Mente Digitale

Contare fino ad “A e B”

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Integrazione, racconto di un professore. Come la multiculturalità ci riempie l’anima.

 

È  un’estate veramente calda, questa del 2021, non che la cosa mi abbia mai dato fastidio, amo il caldo, ma quello che amavo di più era stare con Lei, mentre tenevo il suo bambino e lo aiutavo a salire le scale di un scivolo.

Era caldo in quel parco, Lei era seduta, stanca dopo aver lavorato tutto il giorno, io giocavo con suo figlio, tenendolo per mano, mentre saliva un gradino e lui sapeva benissimo che doveva mettere l’altro piedino in avanti solo quando sarebbe stato solido su quello che aveva appena poggiato, lo sapeva perché gli avevo insegnato una canzoncina

A, metti avanti un piedino
B, ecco l’altro pie piccino

A-B, poi di nuovo A-B, fino a raggiungere la cima, poi scivolare, tornare ridendo verso le scale, non prendere più la mia mano e fare da solo “A-B-A-B” e salire.

Aveva imparato, ora poteva divertirsi, mamma poteva stare tranquilla e riposarsi un pochino, mentre io pensavo una cosa “Sono questi i momenti per cui ho voluto divenire un insegnante”.

La mia storia inizia fin dai tempi delle superiori, oltre alla mia esageratamente lunga e demenziale carriera universitaria presso l’Università degli Studi di Genova, facoltà di Storia. Ho sempre amato quella scienza umanistica, le sue svariate sfaccettature, il suo volersi mettere sempre in dubbio e il fatto che non esista mai davvero una “Verità” (con buona pace delle persone che credono che possano esistere Tali Verità, che di solito sono tra le più grandi balle del mondo) e che ogni anno ci sono nuove fonti e nuove ipotesi su determinati eventi storici ed è questa la parte che amo di più della Storia.

Ho sempre amato raccontare le storie, visto che gioco di ruolo da quindici e passa anni, ho sempre avuto fantasia e voglia di parlarne, passando spesso da infantile o persona che non vuole andare avanti con la sua vita, ma non mi è mai importato molto.

Verso i ventuno anni ebbi il mio primo alunno per quanto riguarda le ripetizioni, che chiamerò O. per rispetto della privacy, figlio di una ragazza che conoscevo per amicizie canine in comuni.

O era un ragazzo timido, con un pesante DSA e una situazione famigliare molto pesante, ciò lo aveva reso svogliato e alquanto restio a fare lezione con me, anche perché questo giovanotto (era in seconda media) non aveva mai saputo né potuto comprendere che fosse possibile insegnare in altri modi, specialmente in modi divertenti.

Non mi nasconderò dietro una maschera di ipocrisia e vi dirò la verità, iniziai con immensa fatica e a volte con ostilità nei suoi confronti, visto che non avevo mai avuto una vera idea di come si insegnasse, ma col tempo e con (tanti) errori, finalmente compresi come prendere O, ovvero per la gola, no, non intendo nulla di violento o culinario, ma tramite i suoi interessi.

I videogiochi

Si studiava storia romana? Grazie a Dio esistono tantissimi giochi che ne parlano e giù a spiegare ogni singola unità, ogni evento e lì le cose cominciarono a cambiare, se prima O non voleva mai e poi mai fare lezione, ora scalpitava per poter fare lezione con me, quanto imparò in quei mesi!

Poi successe tutto quello che un insegnante di una materia vorrebbe sentirsi dire da un discente:

“Ma lo sai che mi sono appassionato alla storia?”

E anche lì pensi, sì, questi sono i momenti per cui insegnare è qualcosa di meraviglioso, qualcosa per cui hai lavorato, qualcosa che ti porterà ad essere davvero felice, qualcosa che ti faccia pensare “Anche io ho un ruolo in tutto questo”, perché io ho sempre detto una cosa, l’insegnamento non è un mestiere, ma è una sensazione, neanche un’ ispirazione, perché non è che un giorno ti alzi, schiocchi le dita e pensi “Wow, posso insegnare” anche perché senza le giuste carte fai ben poca strada, ma se non parti con la formae mentis giusta, non vai da nessuna parte, ma di questo ne parlerò tra poco, quando parlerò del mio entrare nel mondo dell’insegnamento vero.

Passano (tanti) anni e finalmente, tra l’incredulità del mondo, mi laureo, faccio il master per quanto concerne l’Andragogia (la pedagogia degli adulti) e mando le richieste per fare la M.A.D (messa a disposizione, nonché Mutua assicurata Distruzione per noi insegnanti) e dopo aver fatto diverse scuole elementari, in cui potevo si far vedere la mia fantasia, ma non troppo, vengo chiamato da una Scuola Media in un paesino dell’Hinterland genovese, pieno di fiducia e di eccitazione, decisi di provare questa nuova avventura.

Fu una delle cose più belle della mia vita!

Oltre all’ambiente SQUISITO che trovai dai colleghi e non solo, trovai una serie di classi mature, di giovani menti che erano aperte al voler apprendere qualcosa di nuovo, anche in maniera un po’ diversa rispetto al solito, ma come erano le mie lezioni

Non erano soltanto leggere dal libro, ma confronto, laboratorio e tanto coinvolgimento, la lezione era fatta assieme a me, non dal sottoscritto.

Non ho seguito il libro? Ma hanno appreso la lezione, quindi? Dove sta il problema?

Questo è quello che ho fatto comprendere a miei colleghi che avevano molti più anni di me e tanta esperienza (e cultura), ben superiore alla mia, ma che erano stanchi e che non capivano come potessi divertirmi così tanto.

Perché succedeva tutto questo? Perché questi miei colleghi e colleghe non sono state seguite da nessun ente né hanno avuto una semplice formazione per quanto riguarda il mondo degli insegnamenti, un problema di cui, se volete, potremo parlarne in un altro articolo, tempo al tempo.

Far vedere God of War per insegnare Mitologia greca.

Far vedere Call of Duty e fargli fare dei gameplay per parlargli della Seconda Guerra Mondiale.

Far capire la letteratura tramite esempi che tutti possano capire basandosi sulla cultura moderna.

Spiegare Petrarca e Dante facendogli creare una loro mini commedia o un mini Decamerone.

Far vivere la storia ai discenti.

Il risultato non è soltanto quello di poter dare dei bei voti, ma anche quello di creare dei rapporti e delle soddisfazioni non solo personali, ma anche per loro.

Quando si entra in classe e si vede i ragazzi fare il saluto di “Attack on Titan” e applaudono quando finisci il tuo periodo di M.A.D.

Quando O ti scrive anche dopo anni.

Quando passeggi in un parco e guardi i bambini che giocano sugli scivoli e vedi che uno che ha l’età di Suo figlio e pensi a “A-B”.

Capisci che cosa vuol dire fare l’insegnante.

E perché insegnare sia la cosa più bella del mondo, perché non solo sei quello.

Sei anche fratello maggiore.

Sei guida.

Sei esempio.

Sei un porto sicuro.

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Prof Carbone

Insegnante Genovese di materie umanistiche e di italiano per stranieri. Nerd incallito, amante della tecnologia, del nuoto e della letteratura. Libri pubblicati: Vedrai chi sono Memorie dal nulla

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