Home > Res comanda colore > Parliamo Di Body Shaming, foto rubate e politically correct.

Parliamo Di Body Shaming, foto rubate e politically correct.


Scritto da:


Letto volte      

Tempo di Lettura: 4 minuti

Quando il body shaming indossa la maschera della finta empatia e della “profonda sensibilità”, capita che vengano partoriti post sui Social Network che hanno una sola utilità: la diffusione di cliché e stereotipi.

Incredibile che serva ricordarlo, eppure è meglio fare un ripasso: grasso non significa complessato, così come magro non è sinonimo di sicurezza in sé stessi.

Da qualche giorno sta girando una foto di una ragazza un po’ in carne seduta in spiaggia.

Non vi linkerò il post in questione, non ritengo sia il caso di diffondere la foto di una ragazza che, è lecito pensare, non sia consapevole di essere stata fotografata.

La foto è di spalle, nulla lascia intendere se la ragazza sia a disagio o meno.

 

“Sono in spiaggia, davanti a me c’è questa ragazza florida che sembra una figura mitologica, metà adolescente e metà asciugamano. Non abbandona mai la sua corazza di spugna multicolore, la osservo da un po’ e non l’ho mai vista entrare in acqua, nonostante il mare sia di un blu cobalto al quale è davvero difficile resistere. Guarda le onde ma non si alza, perché ciò significherebbe mostrare un corpo che evidentemente non accetta, che è diverso da quello della sua coetanea che fluttua sul bagnasciuga giocando a racchettoni a un metro da lei, senza un grammo di cellulite sulle sue cosce snelle da cerva.
La guardo e penso a quanto vorrebbe tuffarsi in acqua, libera e sicura di sé; a quanto si stia rovinando una delle estati più belle della sua vita e a quante ancora se ne rovinerà prima di capire che la sua mente è l’asciugamano più potente che possa utilizzare per sentirsi bella e forte.
Perché lei lo è, lo siamo tutti (ma ancora non lo sa)”.

—Raf Denaro.

 

Quello qui sopra, è il testo che accompagna la foto ed è l’ennesima dietrologia sui – presunti – profondi pensieri e motivazioni strazianti di una ragazza sovrappeso, seduta in spiaggia e avvolta – parzialmente – da un asciugamano.

Ciò che si evince è che la ragazza è da compatire e, secondo una certa mentalità, è necessario far passare il messaggio che siamo tutti bellissimi, anche tu cara ragazza che definirò florida perché sono molto politically correct: fatti serena il bagno, hai il permesso e la compassione di noi normopeso.

 

Sappiate che odio tantissimo chi cerca di vestire i panni di colui che combatte il body shaming… facendo body shaming, tra l’altro.

 

Non è chiaro se la foto sia rubata o meno, ma poniamo non lo sia, ecco io mi sono immaginata questo tipo di conversazione:

Fotografo/a: ciao cara, ti ho fatto una foto di spalle, vorrei pubblicarla sui social.
Ragazza: ma veramente, io non…
F: tranquilla ti riconosceranno solo i tuoi compagni di scuola. Non ti si vede in faccia.
R: Ma io…
F: tranquilla, davvero, non devi sentirti a disagio perché sei florida!
R: Florida?
F: vorrai mica che dica obesa o sovrappeso. Florida è più poetico!
R: scusa?!
F: guarda quanti like. Sono tutti pensieri di incoraggiamento per te e qualche insulto sul fatto che dovresti metterti a dieta. Però, tranquilla… Puoi farti il bagno accanto alla tua amica che sembra una cerva, senza un filo di cellulite.
R: ma io non voglio fare il bagno…
F: ma si che vuoi. Solo che non lo sai! Nessuno ti sta giudicando per il tuo peso. Tu sei florida lei è tonica. Ma non vi sto mettendo a confronto.
R: veramente è proprio quel che stai facendo!
F: ma che dici? Ho detto che sei bellissima, come tutti!
R: ma che problema hai?
F: nessuno! Bene, grazie per la foto. Seguimi per vedere quanta gente scriverà cose bellissime e si sentirà in diritto di stabilire cosa deve pensare e sentire una persona ciccFlorida. Volevo dire florida!

 

 

Ecco, se esistesse giustizia, al termine di questa conversazione, dovrebbe apparire un padre alto e piazzato come il Dio del mare, prendere il telefono del paladino de noartri che ha fatto quel post, e lanciarlo in direzione del sole. Il telefono, solo il telefono. Non amo la violenza.

Il giorno che la gente imparerà a smetterla di fare dietrologia sulle scelte altrui, sarà un giorno bellissimo e forse, dico forse, anche io, come molti altri, mi sentirò meno a disagio ad andare al mare e stare in spiaggia a costruire castelli con la sabbia.

Che poi è il solo motivo per cui valga la pena di stare in spiaggia.

Edit: proprio mentre sto per chiudere l’articolo, trovo la risposta della ragazza in questione e mi sento in dovere di condividerla anche con voi, perché è da standing ovation per la calma che dimostra.

Ora mi raccomando: partiamo alla carica gridando che il ciclo è normale e non si doveva nascondere.

No! Fermi! State fermi! Non serve: limitatevi a pensare che, talvolta, le persone non siano mosse da null’altro che il loro desiderio, più che legittimo, di vivere la loro vita come accidenti vogliono. O dall’urgenza di andare in bagno.

Articoli simili
CLUBBEZ: il social network italiano, etico ed ecologico
Edward Snowden parla al Wired Next Fest, Mente Digitale c’era
You
Steemit: il social network che paga gli utenti