“Internet non è solo un veicolo: è condivisione del sapere.
La rete è innanzitutto un concetto filosofico”.
Esperimento carcerario Stanford

Esperimento Carcerario di Stanford part.4/6 – Cedimenti e presunta fuga

Rilascio del primo prigioniero
Il detenuto 8612 iniziò a manifestare disturbi emotivi acuti dopo appena 36 ore.

Pianto incontrollato, pensiero disorganizzato, eccessi d’ira erano solo alcune delle sintomatologie che presentava, ma purtroppo lo stesso Prof. Zambardo si era calato così tanto nei panni di direttore carcerario da pensare che stesse fingendo per uscire.

Uno dei consulenti lo rimproverò di durare troppo poco, dicendogli che i veri detenuti subivano percosse ben peggiori, e gli offrì di diventare informatore “della direzione”, in cambio sarebbe stato trattato bene dalle guardie. Gli dissero di pensarci su e che per ora non l’avrebbero fatto uscire.

Durante la conta successiva il prigioniero 8612 disse agli altri testuali parole (ovviamente in inglese): “Non potete andar via. Non potete interrompere tutto questo”.

Mentre gli altri ebbero ancora di più la sensazione di trovarsi rinchiusi il numero 8612 iniziò ad urlare e sbavare, dando evidenti segni di fortissimo stress che si avvicinavano alla follia.

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Harry Harlow

Le scimmiette del dottor Harry Harlow e l’amore materno

Dopo aver parlato dell’esperimento Little Albert e di quello carcerario avvenuto nell’università di Standford (diviso in sei parti) continua la serie dedicata agli esperimenti scientifici estremi, parlando del dottor Harry Harlow e dei suoi cuccioli di scimmia usati come cavie per dimostrare quanto l’amore materno sia importante per lo sviluppo e la sopravvivenza di un infante.

Egli era docente presso l’Università del Wisconsin, ed intuì che il legame madre-figlio andava aldilà del semplice bisogno nutrizionale istituendo di fatto l’affetto come bisogno primario.

Iniziò col prendere dei cuccioli di macaco e separarli dalla madre, chiudendoli in piccole celle buie (denominate pits of dispair, “pozzi della disperazione”) per periodi di tempo prolungati, anche della durata parecchi mesi.

Naturalmente non reagirono bene: depressione, aggressività e turbamenti comportamentali caratterizzarono lo sviluppo dei cuccioli, ma non solo… Egli notò che staccavano i tappetini dal fondo delle gabbie per abbracciarli sviluppando di fatto un attaccamento, allora ritenuto insensato, per una figura che potremmo denominare ”madre surrogata”.

Ecco l’illuminazione: Sarà più importante lo stimolo della fame o quello dell’attaccamento materno?

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Little-Albert-testa

John Broadus Watson – Esperimento Little Albert

“Datemi una dozzina di bambini sani e farò di ognuno uno specialista a piacere, un avvocato, un medico. A prescindere tal suo talento, dalle sue inclinazioni, tendenze, capacità, vocazioni e razza”.
[John Broadus Watson]

John Broadus Watson (Greenville, 9/1/1878 – New York, 25/9/1958) fu uno psicologo statunitense, precursore del comportamentismo (chiamato anche behaviorismo), cioè quella corrente della psicologia che studia il comportamento degli esseri viventi valutando anche quanto gli agenti esterni possano influire sulla crescita e la psiche dell’individuo.

I suoi esperimenti furono tanto importanti per tutto il mondo scientifico quanto morbosamente controversi; sopratutto il più famoso (tenuto con la collega Rosalie Rayner) che fu denominato Little Albert. Riguardva il comportamento infantile e come i traumi potessero influire nello sviluppo psicologico e si svolse tra il 1919 e il 1920.

Albert era un bambino di undici mesi, alla quale furono mostrati diversi animali: una scimmia, un cane e una cavia bianca da laboratorio, un coniglio, varie maschere con o senza barba, giornali infuocati, batuffoli di cotone, ecc…

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Esperimento Carcerario di Stanford part.3/6 – Autorità e rivolta

Imposizione dell’autorità
Durante la notte i prigionieri venivano svegliati a suon di fischietto per le conte. Esse servivano per memorizzare il proprio numero identificativo e per imprimere una iniziale imposizione di potere da parte delle guardie.

