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Gianna Gesualdo è una doppiatrice professionista con alle spalle una carriera ricchissima di lavori tra cinema e serie TV.
Ci sono nomi che basta cercare su Internet per iniziare a scorrere l’elenco delle produzioni a cui hanno prestato la voce, per rendersi conto che arrivare in fondo è un’impresa!
Tra i suoi numerosi lavori c’è spazio anche per il mondo dei videogiochi, ed è proprio questo l’aspetto che oggi ci interessa di più. Abbiamo quindi deciso di fare quattro chiacchiere con lei per scoprire cosa significa dare voce ai personaggi che accompagnano le nostre avventure davanti allo schermo, ma anche per conoscere meglio la persona che si nasconde dietro al microfono.

D. Come è nata la tua passione per il doppiaggio?
Mi piacerebbe tornare con te al momento in cui hai capito che questo mondo avrebbe potuto far parte della tua vita. Ricordi un episodio preciso, una voce, un film o qualcosa che ti ha fatto pensare: «È questo che voglio fare»?
R. Mi è sempre piaciuta l’idea di fare l’attrice. Però, per pigrizia, timidezza e soprattutto per il fatto di dover essere sempre osservata, mi sentivo un po’ intimidita. Scoprire che esisteva un mondo in cui potevo mettere la mia arte al servizio di un personaggio, ma rimanendo nascosta, mi ha affascinata tantissimo.
E poi mi piaceva proprio il suono della voce, la sua musica, la musicalità. Ho iniziato a scoprire le voci dei doppiatori, a riconoscerle e a innamorarmene. Curiosamente mi rimanevano più impressi i doppiatori uomini rispetto alle donne! Ancora oggi conosco più nomi di doppiatori maschili che femminili, non so perché.
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A quel punto ho scoperto che a Pescara organizzavano un corso di doppiaggio, nel 2011, e ho deciso di frequentarlo. Mi sono resa conto di essere portata e da lì è iniziato tutto.
Io sono di Foggia. Dopo il corso sono tornata a casa, dove ho trascorso un anno sabbatico, e successivamente ho deciso di trasferirmi a Roma. Sono arrivata senza niente, nemmeno un soldo. I miei genitori non potevano aiutarmi economicamente, quindi ho dovuto arrangiarmi.
Facevo provini, ma contemporaneamente dovevo lavorare per mantenermi. Per quattro anni ho fatto la guardia in un ospedale, alternando i turni di lavoro alle occasioni che riuscivo a trovare nel doppiaggio.
È stato un periodo davvero impegnativo. Il problema di questo mestiere è che i pagamenti arrivano anche dopo tre mesi, quindi, prima di poterti mantenere soltanto con il doppiaggio, devi riuscire a costruirti una continuità lavorativa.
Negli ultimi mesi facevo praticamente tutte le notti in ospedale e di giorno andavo a doppiare. Avevo una tachicardia perenne, non ce la facevo più!
Quando finalmente sono riuscita a entrare stabilmente nel settore, ho lasciato il lavoro in ospedale. Mi sono detta: «Non sono venuta a Roma per fare la guardia!».
Da allora sono passati più di dieci anni. È stato un percorso lento, graduale. Mi sono fatta conoscere, anche se oggi uno dei miei rimpianti è forse quello di non aver fatto di più all’inizio.
Sono sempre stata un po’ timida nel propormi. Ancora oggi, pur essendo una professionista, mi vergogno ad andare da un direttore di doppiaggio che magari non mi conosce e chiedergli di ascoltarmi. Forse avrei dovuto insistere di più quando avevo ancora quell’entusiasmo degli inizi.
D’altra parte, quando il lavoro diventa troppo, mi viene l’ansia! Perché io voglio anche vivere, stare a casa, fare le mie cose. E Roma, con i suoi spostamenti e i suoi ritmi, è una città davvero impegnativa.
Però sono contenta. Non potrei fare altro nella vita.

