Shibari – L’arte di legare e il BDSM – Intervista

Abbiamo fatto una chiacchierata con Serena, che pratica lo Shibari: cioè l'arte di legare

Circa un anno fa ho conosciuto su Facebook Serena, una ragazza di 20 anni che frequenta eventi e play party a tema BDSM; inoltre pratica anche lo Shibari: cioè l’arte di legare (e farsi legare) e noi ne abbiamo approfittato per parlare un po’ dell’argomento per avere un punto di vista dall’interno.

Le domande le avete poste anche voi sul gruppo Facebook di Mente Digitale e su altri gruppi amici quali Il Giardino Di Mike e I Campi di Wade.  Prima di ogni domanda trovate il nome di chi l’ha formulata e alla fine del post la galleria fotografica.

Pronti? VIA!

William J. (Mente Digitale) – Ciao Serena, raccontaci un po’ chi sei, quali sono le tue esperienze, come mai ti sei avvicinata a questo mondo e come hai fatto ad entrarci, inoltre ti chiedo per cortesia di illustrarci un po’ da dove provengono (magari storicamente) queste pratiche, come si suddividono (se preferisci anche solo le principali) e che differenze ci sono tra l’una e l’altra sia a livello di tecnica che a livello di sensazioni personali.

Ciao! Innanzitutto grazie per avermi invitato a parlare di un argomento così discusso negli ultimi anni.
Io sono Serena,ho 20 anni e sono quasi sei anni che mi documento sul BDSM, ma in concretezza è solo dalla maggior età che ho iniziato a frequentare eventi e vari play party.

Qui potete trovare un articolo dove spiego in maniera più dettagliata chi sono e come mi sono avvicinata a questo ambiente:

Per introdurre la pratica che affronteremo oggi,cioè lo Shibari,ho deciso di partire raccontandovi a grandi linee la storia e i lati artistici, per poi arrivare a discutere della sicurezza e le varie precauzioni da usare.
Bisogna specificare, che le corde, prima che diventassero oggetti di ‘’carattere sessuale’’ durante il Periodo Edo (1600-1868),erano vere e proprie torture.
In base al tipo di legatura che veniva effettuata si poteva capire la classe sociale dell’accusato e il crimine commesso.
Le sue origini si possono ritrovare nell’Hojojutso,arte marziale che prevede l’uso delle corde per bloccare l’avversario.
In Occidente lo Shibari,arrivò dopo la seconda guerra mondiale, in seguito alla quale si diffuse prima negli Stati  Uniti e successivamente in tutto il mondo.
Questa metodologia di arresti,punizioni ed interrogatori, entrò a far parte dell’arte e della letteratura giapponese,creando un’insieme di miti,luoghi e scenari…E’ semplice collegare storia,letteratura e arte, un po’ meno semplice è il capire come ci sia stata l’erotizzazione di questa pratica.
E’ qui che entra il campo il ‘’sadomasochismo erotico’’, da sempre esistito nella storia dell’umanità.
Nel Periodo Edo si verificarono determinate condizioni,come ad esempio un ambiente sicuro, un contesto ricco di immaginazione..,che favorì lo sviluppo di certi pensieri e interessi: la vergogna e le punizioni si mescoleranno con gli Shunga (le stampe erotiche giapponesi) e il teatro Kabuki.
Ed è in questo nuovo contesto che si produrranno le prime immagini pubbliche con un contenuto ,più o meno, sadomasochista.
Anche le arti grafiche daranno un grande contributo per mantenere vivo lo scenario del periodo Edo.
Concludo facendo un ultimo riferimento sempre inerente alle arti grafiche. Alla fine del secondo conflitto mondiale, ci fu un forte incremento delle riviste ‘’pulp’’, che furono chiamate ‘’Kasuori-shi’’ (liquore di bassa qualità) per via della bassa qualità della carta che veniva utilizzata per stampare e del contenuto vagamente erotico.
La più famosa di queste riviste era il Kitan Club Magazine, nome derivante da ‘’inbunkitan’’,cioè ‘’strane storie’’,che fece la sua prima comparsa nel 1947 e cercava di combinare racconti di vario tipo.
Nel 1952, Katia Reiko, pubblicò un suo disegno intitolato ‘’10 posizioni di donne nude e legate’’. Questa opera fu un punto di svolta perchè dalla sua apparizione in poi vi furono sempre più immagini e racconti sul bondage utilizzato in maniera erotica.