Inizialmente i detenuti non presero sul serio il proprio ruolo, rivendicavano l’autonomia e schernivano le guardie, che d’altro canto non erano ancora sicure sui metodi da utilizzare per imporre l’autorità.
Qui iniziò una serie di confronti diretti tra guardie e prigionieri.

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Esperimento Carcerario di Stanford part.2/6 – Guardie e detenuti

Parte 1

Le guardie
Come nella realtà le guardie vennero informate dell’importanza della loro mansione e dei rischi che potrebbero correre, ma (a differenza della realtà) l’unica direttiva che ricevettero fu di fare tutto ciò che ritenevano necessario per mantenere l’ordine e farsi rispettare dai prigionieri. Questo senza prima seguire alcun tipo di corso o addestramento.

Tutte le guardie indossavano una divisa color caco, vennero munite di fischietto e manganello e portavano tutte degli occhiali a specchio.
L’utilizzo degli occhiali a specchio è stato deciso per non far intravedere gli occhi e le espressioni (sintomo di emozioni e quindi di debolezza) rendendo così “inumana e forte” la loro presenza (foto 1).

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carcere

Esperimento Carcerario di Stanford part.1/6 – Il carcere

Inauguriamo la rubrica Esperimenti scientifici estremi con Il Carcere Stanford.

Dato che è molto lungo e c’è tanto materiale sia video che fotografico lo dividerò in sei post.

Le fonti alla quale attingo sono il sito ufficiale dell’esperimento e parte della tesi di laurea di un mio conoscente dalla quale estrapolo le parti più interessanti.


Assistenti di ricerca e collaboratori:

Carolyn Burkhart, David Gorchoff. Christina Maslach, Susan Phillips, Anne Riecken, Cathy Rosenfeld, Lee Ross, Rosanne Saussotte, Greg White.

Molti di voi avranno visto il film The Experiment ma non tutti sanno che è stato tratto da un esperimento realmente condotto nel 1971 da un team di ricercatori diretti dal Professor Philip Zimbardo.

L’esito fu così drammatico da far sospendere la ricerca dopo appena 6 giorni e da coinvolgere i parenti dei soggetti, avvocati, polizia ed addirittura un prete, ma ci arriveremo a tempo debito.

Tutto inizia quando un gruppo di 70 persone risponde affermativamente ad un annuncio sul giornale che offre 15 dollari al giorno in cambio della partecipazione ad un non specificato studio sugli effetti della vita in prigione. (altro…)

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irezumi

Tatuaggi giapponesi – Storia e simbologia

 

testa

I tatuaggi, in Giapponese, (“irezumi” ireru inserire sumi inchiostro) o “horimono” (horu inscrivere mono qualcosa) nascono nel periodo Edo ed hanno come caratteristica principale, quella di ricoprire gran parte del corpo.Era una decorazione tipica di una parte della società giapponese, chiamata del “mondo fluttuante”, (“Ukiyo-e” corrente artistica sviluppatasi nel periodo Edo) che comprendeva giocatori d’azzardo, commercianti,

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Margherita Hack Mente Digitale

Intervista a Margherita Hack [VIDEO]

Con un’altra collaborazione tra MenteDigitale e Lega Nerd ecco finalmente l’attesa intervista che mi ha rilasciato Margherita Hack.

Appena arrivati a destinazione l’astrofisica è venuta ad aprirci la porta con indosso la maglietta “Clan Destino” ed una volta entrati in casa sua la prima cosa che salta all’occhio (tra la marea di libri e volumi) è un cartello con scritto: “Margherita Hack papa subito”.

E’ una persona gentilissima e disponibile, amante dei gatti (ne ha tre) e riluttante alle cose preparate, tant’è che quando le ho chiesto: “Vuole leggere prima le domande”?
Mi ha risposto: “No no, accendi la telecamera e ti rispondo direttamente li davanti”. (altro…)

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la3

Presentazione del canale televisivo La3 – Intervista a Fabio Rimassa [VIDEO]

Giovedì, in collaborazione con Lega Nerd,  mi sono recato a Trezzano sul Naviglio per la presentazione di La3, il nuovo canale televisivo che partirà da domani sulle frequenze di Sky.
Nel video trovate un’intervista al Director TV.
Si tratterà di un canale con molte trasmissioni interessanti, e mira ad essere un punto d’incontro tra il web e la tv.

Visita il canale Youtube di MenteDigitale.

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