5 cose che quasi tutti sbagliano sui Celti

Cinque miti da sfatare sui Celti

Facendo rievocazione, parlando con persone e girando su internet ho notato che esistono molte idee sbagliate sui Celti alle quali, però, molta gente crede: questi sono alcuni degli errori che vedo più spesso, queste sono 5 cose che (quasi) tutti sbagliano sui Celti.

1) Non vengono dall’Irlanda nè dalla Scozia

Questo è decisamente l’errore più comune, infatti alla domanda “di dov’è originaria la cultura celtica?” la risposta delle persone è quasi sempre “Irlanda” o “Scozia“.

In realtà la cultura celtica propriamente detta è quella di La Tène, che prende il nome del sito archeologico di La Tène in Svizzera; questa cultura si sviluppò dal V sec. a. C., dapprima in Europa centrale (Svizzera, Germania e Austria), e poi si espanse per buona parte del continente, fino a coprire un territorio che andava dalla Spagna alla Turchia e dal centro Italia fino alle isole Britanniche.

Area d’origine della cultura di La Tène

Questa cultura si unì con le varie popolazioni che incontrava nei nuovi territori colonizzati, questo è uno dei motivi per cui i Celti non si possono definire un popolo unico e coeso. Mentre in Europa continentale i Celti furono assimilati dai Romani e la cultura lateniana modificò fortemente quella romana, nelle isole Britanniche, soprattutto Irlanda e Scozia, gli influssi romani furono minori e le varie culture si svilupparono con forti legami con le popolazioni preesistenti; per esempio ad oggi non si sa se i Pitti, che vissero in Scozia fino all’XI sec., fossero Celti o no.

Quindi no, non venivano dall’Irlanda nè dalla Scozia.

Mappa delle zone abitate dai Celti nel III sec. a. C. (In giallo l’area di origine della cultura proto-celtica di Hallstatt; in verde scuro aree dove si parlano ancora lingue celtiche)

2) Non indossavano il kilt

Un’altra cosa che molti pensano è che il kilt sia un’indumento celtico, ma si sbagliano di grosso. La forma più antica di esso è il belted plaid (“coperta con cintura”) ed era una coperta in lana con disegno a tartan avvolta attorno al corpo e alle gambe, per gli uomini si fermava alle ginocchia e per le donne alle caviglie; si sviluppò in Scozia negli ultimi anni del XVI sec. In alcune raffigurazioni si notano i pantaloni sotto di esso, in altre (più recenti) no. In realtà questo indumento era più simile ad una tunica e non c’entra nulla col kilt moderno.

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Belted plaid in un disegno dell’inizio del XVII sec. (Notare i pantaloni)

Il kilt propriamente detto fu inventato dal quacchero Thomas Rawlinson negli anni ’20 del ‘700: egli infatti si trasferì in Scozia, vide il modo di indossare il mantello in tartan sopracitato e creò una nuova moda con il gonnellino che tutti conosciamo oggi.

Nell’età del ferro i mantelli in tartan erano indossati dai Celti, ma sicuramente non avevano un gonnellino essendo fra le popolazioni che introdussero l’uso pantaloni ai Romani.

3) Non tutti si dipingevano per combattere

Questa è un’altra cosa che vedo spesso nella cultura di massa: i Celti continentali non si dipingevano il corpo per combattere; era una pratica esclusiva dei popoli britannici.

Sappiamo che non si dipingevano per il semplice motivo che i tatuaggi, la scarificazione e la pittura cerimoniale erano cose che gli scrittori romani e greci tendevano a descrivere sempre; infatti abbiamo molte testimonianze dei Britanni con i corpi dipinti e tatuati:

“(I Britanni) si tingono il corpo col guado, che produce il colore blu” Cesare, de Bello Gallico V.14

“Britanni colorati di guado” Marziale, Epigrammi, XI.53.1

“Si tatuano il corpo con vari motivi e si pitturano ogni sorta di animale” Erodiano, III.14

Ma non abbiamo testimonianze di altri Celti coi corpi dipinti.

