Mao e la Propaganda Comunista

La forza delle parole del Dittatore cinese

Cari Amici di Mente Digitale, oggi vi presento un articolo diverso dal solito. Il Palazzo Ducale di Genova , presenta una piccola mostra dedicata alla propaganda promulgata dal Dittatore cinese Mao Zedong negli anni subito dopo la Seconda Guerra Mondiale (Fun Fact: I cinesi non chiamarono il secondo conflitto mondiale con tale nome, al quale diedero invece quello di Seconda Guerra Sino-Giapponese, visto che fu combattuta esclusivamente contro l’ Impero Nipponico dal 1937 al 1945.  Per loro la Prima Guerra Mondiale fu ” La Grande Guerra Europea.”) fino alla sua morte nel 1976. Il modello propagandistico del Padre della Patria fu ben diverso in confronto a quello Sovietico, sebbene ne prendesse a piene mani come stile grafico.

Lunga vita all’Invincibile Marxismo-Leninismo e al Pensiero di Mao

Le immagini qui presenti rappresentano appieno questa Corrente di Pensiero.

UNA BREVISSIMA STORIA

Con l’ascesa al potere di Mao Zedong e del Partito Comunista, la letteratura cinese visse un periodo di subordinazione rispetto alla politica, divenendo uno strumento di propaganda e di educazione politica, e non più il frutto del libero pensiero degli scrittori. Nei famosi «Discorsi sull’Arte e sulla Letteratura» che si tennero a Yan’an nel 1942, Mao affermava con chiarezza che l’arte e la letteratura avrebbero dovuto «servire il Popolo e il Socialismo» (wei renmin fuwu, wei shehuizhuyi fuwu). La nascita della Repubblica Popolare Cinese nel 1949 aprì una nuova stagione per gli scrittori e gli artisti: attraverso le loro opere essi avrebbero dovuto esprimere il messaggio rivoluzionario del Partito e celebrare il nuovo regime. Qualsiasi influenza occidentale, qualsiasi apertura e nuova idea era vietata.

Tutta la Patria è Rossa

Affinché i principi guida stabiliti da Mao venissero seguiti e applicati in modo adeguato, agli scrittori venne richiesto di sottoporsi a una rieducazione, non solo attraverso lo studio del Marxismo, ma anche con un’esperienza diretta della vita condotta dalle masse, poiché la vita del popolo doveva essere la fonte da cui attingere, in particolar modo quello delle sterminate masse dell’agricoltura.

Nell’Agricoltura imparare da Dazhai

Questo procedimento prese il nome di Grande Rivoluzione Culturale (1966-1969/secondo gli storici cinesi finì con la morte del Grande Timoniere della Patria), essa venne portata avanti da giovani cinesi resi fanatici da tale propaganda. Questi ragazzi si facevano chiamare “La Guardia Rossa“, i quali basavano le loro idee e le loro azioni sugli scritti denominati “Citazioni del presidente Mao Zedong“, ovvero il Libro Rosso. Questi gruppi paramilitari indottrinati e totalmente devoti al Presidente Mao, erano figli del suo programma “Movimento per l’Educazione Socialista” (19621965). La Rivoluzione si basò su 16 punti, riassunti qui sotto

  1. Costruire ogni singola tappa della Rivoluzione Socialista
  2. Studio della corrente principale di pensiero e gli andirivieni
  3. Dare all’audacia il primo posto e mobilitare arditamente le masse
  4. Lasciare che le masse si educhino da sé nel movimento
  5. Applicare risolutamente la linea di classe del partito
  6.  Risolvere correttamente le contraddizioni in seno al popolo
  7. Mettersi in guardia contro quelli che applicano ai rivoluzionari l’etichetta di “controrivoluzionari
  8. Come trattare i quadri dirigenti
  9. Descrizione e comprensione dei gruppi, dei comitati e dei congressi della Rivoluzione Culturale
  10. La riforma dell’insegnamento
  11. Denunciare per nome gli individui controrivoluzionari sulla stampa
  12. Politica relativa agli scienziati, ai tecnici e al personale delle unità di ricerca (esonerati dalla Rivoluzione Culturale)
  13.  Come interare il movimento di educazione socialista nelle città e nelle campagne
  14. Fare la Rivoluzione e stimolare la produzione
  15. Indottrinamento delle Forze Armate (previsti regolamenti speciali per la Rivoluzione Culturale)
  16. Il pensiero di Mao Zedong è la guida per la nostra azione nella grande Rivoluzione Culturale Proletaria.
Tutto il popolo come un esercito

FUN FACT CONCLUSIVO

Ormai è certo che la Grande Rivoluzione Culturale fu una vera e propria ripicca di Mao verso i vertici del PCC (Partito Comunista Cinese), che lo avevano estromesso dal potere, visto il misero fallimento del “Grande Balzo in Avanti“, un ambizioso programma di riforma economica di un paese che era rimasto fuori dallo scacchiere politico per quasi un secolo. A differenza degli efficienti (e cruenti) Piani Quinquennali di Josif Stalin, basati quasi esclusivamente sull’industria pesante, la politica agricola che mise in atto Mao fu un disastro totale. Il Grande Balzo finì nel 1961 dopo che la scarsità di generi alimentari afflisse tutta la Cina. Secondo il governo cinese morirono 14 milioni di persone nei due anni del Grande Balzo in Avanti, ma al di fuori della Cina tale numero è considerato una sottostima e si tende a credere che il totale delle vittime sia di 30 milioni di persone, un numero doppio rispetto alle vittime causate dalla Seconda Guerra Sino-Giapponese.

Lunga Vita al Pensiero di Mao!

In virtù di questo tragico evento,  Liu Shaoqi e Deng Xiaoping, decisero che Mao doveva essere privato del potere reale e rivestire soltanto un ruolo simbolico e cerimoniale. Essi cercarono di emarginare il capo cinese e nel 1959 Liu divenne Presidente dello Stato mentre Mao lasciò la carica, mantenendo quella di Presidente del Partito Comunista Cinese. Il carisma del Grande Timoniere era troppo grande perchè venisse estromesso dallo scenario politico, Mao lo sapeva bene ed usò questo sua capacità di attirare consensi per riprendersi il suo posto con la Grande Rivoluzione Culturale, la quale fu un successo, nel 1969, Mao aveva riottenuto i suoi poteri de facto, inoltre era riuscito a liberarsi di elementi scomodi all’Interno del PCC, tra Shaoqi, mentre Xiaoping, nonostante un’iniziale epurazione, fu l’uomo che portò per davvero la CIna verso il XXI Secolo, rendendola quella che è ora, una Superpotenza Mondiale.

BIBLIOGRAFIA

 

Il Libro Rosso
Miniature propagandistiche della Grande Rivoluzione Culturale

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