 

Martina e Carmela- Come fa un dilettante ad imparare?
Martina Pesciotti: Beh per imparare,bisogna inizialmente documentarsi sulla storia di questa pratica,perché solo così puoi capirne il senso.
Poi ti consiglio di frequentare corsi,ormai in quasi ogni regione si tengono lezioni ed eventi dedicati anche esclusivamente al bondage.
Non affidarti al primo che capita su un social, ma chiedi il piú possibile a persone che praticano giá da diverso tempo,loro ti potranno dare consigli in base alle loro esperienze e magari indirizzarti verso il corso piú adatto a te.

 

William J. (Mente Digitale) – A cosa deve stare più attento chi lega? E chi viene legato?
Secondo me,chi lega e chi viene legato/legata hanno attenzioni molto simili, si deve costruire un’ambiente sicuro,sano e consenziente…e da qui non si scappa.
Per sicurezza intendo tutto ciò che va dal qualcosa di ‘’pratico’’, come ad esempio una struttura solida per le sospensioni, gli strumenti di sicurezza come ad esempio le forbici (di cui allegherò un’immagine dato che non sono le forbici che si usano per tagliarsi le unghie), le manovre di primo soccorso in caso di incidenti (svenimenti, compressioni di nervi, problemi di articolazioni in seguito a una legatura…).
E’ importante chiedere e dare un feedback durante la legatura in modo che si possa ‘’correggere il tiro’’ o meglio ‘’correggere la corda’’  (ironizzo) per fare in modo di non procurare danni o almeno, avvertire che qualcosa non va…che a parer mio non riguarda solo il livello fisico, ma anche mentale, come ad esempio ansia, tensione, senso di costrizione che magari ad un certo punto non è più gradito.
Chi viene legato/legata è importante che dica a colui o colei che lega, se ha subito particolari interventi, se è sotto effetti di sostanze, se prende determinati farmaci che possono alterare anche solo la pressione..insomma tutte queste accortezze che possono far capire meglio la situazione della persona in quel preciso momento.

 

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Francesca –
 Qual è la figura più complessa da eseguire?

Ogni figura é diversa. Non é possibile secondo me classificarle in base a questo criterio.
Di solito sono le cose piú “semplici” a rivelarsi le piú complicate e le piú importanti.
Ad esempio ,senza una manetta fatta bene,non potrai mai pensare di sospendere completamente una persona,proprio perché l’inizio potrebbe non essere stato eseguito nella maniera corretta e di conseguenza,la struttura che poi costruirai partendo dal primo passaggio non verrá nella maniera corretta.

 

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Alice – Quanto è importante la passione tra due persone per praticare queste tecniche, quanto la complicità e quanto la fiducia (una non implica l’altra)?

La fiducia é fondamentale, come in qualsiasi tipo di relazione (ti fideresti ad andare in macchina con un tuo amico che sai che é sotto sostanze stupefacenti dopo una serata in discoteca? Questo é un esempio che faccio sempre,poiché la fiducia é molto soggettiva).

Per quanto riguarda la passione e la complicità dipende molto da come decidi di approcciarti a questa pratica.
Nel mio caso non mi interessa avere una particolare empatia con chi mi lega,visto che per me è un hobby, è un momento di divertimento.
Per altre persone invece è un momento di totale condivisione emotiva ed empatica con il partner, un ‘’legarsi’’ (scusate il gioco di parole tristissimo) con l’altro.
Altri lo vivono come un lavoro…insomma è importante quello che fa star bene te!

 

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William J. (Mente Digitale) – Cosa cambia a livello fisico e mentale da un “normale” (le virgolette sono d’obbligo) rapporto sessuale?
Purtroppo questa domanda per me è davvero complicata ahahah.
Ora farò infuriare tutti i praticanti di corde,ma mi prendo questo rischio. Io ‘’vivo le corde’’ (ora va tantissimo questo termine che boh,mi lascia perplessa sempre di più), come una forma di divertimento…hobby…
Provo a spiegarmi, non posso rispondere perfettamente a questa domanda perchè io in primis non la vivo come ‘’momento erotico’’, non ho un particolare trasporto emotivo e fisico che mi permetta di distinguere il bondage da un ‘’normale’’ rapporto sessuale.
Rischierei di dire i soliti clichè, che ti dirò, mi hanno un pò stancato.

