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Edward Mani di Forbice. Qualche anno dopo.

Recensione del fumetto creato da Tim Burton.

Chi di voi non ha visto il film “Edward Mani di Forbice”, partorito dal genio di Tim Burton, alzi la mano e vada immediatamente a fare ammenda recuperando la visione del film che segna l’inizio della stretta collaborazione tra Burton e l’attore Johnny Deep.  

Per tutti gli altri, sappiate che dal 15 giugno 2017 è in vendita il sequel del film, la graphic novel “Edward Mani di Forbice. Qualche anno dopo”.

Scritto a sei mani dallo stesso Burton in collaborazione con Kate Leth e Drew Rausch, ed edita in Italia da Nicola Pesce Editore, l’opera si presenta come un volume a colori, cartonato con sovraccoperta da 128 pagine, e noi di Mente Digitale lo abbiamo letto in anteprima per voi.

Un’avventura inedita

Gli eventi di questa graphic novel si ambientano nella stessa cittadina del film, composta per lo più da villette prefabbricate abitate da famiglie borghesi, e dove la vita sembra scorrere piuttosto tranquilla.

Sono passati molti anni dagli eventi della pellicola. Kim, l’allora adolescente coprotagonista del film interpretata da Winona Ryder, è morta di vecchiaia e la storia di quanto accaduto quando era giovane, e che costò la vita a quello sbruffone del fidanzato, è divenuta una leggenda confusa, simbolo della pazzia della stessa Kim.

 

Megan, nipote di Kim, ha invece tutt’altra idea riguardo le storie che la nonna le raccontava da bambina ed è certa, non solo dell’innocenza di Edward ma, del fatto che sia ancora vivo, al punto di andare alla ricerca di informazioni che la conducano a lui, nonostante il fermo disappunto della sua stessa madre.

Edward non è invecchiato di un solo giorno e ha continuato, durante tutto questo tempo, a vivere nella villa dove è stato creato, patendo la solitudine, continuando la creazione di sculture topiarie e ricordando l’amore per Kim.

Un giorno, frugando fra gli appunti del suo creatore, scopre dell’esistenza di una creatura, di nome Eli, simile a lui, che giace disattivata in una sorta di cantina. La riattivazione di questa creatura, che si rivelerà fortemente ostile, condurrà ad una serie di concitati eventi che lo rivedranno protagonista dell’odio pregiudizievole dei suoi concittadini, pronti ad assalire la tenuta per porre fine ai suoi giorni.

Solo grazie all’aiuto di Meg, Edward riuscirà a dimostrare la sua innocenza ed evitare il peggio.

Un seguito all’altezza dell’opera originale?

Sì. E non è una risposta che mi aspettavo di dare.

Il film Edward Mani di Forbice è quasi un’icona di un tempo, di un genere e far rivivere quel tipo di ambiente, il protagonista, la storia, senza perdere una briciola dell’intensità che traspare dalla pellicola, e senza cadere nella ripetizione senza ragione, non credevo sarebbe stato possibile.

Mi sbagliavo. Il disegno permette al lettore di immergersi nella favola di Burton, scritta da Kate Leth, facilmente poiché il tratto è familiare, riporta alle ambientazioni tipiche sia dei suoi lungometraggi che di opere letterarie come “Morte malinconica del bambino ostrica”.

In una vignetta, ad esempio, ho apprezzato la rappresentazione di una statua decorativa all’interno della villa e che ricorda, in tutto e per tutto, il Bau Bau (Oogie Boogie nella versione originale) di Nightmare Before Christmas.

Eli stesso, antagonista di questa storia, pur non dicendo una sola parola in tutta l’opera, e pur avendo le orbite oculari vuote e inespressive, è capace di comunicare più di un’emozione in grado quasi di far empatizzare il lettore con lui.

Come in altre opere di Burton, i temi della malinconia e della difficoltà insita nell’interazione e nella comunicazione, dell’emarginazione del diverso da parte del (presunto) normale, sono molto presenti e avvolgono il lettore in un velo di tristezza dal sapore agrodolce.

E se già non bastasse la bellezza della storia, l’ambientazione e il disegno molto burtoniano a rendere di per sé preziosa l’opera, le ultime pagine del volume sono dedicate a singole tavole di rappresentazione del mondo di Edward Mani di Forbice, viste attraverso il tratto di disegnatori diversi tra i quali Gabriel Rodriguez, Gabriel Hardman, Drew Raush, Kevin Wada e altri e, a conclusione del volume, delle schede dedicate ai protagonisti della storia, utili ad approfondire meglio le loro caratteristiche e il loro ruolo all’interno della trama.

Tirando le somme

L’eventuale mancata visione del film, a mio giudizio, non preclude la comprensione e il godimento della graphic novel. Nonostante i riferimenti al passato, infatti, non mancano utili imbeccate in grado di rendere l’antefatto comprensibile anche a chi non l’abbia mai visto. Non vi giudicherò per questo, ma resta la domanda: “Esiste Natale senza Edward Mani di Forbice in tv?” 

Tornando seri e concludendo, è un’opera di cui consiglio vivamente la lettura e che non credo deluderà i più accaniti fan del film ma che, anzi, risulterà coinvolgente anche per chi fosse digiuno dei tanti mondi partoriti dal genio di Tim Burton.

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