel telefilm The Oc; il secondo è un brutto tipo, i cui panni sono vestiti da Edi Gathegi, che per la critica è il più convincente dei tre. Dacey, nella storia, viene conquistato dalla possibilità di dare vita a un mercato parallelo e anonimo, dal momento che esso si rivelerebbe molto meno spietato e crudele rispetto a quello attuale.

I comprimari

Ovviamente in Startup ci sono anche comprimari: Martin Freeman, passato sugli schermi televisivi grazie a Fargo e a Sherlock, presta il volto e la voce a un agente dell’Fbi combattuto e frustrato che “inciampa” nel trio mentre è impegnato in una indagine sul riciclaggio.

Il responso della critica

Il creatore della serie Ben Ketai ha spiegato che la serie è stata ideata per la volontà di indagare la parte meno nota del mondo della comunità hitech e delle startup, in un incrocio tra criminalità e tecnologie. I critici, però, hanno dimostrato di non gradire gli eccessi di sesso e di violenza rappresentati in una Miami sin troppo criminale e piena di droga. Le riprese, per altro, si sono svolte a Porto Rico. Già, ma le criptovalute cosa c’entrano in tutto questo? In realtà sono il focus della serie, anche se il nome della criptovaluta – GenCoin – nella storia è inventato: per evitare svarioni, la produzione e il regista hanno chiamato con sé un consulente esperto di gestione del rischio, Brian Stoeckert. Per un prodotto così contestato, sarebbe stato troppo anche commettere errori teorici e tecnici a proposito del funzionamento del sistema economico delle monete virtuali.

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