Nikka, il Whisky giapponese – #BarBereBene

Parliamo di Whisky giapponesi

Whisky giapponesi

Nikka

Buonsalve gente!

Questo sarà il mio primo, spero, di una lunga serie di post sugli alcolici giapponesi.Come primo alcolico ho deciso di partire con il Whisky. Una scelta un po’ particolare, direte voi, ma devo ammettere che il mio alcolico preferito è proprio un whisky giapponese.

Oggi però non vi presenterò il mio prediletto, ovvero lo Yamazaki, ma il Nikka!

L’azienda fu fondata da Masataka Taketsuru nel 1934.
La storia del buon Taketsuru è piuttosto particolare ed interessante:Nacque in una famiglia di produttori di Sakè ma la sua grande passione era il whisky scozzese.Decide così, dopo l’università, di seguire il suo sogno: studiare i processi di creazione del whisky in Scozia. Torna poi in Giappone assieme alla moglie scozzese Rita, ma si rende subito conto che per creare il whisky a modo suo, avrebbe dovuto lavorare in proprio così, assieme a Shinjirō Torii decide di fondare una distilleria a Yamazaki (in seguito si separerà da quest’ultimo per creare l’azienda che farà nascere il Nikka). Ma perché il buon Taketsuru decide di separarsi dal suo grande amico? Semplice, lo Yamazaki fu un flop totale in Giappone poiché i due non avevano creato un whisky giapponese, ma un whisky scozzese trapiantato.

Take (ora che lo abbiamo conosciuto e gli siamo vicini, lo abbreviamo) prende tutto e se ne va a Yoichi (Hokkaido), città scomodissima da raggiungere ma a suo avviso con un microclima PERFETTO per creare un whisky fatto da giapponesi, per i giapponesi.
Take andò avanti, sostenuto solamente dalla forza di sua moglie per anni. A prova di ciò Take costruì per Rita una casa identica a quella che la donna aveva a Glasgow per farla sentire meno lontana da casa.Casa che ad oggi è anche visitabile.

Nella decina di anni necessari alla creazione del Nikka il buon Take e la moglie sopravvissero con la vendita di succo e vino di mela, prodotto molto comune a Yoichi, fondando la Dai Nihon Kaju, dalle cui iniziali deriva il nome Nikka. Rita supportò il Marito fino alla propria morte nel 1961 ed adesso riposano uno accanto all’altra a Yoichi, su una collina che guarda alla loro amata distilleria ed allo stesso tempo il mare, in direzione della Scozia.

Arriviamo nel 1940, quando la prima bottiglia di Nikka fu pronta, io credo fermamente che Take creò il suo Whisky per rendere fiera Rita, che sfortunatamente, non riuscì a godersi il momento quando una 40ina di anni dopo il Nikka fu ufficialmente riconosciuto come whisky.

Detto questo vi parlerò brevemente del Nikka Single Cask 20 years old final version.
A mio avviso uno dei migliori whisky al mondo che ho avuto la fortuna di assaggiare una sola volta in tutta la mia vita, in quanto viene venduto solo ed esclusivamente a mano nelle distillerie Nikka di Yoichi ed ha un valore vicino al migliaio di euro.

Parliamo di un Single Malt di 52 gradi in bottiglia da 500ml o 700ml.
La sua particolarità al sapore sta precisamente nel suo essere single Cask (il prodotto di una singola distillazione e di una singola botte non miscelato con altro prodotto della distilleria. In questo modo si riesce ad ottenere gusti sensibilmente differenti fra due botti dello stesso prodotto.) e questo lo possiamo facilmente notare nell’odore e sapore avvolgente e i barili in legno di quercia ne trasmettono le fragranze in maniera deliziosa.
Il suo unico problema, spesso, risiede nella gradazione alcolica molto alta ed un gusto alle volte troppo potente, infatti quando viene servito, è molto comune la pratica di diluirlo con delle parti d’acqua. Alle volte, data la particolarità del single cask che porta a diversi sapori, si hanno botti con leggere note di tabacco che sfumano in un sentore minerale simile ad alcune tipologie di Mezcal ed altre con leggere note di affumicato e/o cioccolato.

In ogni caso, io sono totalmente certo che Taketsuru sia riuscito ad onorare sua moglie ed il suo sogno, quindi vi invito a provare qualsiasi loro whisky e magari la prossima volta il primo brindisi dedichiamolo a loro!

Cosimo Pellegrini del gruppo BarBereBene

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