Internet non è solo un veicolo: è condivisione del sapere. La rete è innanzitutto un concetto filosofico

Intervista a Francesco Artibani

Lo sceneggiatore Disney risponde su Mente Digitale

Francesco Artibani è uno sceneggiatore che ha nel proprio  bagaglio di esperienze mostri del calibro di W.I.T.C.H., PikappaLupo AlbertoPKNAPK²  e molto altro.

È l’autore di molte storie Disney con cui sono cresciuto o che ho apprezzato particolarmente, come Miseria e Nobiltà, Moby Dick, Potere e Potenza, Metopolis e riuscire ad ospitarlo qui su Mente Digitale mi fa un piacere immenso.

Prima di passare all’intervista ci tengo a ringraziarlo per aver risposto in modo molto esauriente a tutte domande poste.
Pronti? Via!

Topolino 3004 – “Moby Dick”

– Ciao Francesco, qual è l’aspetto che ti piace maggiormente del tuo lavoro e qual è quello che ti piace meno?

Il mio lavoro mi piace tutto ma la parte che preferisco è quella della ricerca dell’idea, con la raccolta della documentazione e quindi la stesura del soggetto. La raccolta della documentazione è entusiasmante perché, nel cercare dati, fatti, curiosità e informazioni assortite si scoprono sempre cose diverse, elementi nuovi che innescano altre storie (e anche quando non nascono nuove avventure rimane comunque del sapere nuovo che, presto o tardi, torna sempre utile).

La parte che mi piace di meno, se proprio devo trovarne una, a volte è proprio nelle descrizioni di azioni o scenari – semplicemente perché ho già tutto in mente, è un film che ho visto più volte ma necessariamente devo mettere le indicazioni su carta per permettere al disegnatore di realizzare le pagine.

Ho già tutto in mente, è un film che ho visto più volte ma necessariamente devo mettere le indicazioni su carta per permettere al disegnatore di realizzare le pagine.

– Dai qualche consiglio pratico ad un giovane che vuole intraprendere una carriera nel campo dei fumetti. È meglio rivolgersi subito a grandi case editrici o è consigliabile fare gavetta per accrescere prima il proprio curriculum?

Lo rimando sempre tutti alla lettura dell’indispensabile manualetto di Alfredo Castelli e Silver (“Come diventare autore di fumetti” scaricabile gratuitamente e legalmente in rete).

Lì c’è l’abc e anche qualche utile suggerimento su come presentarsi e come presentare le proprie proposte (dal portfolio ai colloqui passando per gli eventuali solleciti ai redattori che non rispondono). La gavetta sicuramente è fondamentale per prendere le misure col mercato del lavoro fatto di scadenze, consegne, urgenze e contrattempi vari.
Il consiglio più pratico che posso dare è quello di prepararsi bene, sempre: leggere, studiare, allenarsi ma anche comprendere i meccanismi editoriali, la struttura del mercato e – fondamentale – la materia legale che governa accordi e contratti. Ci sono molte cose che possono sembrare distanti dal mestiere puro e semplice ma sono quelle che o influenzano: la realizzazione materiale di un libro o un albo, la distribuzione, la promozione. Sono tutte cose che contribuiscono a formare un autore consapevole perché purtroppo nel mercato attuale saper scrivere, disegnare e colorare non basta (o non è tutto). Che ci si rivolga a case editrici grandi o piccole quello che conta è arrivarci rispettando il loro standard – e quindi è determinante analizzare correttamente l’interlocutore (e soprattutto sé stessi – questa è la parte più difficile).

– Ci dici due parole su PK? È estremamente diverso dai classici fumetti Disney.

PK ha rappresentato una piccola rivoluzione nel fumetto disneyano perché è riuscito a raccontare in maniera diversa un personaggio tradizionale come Paperinik, rinnovandolo senza tradirne lo spirito. La regola dell’innovazione nel rispetto della tradizione è uno dei perni di tutta la produzione disneyana, da quella cinematografica a quella fumettistica passando per quella televisiva e PK, nel fumetto Disney italiano, ha dimostrato che – citando Frankenstein Jr. – si poteva fare andando a trovare un pubblico nuovo, quello che, come gli autori, era cresciuto con i fumetti di supereroi e i cartoni animati giapponesi.

È stato un caso editoriale che, per linguaggio, stile e formato, ha aperto la strada a tanti altri fumetti in Italia, dentro e fuori la Disney. Quello che conta, in ogni caso, è che al di là della forma il contenuto resta evidentemente e riconoscibilmente disneyano.

 

– Ultimamente è uscita la parodia Disneyana di Metopolis. Vuoi dire due parole a riguardo?