4) Non erano dei selvaggi

Uno degli errori più comuni che vedo è il considerare i Celti come selvaggi e “barbari” (Fun Fact: il termine “barbaro” nasce in Grecia, dove la parola onomatopeica “Βαρβαρος” letta “Barbaros” identificava in maniera dispregiativa e derisoria i non-Greci che balbettavano i versi “bar-bar” cercando di parlare in greco).

In realtà i Celti continentali erano tecnologicamente molto avanzati, soprattutto nella tecnologia militare, in quella metallurgica ed agricola; basti pensare che i Romani ne adottarono moltissime da essi: la cotta di maglia, il gladio, alcuni dei tipi di elmi più usati (Montefortino e Gallico Imperiale), alcuni tipi di gioielli fra cui il Torque, la tecnica della vite maritata alberta (chiamata dai Romani “arbustum gallicum“) e la mietitrebbia a spinta per il frumento. Questo solo per citarne alcune.

Elmo di tipo Montefortino rinvenuto a Montefortino nelle Marche, IV-III sec. a. C.

“L’armatura (lorica) (…); in seguito si includettero a questo vocabolo quelle galliche in ferro, tuniche fatte da anelli in ferro” Varrone, De Lingua Latina V.24,2

Il Gladius Hispaniensis fu il primo tipo di gladio vero e proprio usato dalle legioni romane; acquisito nella Spagna celtibera da Scipione l’Africano durante la Seconda Guerra Punica, fu poi adottato e standardizzato durante il II sec. a. C.

“Quando [i macedoni] videro i corpi smembrati con la spada ispanica, le braccia staccate dalle spalle, le teste mozzate dal tronco, le viscere esposte ed altre orribili ferite […] un tremito di orrore corse tra i ranghi” Tito Livio, XXXI.34

Ricostruzione di Gladius Hispaniensis

Per la trebbiatura:

“Nelle vaste province della Gallia un grande telaio cavo, armato di denti e supportato da due ruote, viene guidato attraverso il frumento, le bestie hanno il giogo dietro di esso; il risultato è che le spighe sono tagliate e cadono nel telaio” Plinio il Vecchio, Naturalis Historia XVIII.72

Bassorilievo gallo-romano di Trier che mostra la macchina per la trebbiatura

Gioielli in vetro, oro, corallo ed altri materiali pregiati sono stati ritrovati in moltissime tombe celtiche sparse in tutta Europa.

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Queste sono solo la punta dell’iceberg delle innovazioni e delle ricchezze della cultura lateniana.

5) Non c’entrano nulla con i vichinghi

Una visione comune vede i Celti ed i Norreni (sempre e comunque erroneamente chiamati “vichinghi”) come quasi lo stesso popolo. Lasciando stare il fatto che fra l’età vichinga (VIII-XI sec.) e la cultura lateniana ci sono almeno 800 anni di distanza, molti commettono quest’errore per svariati motivi: le forme a nodo dell’arte celtica e quelle dell’arte norrena, la completa ignoranza sulle due culture e sulle loro storie o il fatto che il genere fantasy le accomuna (basti guardare Tolkien e la sua “celtizzazione” degli elfi, una razza della mitologia germanica).

In realtà è un discorso si può riassumere nel fatto che la cultura lateniana occupava buona parte della Germania e rimase a contatto con i popoli germanici per molti secoli; i Germani appresero tecniche metallurgiche e stili artistici dai Celti, poi li evolvettero per conto loro.

Elmo di Agris, metà IV sec. a. C. Oro decorato a sbalzo (Notare le decorazioni vegetali, esse furono alla base dell’arte nord-europea successiva)

Il motivo per cui i due stili artistici successivi, cioè quello degli intrecci celtici e quelli norreni, sono simili è perchè derivano dalla stessa base; hanno comunque differenze sostanziali, infatti l’arte celtica è per lo più astratta e a tema vegetale mentre quella germanica è più a tema animale.

Detto questo, culturalmente e storicamente, l’unica cosa che i Celti, intesi sia come La Tène che come Gaelici, e i Germani, intesi come Germani e come Norreni, hanno in comune è l’essere popoli indoeuropei; cosa che tra l’altro li mette in parentela diretta con anche Greci e Romani, per esempio, ma anche con Iranici e Indiani.