“Internet non è solo un veicolo: è condivisione del sapere.
La rete è innanzitutto un concetto filosofico”.
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I nudibranchi

I nudibranchi sono molluschi i cui antenati hanno perduto la conchiglia milioni di anni fa: null’altro che pelle, muscoli ed organi che scivolano su sentieri di bava sul fondo degli oceani e tra le colonie di coralli del mondo intero.

Dai fondi sabbiosi più bassi ai reef corallini, fino alle piane fangose ad oltre mille metri di profondità, i nudibranchi prosperano in acque sia calde che fredde, ed alcuni si sono perfino adattati alle bollenti sorgenti idrotermali.

In maggioranza non più grandi di un dito, questi gasteropodi si distinguono da altri molluschi marini per avere, come dice il nome, le branchie “nude”, disposte in ciuffi sul dorso. (altro…)

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Animali che si drogano

Ebbene sì: anche gli animali ingeriscono piante con effetti allucinogeni (o altre sostanze potenzialmente tossiche) a scopo depurativo o alimentare.
In primis parlo dei felini a noi più noti, i gatti. Essi sono ghiotti di erba gatta – o gattaia – che utilizzano per pulire l’ apparato digerente; siccome la sanno lunga, si son scelti tale pianta in quanto causa in loro un effetto di inebriatezza, che è data dal fatto che contiene nepetalactone, un terpene, che è un surrogato dei feromoni sessuali felini. Il gatto selvatico arriva a provare vere e proprie dipendenze verso anche altri tipi di piante, quali il Teuclum Marum, la Valeriana e la Nepeta Cataria: quest’ ultima rende la femmina più “disnibita” e causa al maschio un prolungamento dell’ attività sessuale ed una maggiore durata di erezione del pene, insomma una specie di Viagra naturale. La Valeriana invece provoca in loro effetti di inebriatezza ed allucinazioni. (altro…)

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Comportamenti sociologici dei lupi

Dopo aver scritto un articolo sui comportamenti sociologici dei lemuri del Madagascar, ne posto un altro riguardante la stessa tematica ma con differenti protagonisti: i lupi.

Tali animali vivono con una struttura organizzata, cacciano trombano e vivono secondo precise gerarchie, determinate dalla possenza fisica ma non solo.

Il branco può avere una dimensione che varia da 4/8 soggetti (nel caso di una famiglia con i cuccioli) fino a contarne più di 20, ove (in genere) varie famiglie si sono unite dando così vita ad un meta branco (o muta).
Un altro motivo che determina un gruppo così numeroso può essere la grande presenza di cacciagione, che da come risultato una riproduzione ed una sopravvivenza dei cuccioli molto più marcata.

La figura del lupo solitario è più adeguata ai romanzi o ai classicismi, e questo è dato da una ragione molto semplice: è consolidato che un lupo da solo possa uccidere un cervo (anche di grosse dimensioni) ma ciò comporta (altro…)

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Loto d'oro - MenteDigitale

Il loto d’oro (sancun jinlian)

Con il romantico termne “Loto d’oro” viene intesa la deformazione dei piedi praticata in Cina fino ad una settantina di anni fa.

Negli anni ’20, con la caduta di un impero durato circa duemila anni, tale pratica venne resa illegale, ma è continuata nelle periferie delle varie città fino al 1949, cioè fino a quando Mao Zedong proclamò la fondazione della Repubblica Popolare Cinese dalla Piazza Tian’anmen, a Beijing (1° ottobre 1949).

Il termine “Loto D’oro” deriva probabilmente dall’andatura oscillante che assumevano le donne sottoposte a tale “pratica” mentre camminavano, per via dei piedi che arrivavano a misurare una lunghezza tra i 7 e i 12 centimetri. (altro…)

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Lemuri del Madagascar – Comportamenti sociologici

Il sifaka di Verraux è un lemure di media taglia.
Come tutti i sifaka ha una lunga coda che utilizza come bilanciere quando salta da un albero all’altro.
Gli esemplari di questa specie vivono in piccoli gruppi da 1 a 10 individui con numero di maschi e femmine più o meno bilanciato.
Le specializzazioni anatomiche degli arti inferiori e superiori rendono questa specie prevalentemente arboricola; i movimenti sul terreno producono una caratteristica andatura a balzi laterali, spesso paragonata ad una specie di danza.
Wikipedia.

I lemuri del Madagascar, detti anche Propithecus Verreauxi o ancora Sifaka di Verraux, sono dei primati (proscimmie) con particolari comportamenti che definirei tanto bizzarri quanto evoluti.

