Storia degli origami

Una breve storia degli origami

Ci fu un giorno in cui venne inventata la carta.

Senza carta non possono esistere gli origami: per questo la loro storia inizia li o poco più tardi, dopo l’invenzione di questo materiale importantissimo, uno tra i più antichi inventati dall’uomo e così diffusamente usato, ancora oggi dopo circa due millenni.

La carta è stata inventata in Cina. I primi ritrovamenti archeologici di carta vengono datati intorno al 100 a.c., ma la storia ne attribuisce l’invenzione a Cai Lun che, nel 105 d.c., presentò all’Imperatore Hedi della dinastia Han un prototipo ricavato da fibre di canapa, corteccia e altri materiali. Probabilmente la qualità della fattura e l’impressione che suscitò nell’imperatore diede un impulso molto forte alla diffusione della carta nell’Impero cinese, dove divenne sempre più popolare. Era un’invenzione talmente rivoluzionaria che l’imperatore vietò assolutamente di esportare fuori dalla Cina il segreto della fabbricazione.

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Per 500 anni riuscirono nell’intento fino a quando, intorno al 600 d.c., la leggenda narra che una nave cinese venne attaccata da una nave pirata Giapponese e un monaco buddista, per salvarsi la vita, fu costretto a rivelare il segreto della carta. Fu così che la pregiata invenzione cinese giunse in Giappone, dove vennero presto sviluppati metodi per rendere la carta più morbida ed elastica, tecniche rimaste insuperate sino ad oggi.

Il termine origami deriva da ori 折り (piegare) e  kami (carta).

La carta acquistò in breve tempo una grande importanza soprattutto nelle pratiche religiose, conseguenza della cultura così profondamente spirituale di quel popolo. È lì che nacque il termine ORIGAMI (折り紙 ori 折り piegare e 紙  kami carta, che per regole grammaticali diventa origami) che vuol dire appunto “piegare la carta” o semplicemente “carta piegata”. Dietro al nome ci sono significati più profondi che legano quest’arte alla sacralità. Kami, infatti, vuol dire anche divinità ( ), qualcosa che “sta al di sopra”: si pensa che sia legato al fatto che quando le fibre della carta sono al macero galleggiano sull’acqua formando una specie di contatto con le divinità. Ma il nome rimanda anche al concetto di “rinascita”, in quanto le piantine di riso vengono “uccise” e trasformate in qualcos’altro, risorgendo, quindi, sotto forma di carta.

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Infatti, per circa 150 anni, furono prevalentemente i monaci ad usare la carta per creare figure astratte con un significato simbolico e rituale. Tra l’800 e il 1200 ci fu un graduale passaggio dal sacro al profano e si diffuse più che altro tra i nobili, in quanto la carta era ancora un materiale molto costoso. Si passò da modelli più astratti a modelli più figurativi come animali, insetti e fiori e fu in questo periodo che nacque il modello più famoso al mondo, oggi simbolo stesso degli origami, cioè la GRU, che in giapponese si dice tsuru ().

Nel resto del mondo quasi nessuno aveva mai pensato di piegare la carta

Fino alla metà del XIX secolo nel resto del mondo, salvo eccezioni (molto rare, come Leonardo da Vinci) nessuno aveva mai pensato di piegare la carta, anche soltanto per fare figure molto semplici. Ancor meno avevano avuto modo di conoscere gli origami per via dell’isolamento quasi completo del Giappone. Fu dopo l’apertura delle frontiere al mondo occidentale che iniziarono vere e proprie tournée appositamente ideate per la diffusione degli origami.

Agli inizi del ‘900 ci furono dei tentativi di diffondere quest’arte in occidente. Inizialmente fu il campo educativo ad avvicinarsi alla pratica per il forte legame degli origami con la geometria, ma questi tentativi non ebbero molto successo. Un esempio è la Bauhaus, celebre scuola d’arte tedesca, che negli anni ‘20 tenne delle lezioni di origami.




Fu poi negli anni ’50 che, grazie al lavoro di Akira Yoshizawa, gli origami ebbero una forte diffusione in Europa e in America a livello artistico. Egli era un grandissimo maestro giapponese che inventò tecniche rivoluzionarie come le pieghe morbide, diede l’impulso per la tridimensionalità e creò molti modelli nuovi di origami. Inoltre, insieme a Samuel Randlett e Robert Harbininventarono un linguaggio universale basato su simboli e segni grafici, abbattendo ogni barriera linguistica e rendendo possibile la creazione di modelli usando soltanto i libri, senza bisogno di maestri.

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Grazie a Yoshizawa, che elevò gli origami da tecnica a una forma d’arte, furono organizzate molte mostre fotografiche che ebbero un grosso impatto, tanto che l’eco fece si che filantropi dell’epoca fondassero centri specializzati in quell’arte, come per esempio Lillian Oppenheimer che fondò l’Origami Center di New York.

Senza usare colla né tanto meno forbici.

Se Yoshizawa elevò l’origami da tecnica ad arte, sono molti gli artisti che hanno percorso questa strada fino in fondo. Valga per tutti l’esempio di Eric Joisel: grazie alla sua formazione artistica, l’incontro con la carta gli ha permesso di esprimere tutta la sua creatività e fantasia ai massimi livelli. I suoi lavori lasciano a bocca aperta, tanto più se si pensa che si tratta pur sempre di un foglio di carta piegato e messo in forma senza usare colla né tanto meno forbici.

La forte diffusione in occidente fece ampliare modalità e pratiche non ancora prese in considerazione come l’utilizzo di fogli con forme di partenza diverse da un quadrato, come triangoli, rettangoli, esagoni, e altri, oppure il principio dell’origami modulare, la cui madrina è Tomoko Fuse. Questa tecnica è relativamente semplice: ogni foglio si incastra nel precedente e costituisce al tempo stesso un incastro per il successivo; in pratica, ogni foglio diventa un modulo da unire agli altri. Non c’è limite al numero di moduli: sono note costruzioni con oltre 60.000 moduli!

Per concludere non si possono non citare le applicazioni pratiche degli origami nella vita quotidiana. Tra i vari, anche l’airbag delle automobili: il concetto è quello di piegare nel minimo spazio una data superficie in modo che si espanda con il minimo sforzo alla massima velocità, principio che gli origami sfruttano regolarmente; o i satelliti, le cui “ali” sono state piegate per spedirlo in orbita per poi essere aperte da un motorino con uno sforzo minimo; e pensiamo ai moderni stent usati in chirurgia vascolare; o ancora in ambito psicanalitico, dove l’uso dell’origami è importante per il recupero e la cura di soggetti con disturbi psicologici. Un’ultima citazione degna di nota va allo scienziato della N.A.S.A. Robert J. Lang a cui si deve anche la completa formalizzazione teorica dell’origami.

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A questo punto, non resta che prendere un foglio e cominciare a percorrere la strada che porta nel mondo sterminato e pressoché infinito dell’origami.

Buone pieghe a tutti!

Fonte: Origamicdo.

Info by William J.
Loca (l’autore) è un mio caro amico, nonché un appassionato di origami. Tiene un laboratorio GRATUITO ogni giovedì, dalle 19:00 alle 20:00 per i bambini e  dalle 20:00 alle 21:00 per gli adulti, presso il Tipota Pub, in via Brioschi 32 a Milano.

Se abitate nella capitale meneghina e volete cimentarvi in questa nobile arte (magari davanti ad una buona Slalom), quello è il posto giusto per provare.

Link alla pagina Facebook Origamialtipota.

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