D. Tu hai lavorato tantissimo nel doppiaggio cinematografico e televisivo, ma come sei arrivata al mondo dei videogiochi? È stata una produzione a contattarti, hai partecipato a un provino oppure sei stata tu a proporti? Insomma, come funziona per un doppiatore l’ingresso in questo settore? E, una volta davanti al microfono, quali sono le principali differenze tra doppiare un videogioco e doppiare una serie TV o un film?
R. In realtà ci sono arrivata un po’ per caso, grazie alla società con cui collaboro, la M.I.L.K.
All’inizio della mia carriera avevo cominciato a lavorare con loro nel doppiaggio di film. Nel tempo abbiamo costruito un bel rapporto professionale e, quando la società ha iniziato a occuparsi anche di videogiochi, sono arrivate le prime opportunità.
Tra i primi titoli c’era Assassin’s Creed, per il quale avevo fatto qualche piccola parte.
Poi un giorno mi hanno chiamata per un provino relativo a un nuovo videogioco. Ricordo benissimo quella giornata, perché il provino fu veramente impegnativo.
La direttrice era molto esigente, cercava la perfezione in ogni dettaglio. A un certo punto mi sembrava quasi impossibile riuscire a soddisfare tutte le richieste!
Ricordo soprattutto che durante il provino dovevo fare un urlo fortissimo. Una cosa davvero estrema, che mi sembrava di non riuscire proprio a riprodurre. Alla fine, non so nemmeno come, ce l’abbiamo fatta.
La direttrice, al termine della sessione, mi disse una cosa che mi è rimasta impressa: «Ti sto pressando e stressando perché voglio che tu vinca questo provino».
E infatti lo vinsi!
Ero felicissima, anche perché il personaggio [Amara – Borderlands 3] mi piaceva tantissimo e mi somigliava fisicamente: aveva i capelli neri come me. Mi ricordo che guardandola pensavo: «Ma questa sono io!».
Da lì sono arrivate altre esperienze, tra cui Call of Duty, altri Assassin’s Creed e diversi videogiochi di cui adesso non ricordo tutti i titoli.
Ho sostenuto anche un provino per Cyberpunk 2077, ma purtroppo non l’ho vinto. Quello mi è dispiaciuto davvero tanto! Non ricordo nemmeno esattamente per quale personaggio fosse. Credo comunque di aver interpretato qualche piccolo ruolo anche in quel gioco.
Insomma, per quanto mi riguarda, l’ingresso nel mondo dei videogiochi è avvenuto attraverso una società con cui avevo già un rapporto di lavoro e, successivamente, attraverso i provini.
Dal punto di vista tecnico, però, doppiare un videogioco è molto più impegnativo rispetto a un film o a una serie TV.
Spesso, infatti, non abbiamo nemmeno le immagini del personaggio a cui fare riferimento. Nel doppiaggio tradizionale puoi vedere la scena, seguire le espressioni dell’attore, i movimenti e il contesto in cui viene pronunciata una battuta. Nei videogiochi, invece, può capitare di avere soltanto la traccia audio originale e la sua durata. Devi quindi riuscire a interpretare la battuta in italiano rispettando esattamente quel tempo, senza necessariamente poter vedere quello che sta succedendo sullo schermo.
E non si tratta soltanto dei dialoghi! Nei videogiochi dobbiamo registrare anche tutti i suoni che accompagnano le azioni del personaggio: i respiri, gli sforzi fisici, i versi durante i combattimenti, le reazioni al dolore, le urla e così via.
Sono tantissime piccole interpretazioni che devono risultare credibili e coerenti con quello che il personaggio sta facendo. È un lavoro molto più articolato di quanto si possa immaginare e, soprattutto nelle sessioni più intense, anche fisicamente impegnativo per la voce.

D. Da appassionata di videogiochi, credo che i gamer possano sviluppare un legame particolarmente forte con la voce di un personaggio giocabile. In fondo, in un certo senso, lo state interpretando entrambi: tu come doppiatrice e il giocatore attraverso le proprie scelte e azioni. Inoltre, l’esperienza di un videogioco può durare decine, se non centinaia di ore, molto più di un film.
Nella tua esperienza, sono soprattutto gli appassionati di cinema e serie TV a contattarti, oppure ricevi più messaggi dai fan dei videogiochi?
R. Sì, assolutamente! I videogiocatori mi scrivono molto di più.
Credo che gli ambiti che hanno i fan più affezionati siano proprio i videogiochi e gli anime. Sono mondi in cui il pubblico sviluppa un rapporto davvero speciale con i personaggi e, di conseguenza, anche con chi presta loro la voce.
Per le serie televisive è un po’ diverso. A meno che non si tratti di un fenomeno enorme, tipo Stranger Things, difficilmente il pubblico si interessa così tanto ai doppiatori.
Con i videogiochi, invece, si crea proprio un rapporto più diretto.
D. Ti hanno mai invitata a qualche fiera o Comic Con?
R. No, non ancora. Per quanto riguarda gli anime, in realtà, non ne ho doppiati molti. Proprio adesso sto lavorando a un anime, con un personaggio che richiede tantissima energia!
Mi capitano sempre questi personaggi molto esuberanti, che devono stare continuamente con l’energia a mille!
È un settore nel quale non sono ancora entrata del tutto, ma mi piace tantissimo. Adoro gli anime e spero davvero di poterne doppiare molti altri.
Un ringraziamento speciale
Concludo questa fantastica chiacchierata con una considerazione personale: Gianna mi ha colpita per la sua straordinaria gentilezza, per il suo cuore grande e per una delicatezza che, sinceramente, non mi sarei mai aspettata. Sorprende ancora di più pensando ai personaggi così energici, esuberanti e pieni di carattere a cui presta la voce.
È stato davvero bello scoprire la persona dietro quei personaggi, e forse è proprio questo il bello delle interviste: incontrare qualcuno che pensavi di conoscere attraverso il suo lavoro e scoprire che ha ancora tanto da raccontare.
Grazie di cuore, Gianna, per la tua disponibilità, la tua dolcezza e per aver condiviso con noi un pezzetto del tuo mondo.