Per me è stata una grandissima gioia poter realizzare questa storia perché si trattava di un racconto molto particolare, una piccola sfida. Per questo non ringrazierò mai abbastanza la redazione che ha avuto fiducia e ovviamente l’immenso Paolo Mottura. Riuscire a muovere Topolino, Minni, Pippo, Gambadilegno e Macchia Nera in uno scenario così distante da quello tradizionale di Topolinia è stata una bella esperienza che ha dimostrato ancora una volta la straordinaria duttilità dei personaggi disneyani.

L’alienazione – Metopolis

– Qual è il tuo disegnatore Disney preferito?

Non è per diplomazia ma questa è davvero una domanda a cui non so rispondere. Ogni autore con cui ho lavorato ha qualcosa di unico e straordinario e sono sempre contento degli abbinamenti che nascono in redazione.

Con molti di loro c’è poi un rapporto di amicizia che va al di là del lavoro e dunque un nome sugli altri sarebbe un torto verso gli altri.

– Raccontaci il tuo rapporto coi social network! Una cosa che apprezzo particolarmente è il fatto che tu sia una persona senza peli sulla lingua. Ogni tanto leggo sul tuo profilo cose assurde, c’è qualche aneddoto divertente o particolare che vorresti riportarci?

Ogni occasione è buona e dunque approfitto di questa chiacchierata per fare un po’ di chiarezza perché viviamo in tempi inutilmente complicati.

Non sono una persona iperconnessa e per l’esperienza social si riduce a una pagina Facebook in cui racconto del mio lavoro, sostanzialmente, cazzeggio parlando della qualunque. Capita (troppo) spesso di incappare in qualche polemica; di solito parte dai fumetti e dal rapporto con i lettori ma altre volte è la politica a scatenare discussioni lunghissime e inutili. Dico “inutili” perché alla fine del giro di commenti, considerazioni e offese nessuno cambia idea, ognuno rimane sulle proprie posizioni.

Io credo di essere una persona abbastanza disponibile, rispondo a tutte le persone che mi scrivono però non sono gentile con chi non si propone in maniera civile. I social network hanno un enorme merito, quello di aver avvicinato le persone e accelerato la comunicazione e lo scambio di informazioni ma hanno creato un paradosso interessante, quello della doppia distanza. Tutti sono vicinissimi, a portata di click ma allo stesso tempo tutti sono lontanissimi. E questa doppia distanza per troppa gente è diventato un modo per colpire da lontano con la convinzione di godere di quell’impunità data dai chilometri che ci separano.

Quanti commenti carichi di rancore, rabbia e offese leggiamo ogni giorno? I social network sono diventati una valvola di sfogo in cui troppi soggetti si muovono convinti di trovarsi in una realtà parallela, un mondo virtuale in cui puoi tranquillamente insultare una persona senza subirne le conseguenze – come accade nella vita vera in cui i calci in culo volano rapidi. Tutto questo per dire che i social network li considero un male minore ma, a quanto pare, necessario.

Per un autore di fumetti sono uno spazio interessante e utile per promuovere il proprio lavoro e le attività a questo collegate ma se potessi ne farei a meno – e non è detto che progressivamente questo non avvenga.

I social network li considero un male minore ma, a quanto pare, necessario.

Aneddoti ce ne sono tanti e tutti ugualmente deprimenti: c’è il lettore arrabbiato che vuole farmi licenziare perché mi trova scortese, c’è il militante grillino che vuole sapere con quali soldi ho comprato la mia casa in montagna e quando viene giustamente insultato minaccia di venirmi a prendere con i suoi squadroni della morte, c’è l’altro che mi accusa di essere un servo dei poteri forti perché lavoro per la Disney o per la televisione, c’è la vasta schiera di lettori – sempre loro – che si dicono delusi perché non sono come mi immaginavano…
L’elenco dei casi umani è veramente lungo ma confido nel fatto che, presto o tardi, tutti possano arrivare a usare questo splendido strumento in maniera davvero sociale, evitando di rompere le balle al prossimo – un principio che per me è uno dei pilastri della civiltà.

“Topolino e il collezionista di stelle” – Pippo Baudo, Francesco Artibani, Alessandro Perina – Topolino #3082, 17 dicembre 2014.

– Dite ad Alessandro Sisti di tornare e di portare il Colonnello Groft Van Moor Neopard con sé.

Riferirò.

– Oltre alle due coppie sceneggiatore-disegnatore, avete in programma l’entrata in scena di altri autori nel nuovo ciclo di PK? Sia facenti parte della vecchia guardia del PK Team sia nuove reclute.

