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CRITTOGRAFIA, BANCHE E PASSWORD MUTANTI

March 24th, 2009 | 3 Comments | Posted in Articoli, Banche, sicurezza

Cos’ e’ la ttecnologia RSA SecurID e come funziona?

Riporto l’ articolo integrale dall’ ottimo sito (che consiglio personalmente) pillolhacking.net.

Buona serata.

William J.

Alcune banche hanno adottato un sistema ingegnoso per aumentare la sicurezza delle transazioni online. Per esempio, Unicredit ha adottato la tecnologia RSA SecurID.

Di che cosa si tratta? SecurID è un dispositivo delle dimensioni di un portachiavi, simile ad una chiavetta usb, dotato di display. Su questo display appare una codice, codice la cui vita dura 30 (o 60) secondi. Questo codice viene utilizzato per una sola autenticazione dopodiché scade.

E’ sicuro questo sistema? E come funziona? Ritengo che sia ragionevolmente sicuro. Intanto perché è stato creato dalla RSA azienda autorevole che non metterebbe in commercio un prodotto scadente. Tanto per intenderci, RSA sta per Rivest, Shamir, Adleman, tre dei più grandi esperti di crittografia, inventori della crittografia asimmetrica.

La sicurezza è garantita dal fatto che la password (il codice) è mono-uso: l’eventuale hacker ha a disposizione un tempo ridottissimo per il brute-force attack.

Come funziona? Vediamo. La forma più sicura di crittografia è quella dove le chiavi vengono utilizzate una volta sola (one-time pad). Questa forma di crittografia è sicurissima ma ha un limite: lo scambio delle chiavi. Essendo una forma di crittografia simmetrica le due parti coinvolte nella transazione devono condividere elenchi di chiavi da usare e gettare. Procedura scomoda.

Per superare questo problema è necessario creare una funzione che sia in grado di produrre password usa-e-getta che siano sincronizzate in qualche modo col sistema remoto.

Un primo elemento utile per risolvere il problema è il tempo: utilizzando orologi sincronizzati sia sul server, sia sul token, si è in grado sia di sincronizzare i sistemi, sia di creare codici in continuo mutamento.

Naturalmente il tempo non basta: è si un elemento in continuo movimento, ma è anche assai facile da prevedere, in quanto non occorre essere hacker per saper leggere l’orologio! Occorre una altro ingrediente. Questo secondo ingrediente è un segreto condiviso (seed) da 128 bit.

Questo “seme” viene in qualche modo combinato con il tempo (nella forma dello Unix timestamp per esempio), e passato attraverso una funzione di hashing. Infine dall’hash viene estrapolato il codice della durata di 30 secondi.

Riepilogando:

1. Esiste un segreto condiviso nel token e nel sistema remoto

2. Questo segreto (seed) a 128 bit viene combinato con il timestamp creando così un valore sempre nuovo

3. Il codice così ottenuto viene trattato in qualche modo ulteriore (funzione hash)

Di fatto si tratta di un ingegnoso meccanismo per moltiplicare all’infinito un’unica password condivisa. Indovinare o predire i codici è pressoché impossibile. L’aggiunta di questa elemento alza decisamente il livello di sicurezza della transazione.

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3 Responses to “CRITTOGRAFIA, BANCHE E PASSWORD MUTANTI”

  1. Giovanni Says:

    Oltre a suddetta banca anche tutto il Gruppo Casse Rurali Trentine mette a disposizione dei propri clienti il “SecurID” solo che viene pubblicizato sotto il nome di TOKEN…
    La Cassa Rurale di Aldeno e Cadine lo offre gratuitamente ai propri clienti!

    Maggiori dettagli

  2. marco Says:

    toh! un ciusky.
    sarà…
    ma dal primo giorno che l’ho visto ho sempre pensato fosse una castronata pazzesca.
    Va bene la sicurezza a livello teorico, ma all’atto pratico aggiungere un amenicolo in plastica al portachiavi (perchè è lì che va a finire un coso ingombrante a forma di chiavetta usb) non mi sembra una gran mossa.

    Sarà una sicurezza per difendermi dal teenager hacker d’oltreoceano che attaccano il mio conto online a ondate di brute-force (pullulano vero?), ma mi sembra un rischio aggiuntivo nel caso il ciusky finisca anche per pochi minuti nelle mani sbagliate.
    A mio avviso una buona politica di cambio password periodica è 100milavolte più sicura, oltre a non dare false certezze all’utente (del tipo “il ciusky ti risolve tutto”)  responsabilizza il Nobita di turno quel tanto che basta per fargli prestare un po’ di attenzione ad un aspetto che va gestito sempre con responsabilità.

  3. WebDataBank Says:

    @Giovanni:

    Grazie

    @Marco:

    Certo, la sicurezza a “livello utenza” e’ la cosa migliore.
    Ma la Microsoft spiega molto bene questo concetto (almeno alla la maggior parte delle persone): “Spendo meno soldi a dare un gadget (o un software) che ad istruire l’ utenza. Anzi… in futuro avro’ una strada in piu’ ove fermarmi a vandere nuovi prodotti”.
    Ti consiglio questo articolo scritto da un admin del Forum Security:
    Il link al blog di largine ed al suo articolo e’: http://www.spippolazione.net

    Buna continuazione
    WebDataBank

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