Marsia

La tragica storia del Satiro musicista

 

Sta li Marsia, a quell’albero attaccato

Ogni pezzo di pelle è staccato

Monito di chi un Dio vuole sfidare

Come Aracne, la punizione non tarda ad arrivare

Pulsano le vene; potresti contare

le viscere zampillanti e le fibre sanguigne.”

Il satiro ha scoperto quanto le divinità siano maligne.

Dentro l’Aulos con maestria soffiava

Oh, con che maestria quello strumento suonava!

Ma Apollo era invidioso

I denti stringeva da quanto era roso

Il semidio sfida, sputando per terra contro la divinità completa

Il signore della musica scende dal suo carro, con aria indispettita

Le muse fanno da arbitro, al vincitore un cupo premio spetterà

Leggi anche:  Poi il Silenzo... non si sente niente più.

Dello sconfitto il suo destino deciderà

Il primo scontro è un pareggio tra il satiro con il flauto creato da Atena

E il dio irato, che non provava più alcuna pena

Allora Apollo cambia le regole a suo favore

“Vediamo se riesci a cantare e suonare” disse con furore

Marsia era condannato

Non si può cantare con uno strumento a fiato

Per questo è spacciato

Scorticato

Dissanguato

Macellato

Marsia alzò la testa contro chi non poteva altro che abbassarla da quanto era in alto

Leggi anche:  Nel Mare di Rhun

Ma in fondo, questo è sogno di ogni essere, superare ogni altro

Ed è per questo che Marsia morì

In una gelosia e superbia divina,  il suo talento sparì

 

La Punizione di Marsia, dipinto del Tiziano