Non ne ho idea ma ovviamente tutto è possibile. Al momento insieme ad Alessandro Sisti ci alterniamo nella prosecuzione delle storie portando avanti il doppio appuntamento annuale con Pikappa ma i programmi possono sempre cambiare.

– Nello specifico, rivedremo Bruno Enna alla sceneggiatura?

Anche in questo caso purtroppo non ho una risposta, dovreste chiederlo a lui o alla redazione.

– Perché esiste una schiera di fan che non è mai felice? Come descrivi gli Haters nel mondo Disney?

Già l’idea che una persona debba sprecare tempo ed energie per “odiare” quello che non gli piace è per me il segno di una stupidità irrimediabile, irrecuperabile.

Di questi haters ne incrocio tanti nel mondo dei fan disneyani ma ce ne sono altrettanti nel fandom supereroistico – ogni ambito ha i suoi come è noto. Ci sono tante di quelle cose meravigliose da leggere che trovo veramente deprimente impegnare la propria attenzione per disprezzare quello che non incontra il proprio gusto – ma capisco anche che esistono dei limiti e ognuno di noi fa quello che può.

Nel caso specifico di Topolino ci sono delle fazioni interessanti ma quella per me più affascinante è composta da gente che non legge più il giornale e vive solo di ricordi. Sono quelli che sulla pagina ufficiale del settimanale scrivono post come “Ma esce ancora?” o “Dove lo trovo? Quanto costa? Due euro e cinquanta? Ladri! Ai miei tempi costava duecento lire”.

Ci sono lettori mai felici perché vivono della nostalgia di un’epoca lontana, una specie di arcadia meravigliosa in cui il leone pascolava con l’agnello, i fiumi erano di latte e miele e le storie erano tutte più belle. Con questi lettori discutere è complicato, se non impossibile, perché sono chiusi a ogni ragionamento.

C’è poi il lettore tecnico, quello che sa spiegarti perché stai sbagliando e quanto andrebbero meglio le cose se potesse essere lui a decidere prezzi, formati, periodicità e contenuti delle pubblicazioni (ma questo genere di competenza universale credo sia tipica dell’italiano medio).

Nel lettore nostalgico c’è il rimpianto verso un giornale considerato splendido e perfetto ma la verità è che questo lettore non rimpiange un fumetto che aveva i suoi momenti altissimi (e i suoi momenti bassissimi, come è normale che avvenga in un settimanale che deve proporre 5 storie nuove in ogni numero per 52 uscite all’anno): quello che viene rimpianto è quel momento straordinario della vita che è la propria giovinezza, l’infanzia. Contro questa nostalgia non c’è Topolino che tenga. Puoi metterci dentro le storie più incredibili ma perderanno sempre il confronto con il Topolino di una volta, quello che vendeva un milione di copie a numero (un altro meraviglioso argomento di discussione).

Il lettore perennemente scontento è, in sostanza, uno che decide di essere scontento, non è disposto ad accettare l’idea di essere diventato grande e che tutto è cambiato – lui per primo. Questa negazione passa per l’incapacità di analizzare in maniera equilibrata il Topolino di un tempo.

Va detto comunque che la maggioranza dei lettori del Topo è comunque gente normale ed educata. Io ho un grande rispetto dei lettori perché sono quelli che tengono in piedi la baracca e con la loro passione ci permettono di fare questo lavoro ma il rispetto pretende rispetto.

“Zio Paperone e l’ultima avventura”

Anime, manga e Giappone: cosa ne pensi e come il mondo dei fumetti occidentali è stato influenzato.

Sono un modesto lettore di manga, seguo alcuni autori (Urasawa e il compianto Taniguchi) e delle serie sparse. Della produzione a fumetti che arriva dal Giappone ammiro l’incredibile varietà di proposte e la ricchezza di un mercato enorme dove ogni tipo di lettore può trovare la sua serie. Quel genere di creatività spericolata è meravigliosa. Fumetto occidentale e fumetto orientale hanno qualche difficoltà a incontrarsi e si tratta di una difficoltà reciproca data da una serie di fattori diversi, culturali e tecnici. Al di là di alcuni accenni, riferimenti e omaggi mi sembra che le due realtà continuino a rimanere ben distinte.

Quel genere di creatività spericolata è meravigliosa.

– Chi è il Saggio tra noi? (PKNA#48 Sotto un nuovo Sole)

Questo resterà un mistero su cui gli storici si continueranno a interrogare nelle generazioni a venire (un modo come un altro per dire che, anche per la terza domanda, la risposta è “non lo so”. Fate domande troppo difficili).

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