 

Francesco Azathoth – Come mai pratichi ancora bondage e affini dopo aver subito dei danni all’anca?
Ironicamente di risponderei…’’ma sono masochista!!!’’, più seriamente ti rispondo così : In questo periodo sono andata dal posturologo, dall’ortopedico, dal fisioterapista ecc, ho portato tutti i miei esami e a tutti ho raccontato diciamo la mia cartella clinica: come mi sono fatta male, che analisi avevo fatto e da che specialisti ero andata.
Come se l’anca non bastasse, abbiamo notato che ho la colonna vertebrale fatta un pochino male, praticamente mi manca la curvatura della parte lombare (in parole povere la mia schiena va giù dritta) e questo spiegava  anche i dolori che ho alla schiena.
Ovviamente io che sono una persona normalissima, la prima cosa che chiedo è ‘’ma le legature posso farle ancora?’’.
Hanno fatto tutti una faccia un pochino stranita, anche perchè una volta che sai che questo dolore alla gamba te lo porterai dietro tutta la vita,la prima cosa che pensi è ‘’ma potrò continuare a fare quello che facevo prima?’’ E la risposta dei medici è stata ‘’si’’.
Ormai è un problema che c’è,non è che se non mi faccio legare più l’anca si abbassa miracolosamente (si può sperare che mi capiti un’altra sfiga che mi faccia riallineare l’altra ahahah).
Questo per me fu un sollievo, non tanto perchè potevo continuare a fare shibari,che è il minimo…ma perchè pensavo potesse incidere molto di più.
Me la caverò secondo i medici con delle scarpe col tacco, un plantare e dei corsi di postura.
Poteva andarmi molto peggio.

 

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Andrea –
 Hai paura di cadere quando ti sospendono?

Ahahahah è la prima domanda che mi fece mia mamma!!!  Inizialmente si,pesavo anche di più quando iniziai, ogni volta che sentivo un rumore della struttura pensavo ‘’ecco ora cado’’.
Ma col tempo mi è abbastanza passata, ma non nego che ogni tanto ci penso ancora ahahah.
Preciso che le strutture dove eseguo le sospensioni sono tutte a norma,quindi penso che per cadere ci voglia la sfortuna che ti perseguita…ma non si sa mai!!

 

Elena – Preferisci le sospensioni o le corde a terra? 
Personalmente preferisco le sospensioni, con le corde a terra mi annoio abbastanza facilmente e poi diciamocelo…’’fanno più figooo!!!’’ (Ironizzo).
A parte gli scherzi,le sospensioni mi divertono molto di più, soprattutto quando vado a testa in giù e inizio a cantare ‘’Volare’’ di Modugno.
Insomma, certe cose con le legature a terra non le puoi fare!!!

 

Aurora – Come fai a far convivere questa forma d’arte che sicuramente fa molto parlare con la vita privata e le relazioni?  Ti sei mai sentita esclusa per questo?
Col tempo ho imparato a gestire le frecciatine che mi facevano in classe, tipo ‘’cotechino’’ (che poi mi è sempre piaciuto come soprannome, perché a volte sembro davvero un cotechino), ‘’arrosto’’ ecc.
Delle situazioni che nella vita ‘’quotidiana’’ mi hanno fatto soffrire parecchio sono state in particolar modo due: La prima quando i miei compagni di classe avevano fatto un gruppo dove si mandavano le mie foto prese da facebook dove magari ero legata e se le passavano (poi ho capito che mi stavano facendo solo pubblicità e ci tengo a ringraziarli se mai leggeranno questo articolo), e il secondo caso è quando un medico da cui ero andata per fare un controllo ai nervi dopo un’incidente in sospensione, mi ha totalmente preso in giro per tutta la visita facendo continue allusioni sessuali al sadomaso.
Potrei aggiungere tantissimi altri casi in cui sono stata un ‘’bersaglio’’, ma sono felice di aver avuto anche molto supporto da parte dei miei genitori, dei miei professori del liceo ecc
Per quanto riguarda le amicizie, fuori dall’ambiente BDSM ho tagliato i ponti con tutti, per scelta mia personale.
Per le relazioni più ‘’’’’intime’’’’ non ho mai avuto problemi, tutti lo hanno sempre accettato e compreso , sia se uscivo con ragazzi dell’ambiente BDSM, sia se uscivo con ragazzi che col bdsm non avevano nulla a che fare!

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