Sesso a pagamento.
Credevate che questo “vizietto” fosse una prerogativa della nostra specie? Ebbene, non è così.
A differenza degli altri animali, in cui le femmine vengono considerate esseri puramente da riproduzione con conseguente sottomissione, gli esemplari maschi di questi simpatici animaletti devono fare dei favori ben specifici “mercanteggiando” di fatto l’accoppiamento. (altro…)

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Esperimento Carcerario di Stanford part.6/6 – Atto di ribellione e conclusione

 

Siamo finalmente arrivati alla sesta ed ultima parte della serie di articoli dedicata all’esperimento carcerario di Stanford.

Ribellione 416
Il prigioniero 416 era appena stato integrato nell’esperimento, quindi non aveva assistito a tutte le (sempre più disumane) molestie descritte negli articoli precedenti.

Subito provò orrore per quelle persone rinchiuse che cercavano di spiegargli che non si trattava di un esperimento bensì di una prigione reale, dalla quale non si poteva fuggire e che il potere decisionale era completamente in mano alle guardie meritevoli di rispetto.

Egli reagì intraprendendo uno sciopero della fame, convinto che in questo modo sarebbe stato liberato (infondo si trattava solamente di un esperimento) e per tutta risposta le guardie lo sbatterono in isolamento per diverse ore. Ricordo che il limite consentito ammontava ad una sola ora. (altro…)

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La mummia di Lady Dai, la bella addormentata

Le mummie, come ben sappiamo, sono corpi conservati di persone o animali morti. La parola originariamente fu coniata per definire la salme avvolte in bendaggi dell’antica civiltà egizia. In senso più ampio, però, qualsiasi cadavere che abbia conservato la pelle è da considerarsi una mummia. Se al momento della morte o della sepoltura si verificano determinate condizioni, le salme possono mummificarsi in maniera del tutto naturale. Questo può accadere nei luoghi umidi o paludosi, nella stretta morsa dei ghiacci perenni oppure in climi asciutti e ventilati attuando un processo di essiccazione. Le culture di tutto il mondo hanno messo a punto dei particolari metodi tradizionali di imbalsamazione in grado di produrre artificialmente questo risultato.

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MENTEDIGITALE prete

Esperimento Carcerario di Stanford part.5/6 – Il prete e il quarto giorno

 

Il direttore della prigione decise di invitare un prete che fu cappellano di un vero carcere, per capire se la situazione attuale fosse realistica e comparabile con quella di una vera prigione.

Il prete parlò singolarmente con ogni detenuto: interessante il fatto che essi si presentassero col numero e non col nome. Anche d’innanzi ad un prete!

Alla fine di ogni colloquio il cappellano chiedeva al detenuto cosa stesse facendo per uscire da li, spiegandogli che il modo era quello di contattare un avvocato e si offrì di comunicarlo ai genitori affinché pensassero loro a rivolgersi ad un legale.

Se da un lato il prete diede una speranza dall’altro contribuì ancora di più all’immedesimazione (come se a questo punto ce ne fosse ancora bisogno) nella realtà carceraria, assottigliando ulteriormente il confine tra finzione e realtà.

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Lavinia Fisher, la bellissima serial killer americana

Lunghi e ricci capelli corvini, una pelle d’alabastro, profondi occhi blu e una bellezza disarmante hanno caratterizzato la vita di Lavina Fisher ritenuta dagli studiosi la prima donna americana serial killer. Dell’infanzia di Lavina si conosce molto poco se escludiamo la sua data di nascita (1793) e il suo cognome da sposata. Il fatto che non si abbiano notizie riguardanti la sua infanzia rende difficile tracciare un profilo criminologico. (altro…)

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Esperimento carcerario Stanford

Esperimento Carcerario di Stanford part.4/6 – Cedimenti e presunta fuga

 

 

Rilascio del primo prigioniero
Il detenuto 8612 iniziò a manifestare disturbi emotivi acuti dopo appena 36 ore.

Pianto incontrollato, pensiero disorganizzato, eccessi d’ira erano solo alcune delle sintomatologie che presentava, ma purtroppo lo stesso Prof. Zambardo si era calato così tanto nei panni di direttore carcerario da pensare che stesse fingendo per uscire.

Uno dei consulenti lo rimproverò di durare troppo poco, dicendogli che i veri detenuti subivano percosse ben peggiori, e gli offrì di diventare informatore “della direzione”, in cambio sarebbe stato trattato bene dalle guardie. Gli dissero di pensarci su e che per ora non l’avrebbero fatto uscire.

Durante la conta successiva il prigioniero 8612 disse agli altri testuali parole (ovviamente in inglese): “Non potete andar via. Non potete interrompere tutto questo”.

Mentre gli altri ebbero ancora di più la sensazione di trovarsi rinchiusi il numero 8612 iniziò ad urlare e sbavare, dando evidenti segni di fortissimo stress che si avvicinavano alla follia.

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